RICHARD A. KNAAK.
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L'ABISSO.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Sundering. 2005.
Ciclo: Warcraft, War Of The Ancients. Numero 3.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo dodici.
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Non appena riprese conoscenza, Malfurion avvert un dolore lancinante
in ogni parte del corpo. Ci fu quasi sufficiente a provocargli un altro sve-
nimento, ma il senso di responsabilit lo spingeva a resistere. Con lentez-
za, il druido cominci a riconoscere alcuni suoni e, cosa altrettanto signifi-
cativa, la mancanza di altri suoni.
Apr gli occhi e il suo sguardo fu accolto dalla dolce ombra della notte.
Lieto per una volta di poter evitare la luminosit del giorno, Malfurion
raddrizz a fatica il corpo dolorante fino a raggiungere la posizione seduta,
poi scrut la regione circostante.
E lev un grido di stupore.
Alcuni metri pi in l e quasi del tutto affondato in un cratere creato
senza dubbio dalla collisione, il drago Korialstrasz giaceva immobile a terra.
L-lui vive... riusc a dire una figura arruffata che emerse simile a uno
spettro destatosi dalla propria tomba. I-io posso assicurartelo.
Krasus?
Il mago si avvicin a lui con passo incerto, e sembr pi pallido e smun-
to che mai. Per... non... non sono certo le circostanze ideali in cui spera-
vo di rincontrarlo.
Malfurion si appoggi all'incantatore pi anziano e lo condusse verso
una roccia dove lo sistem a sedere. Cos' accaduto? Come siete finito
quaggi?
La figura incappucciata fece un ampio respiro e spieg in che modo a-
veva spinto Deathwing all'inseguimento per cercare di far guadagnare ter-
reno a lui e a Brox. Per fortuna, mentre parlava, Krasus sembr recuperare
gran parte delle forze.
Poi, Malfurion si ricord della presenza del loro compagno di viaggio.
Brox! sbott guardandosi attorno. Cosa gli  successo?
 un po' ammaccato ma sta bene. Credo che possieda una tempra perfi-
no pi resistente di quella dei draghi. Si  avvicinato a me non appena ho
cominciato a muovermi. Credo che sia andato a cercare di individuare
dell'acqua e del cibo, visto che le nostre provviste sono andate distrutte
nell'impatto. Krasus scosse la testa e prosegu: Dobbiamo ringraziare
Korialstrasz anche per le nostre relative buone condizioni. Ha fatto tutto il
possibile per proteggerci, incluso creare un frettoloso incantesimo, metten-
do a repentaglio la sua vita. Il mago pronunci queste ultime parole con
orgoglio.
Potrei cercare di curarlo come ho gi fatto in precedenza.
No... l'ultima volta, hai attinto dalla forza di una terra rigogliosa. Qui,
dovresti attingere in gran parte da te stesso. Lui ne comprenderebbe il mo-
tivo. Ma esiste un altro metodo. Krasus non spieg di cosa si trattasse, ma
invece disse: Se vuoi invece sapere come io e lui ci siamo ritrovati, Ko-
rialstrasz mi ha trovato mentre tentavo di riprendermi dall'inseguimento
del drago nero, da cui sono fuggito con molte difficolt. Korialstrasz ha
ucciso una delle sentinelle di Deathwing, poi ha intuito, giustamente, che
qualcosa fosse andato storto nel nostro progetto di rubare il disco.
Il drago rosso con Krasus in sella aveva poi intrapreso una via tortuosa
per evitare sia Deathwing sia qualsiasi sentinella il drago nero potesse aver
posizionato lungo il tragitto, quindi il mago e Korialstrasz avevano seguito
meglio che potevano la traccia magica che Krasus stesso aveva individuato
nell'Anima dei Demoni. Sfortunatamente, avevano individuato Brox e
Malfurion soltanto dopo che i nemici giunti dal palazzo li avevano cattura-
to per sottrarre loro il disco.
C'era anche tuo fratello fra loro, non  vero, Malfurion?
Il druido chin il capo. S. Lui... non so cosa rispondervi, Krasus!
Illidan  stato contaminato dalla loro malvagit disse il mago con tono
mordace. Faresti meglio a tenerlo bene a mente. V'era qualcosa nel suo
tono che suggeriva che sapesse dell'altro sul gemello di Malfurion, ma il
mago non aggiunse nulla.
Cosa facciamo adesso? Partiamo all'inseguimento dell'Anima dei De-
moni?
Credo sia necessario... ma per prima cosa devi dirmi tutto il possibile
su quanto accaduto prima del mio arrivo.
Malfurion assent e narr in dettaglio il modo in cui lui e Brox erano sta-
ti catturati, erano stati privati del malefico disco e avevano poi intrapreso
un viaggio arduo. Ogni volta che era costretto a menzionare Illidan, Malfu-
rion era quasi sul punto di soffocare.
Krasus lo ascolt con volto impassibile, perfino quando l'elfo descrisse
per quale scopo intendessero utilizzare l'Anima dei Demoni. Il mago rispo-
se soltanto quando Malfurion fin il suo racconto.
Lo scenario  ancora pi ripugnante di quanto immaginassi... mormo-
r, parlando quasi a se stesso. Devono aver pianificato l'attacco... eppu-
re... eppure, in esso deve celarsi una speranza per noi...
Speranza? Malfurion non riusciva a scorgere alcuna speranza in ci
che aveva riferito al mago.
S... Krasus si alz. Mise le dita dritte e vi appoggi sopra il mento nel
meditare ulteriormente sulla questione. Se solo fossimo in grado di farli
ascoltare.
Chi?
Gli Aspetti.
L'elfo era incredulo. Ma non  possibile! Si sono chiusi a ogni contatto
esterno, perfino con voi! Se Korialstrasz fosse sveglio, allora...
S interruppe il mago. Sar proprio Korialstrasz colui che in parte ci
aiuter a farli venir fuori... se conosco Colei che Presiede alla Vita come
credo.
Le sue parole non avevano molto senso per Malfurion, ma il druido si
era ormai in parte abituato a quella sensazione. Se Krasus aveva un piano
in mente, avrebbe fatto tutto il possibile per aiutarlo.
Il frastuono delle rocce che si sgretolavano lasciavano presagire il ritor-
no di Brox. Sfortunatamente, l'orco torn a mani vuote.
Nessun ruscello, n pozzanghera. Niente cibo, nemmeno insetti rifer
loro il guerriero. Ho fallito, Venerabile.
Hai fatto il meglio che potevi, Brox. Questa  una terra ostile, anche se
siamo ormai molto lontani dal rifugio di Deathwing.
Al solo menzionare il nome del flagello nero, Malfurion si fece teso.
Credete che possa ancora tornare a cercarci?
Mi stupirebbe se non lo facesse. Dobbiamo cercare di fare qualcosa
prima che ci accada. Krasus scrut alle proprie spalle in direzione della
sagoma immobile di Korialstrasz. Ringrazio gli dei che quel Capitano
Varo'then abbia usato l'Anima dei Demoni con troppa fretta, altrimenti a
quest'ora saremmo tutti ridotti in cenere. Korialstrasz potr riprendersi, ne
sono certo, ma, dipender da noi creare il primo contatto. E quando dico
noi mi riferisco a te, elfo della notte.
Io?
Non appena vide Krasus assottigliare lo sguardo, Malfurion not per la
prima volta quanto i suoi occhi fossero simili a quelli di un rettile. S.
Devi attraversare nuovamente il Sogno di Smeraldo. E devi contattare Co-
lei che Vi Presiede, Ysera.
Ma abbiamo gi cercato di farlo nel momento in cui i draghi sono stati
allontanati dall'Anima dei Demoni e si  rifiutata di rispondere.
Allora, questa volta dovrai dirle che Alexstrasza deve sapere che Ko-
rialstrasz  in fin di vita.
Sconvolto, Malfurion osserv l'enorme sagoma del drago, ma Krasus
scosse immediatamente la testa. No! Fidati... sarei il primo a temere un'e-
ventualit simile. Limitati a riferirlo a Ysera. Non potr fare a meno di av-
vertire Colei che Rappresenta la Vita.
Volete che io menta alla regina del mondo onirico?
Non c' altra scelta.
Il druido si ferm a riflettere e si rese conto che il mago aveva ragione.
Soltanto un avvertimento di quella portata avrebbe destato l'attenzione di
uno degli Aspetti. Non avrebbero certo ritenuto Malfurion cos sciocco da
rischiare di scatenare le loro ire con una storia fasulla.
Rimaneva soltanto da vedere cosa sarebbe accaduto quando il drago
verde avesse scoperto che si trattava di una menzogna.
Ma Malfurion non poteva soffermarsi su questo. Si affid al giudizio di
Krasus. Lo far.
Cercher di vegliare su di te. Brox, affido a te il compito di proteggere
entrambi, se sar necessario.
L'orco fece un inchino. Per me  un onore, Venerabile.
Come aveva gi fatto in passato, Malfurion si sistem a gambe piegate e
sgombr la mente da tutte le interferenze esterne, poi si concentr sul pla-
care i dolori fisici. Non appena la sofferenza scem, prese a visualizzare il
piano onirico.
Nonostante le sue condizioni, l'elfo scopr colme fosse pi facile che mai
entrare nel Sogno di Smeraldo. L'unica sensazione inquietante fu un calore
avvertito all'altezza delle piccole protuberanze apparse sulla sua fronte.
Malfurion avrebbe voluto alzare le mani e toccarle per vedere se v'era stato
in loro qualche cambiamento, ma sapeva che trovare Ysera era la cosa pi
importante in quel momento.
Riflett sull'ipotesi di cercarla nel paesaggio del livello pi basso, ma poi
si rese conto che, avendo a che fare con un Aspetto, teoricamente bastava
semplicemente rivolgersi a lei. Che poi lei rispondesse o meno era tutt'altra
questione...
"Signora del Sogno di Smeraldo" disse Malfurion dentro di s. "Signora
del Sogno... Ysera..."
Il druido non percep alcuna presenza, ma sapeva di dover insistere. Era
l, da qualche parte... oppure ovunque. Ysera avrebbe comunque udito la
sua voce.
"Ysera... vi porto notizie infauste per Colei che Rappresenta la Vita... il
consorte di Alexstrasza... Korialstrasz...  in fin di vita..." Malfurion si fi-
gur la scena, e cerc di trasmettere a colei che cercava di contattare una
vaga idea delle condizioni in cui versava il drago ferito. "Korialstrasz  in
fin di vita..."
Rimase in attesa. Senza dubbio la padrona del mondo onirico sarebbe
giunta a breve. Come poteva esimersi dal controllare almeno una tragedia
potenziale come quella?
Nel Sogno di Smeraldo, il tempo era un'entit nebulosa, eppure passava
in ogni caso. Malfurion attese senza sosta, eppure non percep alcuna pre-
senza del drago verde.
Giunse il momento in cui sapeva che sperare ulteriormente sarebbe stata
una pura follia. Sconfitto da quel fallimento, il druido rientr nel proprio
involucro mortale.
Lo sguardo apprensivo di Krasus incroci il suo. Ti ha risposto?
No... non ho avvertito nulla.
Il mago distolse lo sguardo con aria accigliata. Eppure avrebbe dovuto
rispondere mormor quasi fra s e s. Sa bene cosa ci significherebbe
per Alexstrasza...
Ho fatto come mi avete detto ribad il druido, poich non desiderava
che il mago potesse trovare delle lacune nei suoi sforzi. E ho detto tutto
quel che mi avevate suggerito di dire.
La figura avvolta dal mantello gli diede una pacca sulla spalla. So bene
che l'hai fatto, Malfurion. Ho la massima fiducia in te. Ma  un...
Drago!
Il grido di avvertimento di Brox giunse poco prima che il gigante appa-
risse fra le nuvole. Malfurion si concentr proprio sulle nuvole, nella spe-
ranza che potesse incitarle a reagire contro l'avversario.
Ma non soltanto la creatura che si stava avvicinando non era un drago
nero, per di pi la sua comparsa caus una genuina risata di gioia in Kra-
sus. Sia il druido sia l'orco osservarono con una certa preoccupazione il
compagno pi anziano.
 lei! Avrei dovuto sapere che lei stessa avrebbe cercato di scoprire la
verit su una notizia cos infausta!
Un drago color cremisi delle stesse dimensioni di Deathwing si libr
minaccioso sulle loro teste. Nell'esaminare la creatura, Malfurion riconob-
be alcune caratteristiche e cap di aver gi visto quel colosso in preceden-
za.
Alexstrasza, l'Aspetto della Vita, atterr in preda all'apprensione accanto
al corpo di Korialstrasz. Nonostante le sue sembianze da rettile, l'elfo rico-
nobbe in lei i sintomi fin troppo evidenti della preoccupazione e del timo-
re.
Non pu essere morto! tuon il drago rosso. Non permetter che ac-
cada!
Krasus avanz a fatica a fianco del drago maschio disteso e apparve cos
al cospetto di Alexstrasza. Infatti non lo , come potete ben vedere, mia
regina!
Lo sguardo preoccupato del drago rosso mut in uno di confusione e poi
di rabbia. Alexstrasza curv il capo in direzione del piccolo mago e le sue
fauci giunsero vicinissime alla sua pelle.
Tu, fra tutti, che mi conosci tanto bene, dovresti sapere quanto crudele
sia questo scherzo! Temevo che... che tu... e che lui...
 stata una fortuna che l'Anima dei Demoni sia finita nelle mani di un
incapace rispose Krasus. Se l'attuale custode del disco fosse riuscito a
utilizzarlo, ci avresti trovati morti tutti e quattro.
Mi spiegherai tutto a breve disse Alexstrasza con tono brusco. Ma
prima devo occuparmi di lui.
Si chin su Korialstrasz e lo avvolse completamente con le sue ali. Nel
farlo, il grande Aspetto della Vita venne circondato da un'aura dorata che
ben presto avvolse anche Korialstrasz. Malfurion avvert un dolce tepore
che plac la sua mente turbata. Si rese conto che aveva di fronte una crea-
tura che aveva intrapreso il suo stesso cammino interiore. I druidi utilizza-
vano le forze del mondo naturale e chi le conosceva meglio di Alexstra-
sza? Ha sofferto tanto asser il drago rosso con espressione pi addolci-
ta. L'Anima dei Demoni, come avete giustamente definito quell'abominio,
gli ha causato una ferita molto grave... ma, s, si riprender del tutto... se ve
ne sar modo, in ogni caso.
L'aura dorata svan lentamente. Alexstrasza alz la mastodontica testa
verso il cielo e si lasci sfuggire un grande ruggito.
Con grande sorpresa degli astanti, altri due giganteschi draghi rossi di-
scesero dalle nubi. Fecero un primo cerchio, poi atterrarono ciascuno a una
delle estremit di Korialstrasz. Una volta giunti vicini, si rivelarono di di-
mensioni pi piccole della loro regina, ma uguali a quelle del drago privo
di conoscenza.
Ai vostri ordini, mia regina.
Riportatelo nel mio rifugio e posizionatelo nella Grotta della Rosa
d'Ombra. L si riprender meglio sia nel corpo sia nello spirito. Trattalo
con delicatezza, Tyran.
Il pi grosso dei due nuovi arrivati chin il capo rispettosamente. Lo
far senza alcun dubbio, mia regina.
Scoprirai gravi lacune nella sua memoria intervenne Krasus, per nien-
te intimorito dalla presenza di cos tanti draghi. Ma, d'altra parte, era uno
di loro, Malfurion dovette ribadire a se stesso. Probabilmente non verran-
no mai colmate aggiunse il mago.
Forse  meglio cos rispose Alexstrasza osservando la piccola figura
con intenso affetto.
Come pensavo.
Krasus indietreggi mentre i due draghi maschi, evidentemente altri
consorti di Alexstrasza, raccoglievano Korialstrasz con cautela per poi li-
brarsi nel cielo. Nel frattempo, l'Aspetto si concentr completamente sulla
figura incappucciata. L'affetto si era ormai mescolato al fastidio.
Non ho gradito il tuo trucchetto! Ysera mi ha avvertito immediatamen-
te e sebbene fosse contrario a quel che ritenessi giusto fare, sono giunta
immediatamente per controllare di persona, come tu sapevi bene che avrei
fatto!
Se ho agito in maniera incauta, rispose Krasus con un profondo inchi-
no sono pronto ad accettare la tua ira e la tua punizione.
L'enorme drago sibil. Mi hai qui con te e mi parli del fatto che l'Ani-
ma dei Demoni  finita nelle grinfie di qualcun altro! Com' potuto accade-
re?
Senza alcun preambolo, il mago procedette nel racconto. L'espressione
sul volto di Alexstrasza cambi diverse volte e parte della sua collera sva-
n. Alla fine della storia, fu l'incredulit a dominare le sue emozioni.
Eravate nel rifugio di Neltharion in persona!  incredibile che siate an-
cora tutti in vita! Drizz il capo nell'esaminare Krasus. Ma dato che si
tratta di te, sono poco sorpresa da simili azioni. Per  un peccato che dopo
cos tanti sforzi, il disco sia finito nelle mani di creature mostruose quanto
il Guardiano della Terra.
Tuttavia, questo apparente disastro pu offrirci l'opportunit per recu-
perare almeno una parte di Kalimdor, mia regina. Il loro obbiettivo princi-
pale  quello di far giungere nel nostro mondo il loro padrone, Sargeras...
E userebbero l'Anima dei Demoni per farlo!
S... ci significa che non potranno utilizzarlo per nessun altro scopo
durante il loro tentativo. Krasus incroci il suo sguardo in segno di sfida.
I draghi non avranno nulla da temere da ci. Sar il momento in cui la
Legione si trover al massimo della propria vulnerabilit.
Ma il disco...
Sar la giusta occasione in cui potrai appropriartene osserv Krasus.
E se non potrai distruggerlo, potrai certamente neutralizzarlo in modo che
Deathwing non sia pi in grado di manovrarlo.
Deathwing tuon il drago rosso. Un appellativo davvero appropriato
per lui. Ormai Neltharion non esiste pi, e nemmeno il Guardiano della
Terra. Lui  davvero Deathwing ormai... e hai ragione, questa  l'occasione
giusta per assicurarci che la sua orrenda creazione non ci arrechi pi alcun
danno.
Sebbene fosse sfuggito persino all'attenzione di Alexstrasza, Malfurion
not che per un attimo il volto di Krasus si rabbui. Per qualche ragione, il
mago non era stato completamente onesto con il drago rosso. L'elfo non
disse nulla, e confid nel fatto che qualsiasi segreto Krasus avesse tenuto
per s, avesse una buona ragione per farlo.
Mi dispiace dirti che Malygos non ci sar di alcun aiuto mormor il
gigante color cremisi. E l'Eterno  ancora assente, ma il suo stormo lotte-
r al nostro fianco. Lo stormo di Ysera e il mio voleranno congiunti, inol-
tre... Alexstrasza assent. S,  possibile. Hai ragione. Parler con lei e
con le consorti di Nozdormu. Dovrei riuscire a convincerle.
Spero in tempi brevi.
Posso solo prometterti che tenter. Dispieg le ali, ma, prima che de-
collasse, Krasus le fece cenno di prestare ancora attenzione. Hai dell'altro
da dirmi?
Soltanto questo: gli Dei dell'Antichit intendono usare il disco anche
loro e manipoleranno la Legione.
Alexstrasza spalanc cos tanto gli occhi che Malfurion fu colto alla
sprovvista. La Regina della Vita si controll, poi chiese: Ne sei sicuro?.
Vi sono ancora parecchie questioni rimaste in sospeso, per... s.
Allora dovr convincere gli altri draghi.  tutto o hai delle altre sorpre-
se in serbo per me?
Krasus scosse la testa. Ma  di vitale importanza che noi torniamo alla
spedizione e cerchiamo di convincere il comandante a coordinare i movi-
menti con quelli dei draghi. Tutto potrebbe andare storto se non vi riu-
sciamo. Puoi aiutarci per il viaggio di ritorno? Temo che i miei poteri sta-
volta si rivelino inefficaci.
La Regina della Vita riflett per un attimo. S, c' qualcosa che potrei
realizzare con rapidit. State tutti indietro.
Non appena le obbedirono, Alexstrasza dispieg nuovamente le ali. Allo
stesso tempo, l'aura dorata si ripresent cento volte pi intensa di prima,
tuttavia, questa volta si concentr nell'area alle spalle del drago. Era tal-
mente luminosa che l'ombra di Alexstrasza si stagli netta davanti al trio e
avvolse il paesaggio nel punto in cui in precedenza si trovava Korialstrasz.
La Regina della Vita pronunci alcune parole che a Malfurion sembra-
rono prive di senso, se non per il fatto che avvert il potere insito in ciascu-
na sillaba. Alexstrasza stava lanciando un incantesimo di vastissime pro-
porzioni... ma a quale scopo?
La terra di fronte all'elfo prese a brontolare. Brox emise un grugnito e
fiss il terreno come fosse un nemico. La superficie dura prese a sollevar-
si...
E con un suono stridente, un pezzo immenso di terreno emerse dal bas-
so. Qualcosa nella sua sagoma sembr familiare al druido, ma fu soltanto
quando un'altra forma simile emerse poco distante che Malfurion compre-
se di cosa si trattasse.
Erano un paio di ali. Il terreno emerso combaciava perfettamente con la
sagoma dell'ombra dell'Aspetto. Non appena le ali di pietra si mossero una,
e poi due volte, un'altra sezione robusta di terreno si un a esse animandosi
di vita, e immediatamente apr le fauci per sprigionare un grido identico a
quello in precedenza pronunciato da Alexstrasza.
Una copia in pietra della Regina della Vita si stacc dal terreno.
Sembrava una copia esatta del drago rosso in ogni aspetto, tranne il co-
lore. Perfino gli occhi presentavano lo stesso tratto di saggezza, la stessa
amorevolezza che Malfurion aveva individuato nei suoi.
I due giganti ora erano di fronte all'altro, e la copia osservava l'originale.
L'aura svan da Alexstrasza e lei volse lo sguardo su Krasus.
Sar per voi la cavalcatura che sarei io stessa.
Il mago assunse uno sguardo umile. Non sono degno di te, mia regina.
Alexstrasza sbuff. Se non lo fossi, non sarei qui.
La copia in pietra del drago rosso sollev la testa in segno di palese alle-
gria, poi poggi anch'essa lo sguardo su Krasus.
Vado subito a cercare di convincere gli altri aggiunse Alexstrasza.
Sono certa che tutto andr come spero.
Fai attenzione! Deathwing vorr ancora recuperare la sua abominevole
creazione!
La Regina della Vita gli lanci uno sguardo complice. Sono da tempo
avvezza ai suoi modi. Faremo in modo che non interferisca.
Ci detto, Alexstrasza si libr nell'aria. Fece un cerchio attorno ai tre una
volta, e concentr lo sguardo su Krasus in particolare. Poi, con un ultimo
battito di ali, si diresse verso le nuvole.
Se solo potessi dirglielo... sussurr la figura incappucciata.
Dirle cosa?
Krasus guard Malfurion con espressione accigliata. Niente... niente
che io osi cambiare. Poi assunse nuovamente un'espressione determinata.
Abbiamo i mezzi per ritornare rapidamente dai nostri compagni! Non
sprechiamoli...
Ma il druido non aveva finito. Maestro Krasus... chi sono gli "Dei
dell'Antichit" di cui avete parlato?
Un male tremendo. Non dir altro, ma sappi unicamente questo. Scon-
figgere la Legione vuol dire sconfiggere anche loro...
Malfurion dubitava del fatto che fosse cos semplice, ma decise di non
proseguire con ulteriori domande... almeno per il momento.
Il drago di pietra si chin verso il basso mentre i tre si avvicinavano.
Malfurion si meravigli della fluidit della creatura, e della grazia con cui
una simile creazione riuscisse a imitare la vita autentica. Il fatto che fosse
in grado di creare una tale meravigliosa imitazione di se stessa era una pa-
lese dimostrazione dello smisurato potere dell'Aspetto.
Con Krasus al comando, il trio sal in sella alla creatura all'altezza delle
spalle. Una volta posizionati, le differenze di dimensioni fra Korialstrasz e
Alexstrasza si fecero pi evidenti.
Scoprirete che le scaglie si sposteranno altrettanto rapidamente che in
un drago vero spieg il mago. Fate scivolare i piedi dietro di esse per
mantenervi saldi, poi tenetevi stretti alla presa come fareste abitualmente.
Sar pi veloce di Korialstrasz.
La cavalcatura attese che fossero tutti e tre montati in sella, poi, con un
grido degno della Regina della Vita, sbatt le imponenti ali e decoll. Kra-
sus non aveva esagerato. Perfino prima di librarsi in aria il gigante aveva
gi percorso una certa distanza.
Miglia e miglia passarono rapidamente durante il tragitto. L'elfo della
notte volse lo sguardo oltre la spalla del gigante di pietra, non era ancora
abituato a volare, specialmente cos in alto.
Non avremmo potuto seguire Illidan e gli altri per riprendere il disco?
chiese al mago.
Anche se fossimo riusciti a raggiungerli,  molto probabile che avrem-
mo subito un destino simile, se non pi letale, del precedente. Sarei sorpre-
so se non avessero gi raggiunto le zone in mano alla Legione. Per quanto
sia frustrante per me dirlo, le nostre probabilit aumenteranno enormemen-
te non appena porteranno l'Anima dei Demoni al palazzo reale.
Malfurion rimase in silenzio. Tutto quel che Krasus aveva detto appariva
sensato, ma la sola ipotesi di lasciare che i demoni avessero in mano il di-
sco, anche solo per tenerli distratti per un po', lo ripugnava intensamente.
Tuttavia, non era altrettanto ripugnante del fatto che fosse stato suo fra-
tello a rendere possibile tale evento.
"Mi avete recato un grande servigio..." rugg la voce dall'interno del por-
tale. "Davvero grande..."
Illidan e il Capitano Varo'then si inginocchiarono davanti alla falla in-
fuocata. Il fratello di Malfurion non rivel affatto i propri pensieri nell'a-
scoltare le lodi del signore dei demoni. Lui e il servitore di Azshara aveva-
no lasciato il resto del gruppo indietro una volta entrati nelle regioni deva-
state conquistate dalla Legione. Illidan non aveva osato utilizzare un incan-
tesimo per trasportarli fino a quel punto, poich nutriva un profondo rispet-
to per i poteri del drago nero. Il Guardiano della Terra avrebbe potuto cat-
turare il loro incantesimo per ricondurli a s, un'ipotesi tutt'altro che allet-
tante.
I due si erano materializzati in quella stessa sala di fronte allo sguardo
perplesso di Mannoroth. L'espressione sconcertata del demone risult gra-
dita sia all'incantatore sia, a quanto pareva, al Capitano Varo'then. Tuttavi-
a, prima che la sorpresa di Mannoroth potesse trasformarsi in rabbia, Sar-
geras aveva aperto la comunicazione dai recessi del portale per chiedere se
i suoi servitori avessero compiuto la missione.
Assicuratosi che cos fosse, Sargeras si era prodigato nel tessere i loro
elogi. Ci non fece che far infuriare ulteriormente il suo assistente, ma la
cui devozione e il cui terrore nei confronti del proprio padrone erano chia-
ramente superiori a qualsiasi animosit. Tuttavia, con il palese intento di
cercare di ottenere elogi anche per s, Mannoroth tuon immediatamente:
Davvero ben fatto, mortali!. E allung una mano tozza in direzione di
Varo'then. Terr io il disco, in modo di poter preparare l'incantesimo giu-
sto per il portale.
Sebbene non mostrasse alcuna reazione, Illidan sent il cuore balzargli in
petto. In quel momento, pi che in ogni altro, l'incantatore non aveva alcun
desiderio di consegnare il disco nelle mani del demone. Ancora in ginoc-
chio, sollev lo sguardo verso il gigante in attesa e verso il portale. Con il
dovuto rispetto, Lord Mannoroth, ma io sarei pi che capace di governare
gli intricati poteri magici insiti nella creazione del drago, poich adesso
sono in grado di comprenderle meglio, grazie al regalo concessomi dal no-
stro padrone.
Per dar credito alle sue parole, Illidan sollev la benda. Perfino Manno-
roth fece una smorfia alla vista delle cavit oculari.
Ci che dice ha del vero intervenne il capitano. Ma in quanto attuale
custode del disco, suggerirei con rispetto che sia il Grande Abissale a de-
cidere chi debba occuparsene per rafforzare il portale.
Sia l'incantatore sia il demone gettarono uno sguardo seccato in direzio-
ne del soldato, che fiss l'abisso davanti a s senza degnare nessuno dei
due di ulteriori attenzioni.
Senza dubbio, sar Sargeras a decidere si affrett a replicare il gemel-
lo di Malfurion.
E nessun altro lo imit Mannoroth.
"Non pu esserci che un custode" sentenzi la voce del signore dei de-
moni. "E si tratta di... me..."
Le sue parole presero tutti alla sprovvista, in special modo Illidan. Non
era quello, non poteva essere quello, l'esito dell'impresa compiuta. Tutto
dipendeva dal fatto che fosse lui a manipolare il disco.
Quasi nello stesso istante in cui ebbe tale intuizione, Illidan controll
immediatamente gli scudi mentali eretti attorno ai suoi pensieri pi segreti.
Sicuro del fatto che Sargeras non avrebbe mai potuto dedurre alcunch, Il-
lidan si concentr sul nuovo imprevisto. Doveva esserci un modo per ri-
solverlo...
Con tutto il dovuto rispetto, Grande Abissale os ribattere l'incantato-
re il portale  una creazione degli elfi della notte e dunque nel manipolar-
lo con l'aiuto del disco sarebbe forse pi opportuno...
"Il portale non costituisce pi una preoccupazione... non ora che sono fi-
nalmente riuscito a entrare in possesso del giocattolo del drago..."
Le parole riecheggiarono nelle teste di ciascuno. Illidan, il Capitano Va-
ro'then e Mannoroth fissarono sbigottiti la falla mostruosa. Perfino gli E-
letti, che si sforzavano incessantemente per tenere in piedi il portale, quasi
si fermarono, talmente rimasero sconvolti da quelle parole.
"Sar il disco ad aprirmi la strada, come previsto, ma attraverso un mez-
zo pi affidabile di questa piccola, patetica apertura..." La falla prese a pul-
sare. "Un mezzo pi potente, e pi facile da manovrare, non appena sar
unito ai poteri dell'oggetto che mi avete portato... sto parlando, natural-
mente, del Pozzo..."
Capitolo Tredici
Jarod Shadowsong non si sentiva affatto una leggenda, ma gli sguardi di
tutti coloro che incontrava lo fissavano come se lo fosse. La sua fama, gi
consolidata ben oltre quel che meritasse per i miseri successi riportati in
battaglia, era diventata cento volte pi grande con l'arrivo di creature miti-
che quali Cenarius e gli altri difensori del mondo. Il racconto del ricono-
scimento pubblico del suo ruolo di comandante da parte di Cenarius era
stato narrato senza sosta in tutto l'accampamento, fino ad assumere delle
varianti secondo le quali lui, coperto da un'armatura d'oro, avrebbe accetta-
to i servigi del re della foresta insignendolo del titolo di cavaliere con una
spada magica e splendente. Nonostante il tono sacrilego di simili leggende,
pochi fra i difensori sembravano ritenerle ridicole. Perfino il concilio dei
nobili si rivolgeva all'ufficiale di basso lignaggio con qualcosa di simile al-
la reverenza.
D'altra parte, Jarod non poteva confidare a nessuno le proprie preoccu-
pazioni. Rhonin era ci che si avvicinava di pi al ruolo di confidente, ma
non faceva che insistere in continuazione sul fatto che lui dovesse accettare
i cambiamenti in atto nella sua vita.
Non osava nemmeno rivolgersi alle sacerdotesse e cercare presso di loro
una sorta di confessione con la quale liberarsi delle proprie angosce. Con
Maiev sul punto di diventare badessa, qualcuno le avrebbe certamente rife-
rito quanto accaduto... e quella era l'ultima cosa che l'ufficiale desiderava.
Era una delle poche volte da quando il ruolo di comandante era stato po-
sto sulle sue spalle che Jarod riusciva a cavalcare da solo per l'accampa-
mento. Aveva detto ai suoi inservienti che avrebbe fatto presto, e che dun-
que non c'era bisogno della loro presenza al suo seguito. Inoltre, tutti ormai
sapevano chi fosse. Bastava chiedere, e loro l'avrebbero subito localizzato.
Veniva accolto costantemente da saluti e da diversi sorrisi lieti. Alcune
Sorelle di Elune che assistevano i feriti sollevarono lo sguardo quando vi-
dero che si avvicinava, e perfino loro annuirono in segno di rispetto. For-
tunatamente, Maiev non era fra loro.
Una sacerdotessa, leggermente pi bassa delle altre, si sistem l'elmetto.
Come lo vide, giunse correndo verso di lui. Jarod tir la pantera per le re-
dini per farla fermare, temendo che la nuova venuta recasse un messaggio
di sua sorella che intendeva incontrarlo. Ma era consapevole di non poterlo
evitare.
Comandante Shadowsong! Speravo di rivedervi!
Jarod esamin il volto della sacerdotessa. Era bella, sebbene un po' pi
giovane di quel che credeva. Il volto gli era familiare, ma dove...
Shandris... sei Shandris, non  vero? L'orfana che Madre Tyrande a-
veva preso sotto la sua protezione prima del rapimento.
La piccola spalanc gli occhi in segno di gratitudine per il fatto che lui
l'avesse riconosciuta. Jarod si sent all'improvviso molto a disagio sotto
l'intenso sguardo di Shandris. L'elfa era di un anno o due troppo piccola
per poter prendere un compagno e, sebbene lui non fosse poi cos grande
rispetto a lei, era tuttavia una differenza immensa.
S! Comandante, avete avuto sue notizie?
In quel momento, Jarod si ricord della loro ultima conversazione... e di
tutte quelle avvenute in precedenza. La sua soccorritrice scomparsa era sta-
to un punto essenziale di ciascuno dei loro incontri. Jarod si era mostrato
gentile con Shandris, ma non era mai stato in grado di fornirle la risposta
che desiderava. Non v'era stato alcun tentativo di liberare la Madre Bades-
sa. Com'era possibile? Senza dubbio, era stata condotta al palazzo e, se co-
s era, era stata probabilmente uccisa poco tempo dopo.
Ma Shandris si rifiutava di credere che Tyrande non sarebbe ritornata.
Perfino quando Malfurion, il candidato pi ovvio destinato a tentare di sal-
varla, era partito per un'altra missione, Shandris aveva quasi creduto che,
al suo ritorno, il druido avrebbe in qualche modo riportato Tyrande con s.
Jarod aveva cercato con delicatezza di convincerla del contrario, ma la
giovane elfa era cocciuta come un tauren. Non appena si convinceva di una
cosa, si ostinava sulle proprie idee. E quando la giovane novizia aveva pre-
so a guardare Jarod con interesse, il soldato aveva dunque cominciato a
preoccuparsi.
Nulla. Mi dispiace, Shandris.
E Malfurion?  tornato?
Lui aggrott le sopracciglia. Non si hanno notizie nemmeno di lui, pic-
cola, ma devo ricordarti che la sua missione lo ha condotto in altri luoghi.
Ci che lui e i suoi compagni cercano di compiere ha un significato molto
pi grande per la nostra gente rispetto a quel che la liberazione della Madre
Badessa pu significare per te, e in special modo per il druido. Lo sai.
Ma non  morta!
Non ho mai detto che lo fosse! rispose Jarod di scatto. Shandris, sa-
rebbe un sogno per me poterla trarre in salvo, ma sono sicuro che Madre
Tyrande capir perch ci non  ancora stato possibile.
L'espressione sul volto di Shandris si raggel per un attimo, per poi rad-
dolcirsi. Mi dispiace! So che avete molte faccende da sbrigare! Non do-
vrei seccarvi con queste cose, Jarod.
Senza prestare attenzione a quella dimostrazione d'intimit, sottintesa
dall'uso del suo nome, l'ex capitano del Corpo di Guardia cerc di calmar-
la. Ho sempre tempo per te, Shandris...
Gli occhi dell'elfa si illuminarono all'improvviso di una luce che fece
capire a Jarod di essersi spinto troppo oltre il consentito. Ancora una volta,
la novizia lo guard in un modo che le elfe generalmente non riservavano a
Jarod Shadowsong.
Adesso devo proprio andare, Shan... Ma il resto di quel che intendeva
dire le svan sulle labbra, poich il suono fin troppo familiare dei corni del-
la battaglia echeggi proprio in quel momento, e Jarod cap che, in quel
caso, non si trattava di un errore che preannunciava in realt la venuta ben
accolta di rinforzi. No: i corni provenivano dalle linee frontali e il rombo
che ne segu decret fin troppo bene il fatto che la carneficina fosse gi ri-
cominciata.
Non appena volt la cavalcatura, una mano affusolata lo tocc sul gi-
nocchio. Shandris Feathermoon disse: Comandante! Jarod! Che la bene-
dizione di Elune possa accompagnarvi....
Jarod non pot fare a meno di sorridere di gratitudine, poi incit la pan-
tera a proseguire. Sebbene non si volt indietro, fu sicuro che gli occhi del-
l'elfa erano fissi sulla sua schiena.
Non appena raggiunse la sua tenda, Jarod ricevette bollettini di guerra da
ogni dove. V'erano demoni sul versante meridionale, e altri che si avvici-
navano a nord procedendo dal fiume. L'orda principale di nemici premeva
al centro e una possente falange a cuneo stava gi sfaldando le linee dei di-
fensori che lottavano senza tregua.
I soldati tornati dalla ricognizione hanno riferito di un secondo assem-
bramento di truppe nemiche immediatamente dietro al primo! grid un
cavalleggero mentre rientrava nell'accampamento. Giurano che sia altret-
tanto esteso, o anche pi del primo schieramento di truppe nemiche!
Quanti dannati mostri ci sono? brontol un nobile. Non abbiamo an-
cora sfaldato il loro esercito?
La risposta non giunse da Jarod, ma piuttosto da Rhonin, ed era una ri-
sposta che tutti loro speravano di non dover mai sentire. S... ma in ma-
niera molto lieve.
Per Madre Luna, straniero, come possiamo vincere, dunque?
Il mago scroll le spalle e forn l'unica risposta che aveva. Non abbia-
mo alternative: dobbiamo vincere.
Volsero tutti lo sguardo in direzione di Jarod. Cercando di non deglutire,
li guard a sua volta, poi, con voce ferma, disse: Voi tutti conoscete i
compiti da svolgere alle vostre postazioni! Dobbiamo respingere a tutti i
costi questo nuovo assalto! Procediamo!.
La sua determinazione lo sorprese. Mentre gli altri rompevano le righe,
Jarod si rivolse a Rhonin. Credo che intendano utilizzare il secondo rag-
gruppamento non appena la falange verr distrutta.
Ordina ai tauren di unirsi al gruppo di soldati sugger il mago.
Le truppe di Huln stanno bene dove sono. Jarod cerc di riflettere, ma
sfortunatamente l'unica idea che escogit non sembrava affatto facile da
realizzare. E tuttavia... Devo trovare Cenarius!
Ci detto, ripart.
Era giunto il momento di porre fine a quella farsa.
Questo fu il pensiero di Archimonde mentre utilizzava i suoi sensi magi-
ci per esaminare il campo di battaglia. Gli era giunta voce che il suo pa-
drone avesse ottenuto un oggetto potente in dono, il disco utilizzato dal
drago impazzito per scatenare l'ammirevole carneficina. Sargeras stesso
era certo che quel disco gli avrebbe permesso di giungere nel mondo mor-
tale. Avendolo visto all'opera, fino a desiderare di utilizzarlo in battaglia,
Archimonde intuiva che il suo padrone avesse ragione.
Ma se l'ingresso di Sargeras nel regno di Kalimdor era ormai imminente,
spettava al comandante dei demoni assicurarsi che il mondo fosse pronto
per un simile evento... e ci significava che doveva offrire una vittoria a
Sargeras. Il suo padrone doveva capire che Archimonde era un servitore
affidabile, come sempre, nel donargli un mondo ormai soggiogato.
Cos, con la rapidit e l'astuzia che l'avevano reso colui che sedeva ac-
canto a Sargeras per l'eternit, Archimonde aveva escogitato un nuovo pi-
ano di battaglia che avrebbe assicurato il totale annientamento delle misere
creature poste alla difesa di quel mondo retrogrado. Non vi sarebbe stata
alcuna possibilit di scampo, n dilazioni all'ultimo momento. Sapeva che
si stava confrontando con un avversario in gran parte improvvisato e ine-
sperto, la cui unica virt era il fatto di possedere maggior buon senso ri-
spetto al buffone precedentemente posto al comando. Il nuovo comandante
aveva momentaneamente divertito Archimonde con i suoi colpi di fortuna,
ma la fortuna non dura mai a lungo.
"Vi porter un nuovo trofeo, mio signore" pens dentro di s, figurando-
si gi i sopravvissuti imploranti e condotti in catene a migliaia presso il si-
gnore della Legione. "Vi porter molto con cui dilettarvi" aggiunse Ar-
chimonde immaginando le orribili torture che Sargeras avrebbe riservato a
ciascun prigioniero.
"Vi doner questo mondo..."
La falange a cuneo dei demoni continuava ad avanzare nonostante gli el-
fi della notte facessero di tutto per fermarla. Perfino l'aiuto degli earthen e
di altre razze gi mescolate fra i difensori non riusc a rallentarne il corso.
Una linea di Infernali costituiva la punta del cuneo, e procedeva con mo-
struosa efficienza. Erano controllati alla perfezione dagli Eredar, che crea-
vano attorno a loro uno scudo in modo da non lasciar passare alcun'arma
mortale. Perfino i martelli da guerra degli earthen causavano solo una mi-
sera scintilla nell'impatto, un attimo prima che chi li brandiva venisse
schiacciato sotto i massicci demoni di pietra.
Mentre coloro che si trovavano al centro cercavano invano di ostacolare
l'avanzata della falange, l'orda dei demoni raddoppi il massacro sui nemi-
ci disposti oltre il confine della linea degli Infernali. Gi scossi, i soldati
caddero facilmente preda degli attacchi demoniaci.
Al principio lentamente, poi con maggiore sicurezza, la Legione Infuo-
cata cominci a dividere le forze nemiche in due. Nessuno dubitava che, se
fossero riusciti nel loro intento, la battaglia e, di conseguenza, il mondo in-
tero sarebbero andati perduti.
Rhonin e le Guardie della Luna facevano tutto il possibile, ma erano cre-
ature mortali e pativano la stanchezza pi degli Eredar e degli altri negro-
manti della Legione. Cosa ben peggiore, dovevano vegliare per le proprie
vite, poich Archimonde stava concentrando pi che mai l'attenzione su di
loro.
Un incantatore elfico alla destra di Rhonin all'improvviso emise un grido
e si contorse come se ogni traccia di liquido fosse stata risucchiata dal suo
corpo. Pass un altro attimo raccapricciante prima che il mago potesse
constatare il primo decesso della battaglia in corso.
Poi, Rhonin avvert un'intensa sensazione di aridit invadergli tutto il
corpo. Spalanc la bocca per via dell'improvvisa disidratazione, e riusc a
malapena a sollevare lo scudo contro l'incantesimo nemico.
Una delle Guardie della Luna lo raccolse mentre cadeva e lo trascin
lontano dal campo di battaglia.
Acqua... grid Rhonin. Portatemi dell'acqua!
Gli portarono una borraccia che svuot senza sprecare nemmeno una
goccia. Ciononostante, a Rhonin sembr non aver bevuto nulla da pi di
un giorno.
Anche Kir'altius  morto rifer l'incantatore che l'aveva aiutato.  ac-
caduto troppo velocemente perch si riuscisse a reagire...
Qui ne sono gi periti tre... quanti nelle altre zone? esclam il mago
dalla chioma rossa con una smorfia. Non abbiamo scelta! Non potremo
far nulla per i soldati che continuano a morire... e tuttavia, se rimaniamo
occupati da altre questioni, sicuramente la Legione penetrer fin oltre le ul-
time linee!
L'elfo che era con lui scroll le spalle in segno di impotenza. Sapevano
entrambi che non v'era nulla che potessero fare per cambiare la situazione.
Aiutatemi! Dobbiamo creare una matrice! Potrebbe essere sufficiente
almeno per proteggerci! Forse allora potremo...
Dalle sue spalle, il suono dei corni richiam la spedizione in battaglia.
Rhonin e l'incantatore elfico si voltarono perplessi, consapevoli, come tutti
gli altri, che tutti gli elfi si trovavano gi sulle linee frontali.
Poi... giunse un attacco a cui nessuno a Kalimdor aveva mai assistito.
Non consisteva di soldati di cavalleria n di un reggimento di soldati in
armatura. V'era un unico elfo della notte fra loro e si trattava di Jarod Sha-
dowsong, a capo dell'attacco, in sella alla sua pantera.
Rhonin scosse la testa, poco propenso ad accettare quella visione. In-
tende condurre i custodi di Kalimdor contro la falange!
Cenarius veniva immediatamente dopo Jarod e i due signori del regno
degli orsi, Ursoc e Ursol, se Rhonin ricordava bene i loro nomi, dopo di
lui. Sulle loro teste, volava colei che in base al racconto di Krasus doveva
essere Aviana, la Regina dei Volatili. Dopo di lei veniva una creatura simi-
le a una pantera alata dotata di mani quasi umane e al di sotto di essa un
guerriero anfibio con un guscio simile a quello di una testuggine. Costoro
non rappresentavano che l'avanguardia di una serie di gruppi di venti crea-
ture, molte delle quali Rhonin non ricordava di aver mai visto prima. Il
mago non sapeva chi fossero e neanche i loro nomi, ma riusciva meglio di
altri a percepirne i poteri, ora concentrati completamente sui demoni che
avanzavano.
E proprio percependo quei poteri, il mago sorrise pieno di speranza.
Dobbiamo far preparare le Guardie della Luna! ordin. Lasciate per-
dere la falange a cuneo! Concentratevi unicamente sugli attacchi magici
della Legione! Rhonin fece un ghigno pi ampio. Jarod! Solo lui avreb-
be potuto essere cos folle da chiedere ai semidei di unirsi alla battaglia...
Poi, Rhonin si rabbui nel ricordare tutto quello che la Legione aveva cau-
sato ai difensori negli scontri precedenti. Spero che almeno il loro appor-
to risulti sufficiente...
Avanti! grid futilmente Jarod. Il suo sguardo era travolto dagli Infer-
nali e da altri demoni. In silenzio, consacr la propria vita a Elune e si pre-
par a morire. Sperava solamente che quell'atto folle avrebbe in qualche
modo frenato l'avanzata del nemico a sufficienza per dar luogo a qualche
miracolo.
Gli Infernali erano l'incarnazione della forza primigenia. Erano creature
che esistevano unicamente per schiacciare, distruggere e massacrare qua-
lunque ostacolo incontrassero lungo il cammino. Gli incantesimi degli
stregoni e degli altri negromanti della Legione li avevano resi una forza
quasi inarrestabile, finch...
... Finch non vennero a scontrarsi con il gruppo capitanato da Jarod.
Lo scudo magico degli Eredar non era niente per Cenarius e i suoi simili,
poich gestivano la magia del mondo naturale fin quasi dalla nascita di
questo stesso. Lacerarono lo scudo protettivo come se fosse fatto d'aria...
poi fecero lo stesso agli Infernali che si nascondevano dietro di esso.
Fu Agamaggan il verro a superare tutti gli altri, dimostrando appieno tut-
ta la potenza della sua furia devastatrice. Le sue enormi zanne infilzarono
le Guardie Ferali e poi scagliarono da un lato i loro resti. In alto, volavano
le Guardie dell'Abisso, nel tentativo di trafiggere il verro, ma quelle che
tentarono di penetrare nel folto crine spinoso che ricopriva la schiena di
Agamaggan, intricato e mortale, finirono impalate.
Con i demoni ormai periti che ancora gli pendevano dalla criniera, il se-
midio si volt e colp altri Infernali. Questi ultimi si sparpagliarono in pre-
da alla completa confusione, poich quella non era affatto la sublime deva-
stazione che il loro passaggio generalmente causava. La loro fuga cre del-
l'ulteriore scompiglio fra le Guardie Ferali, che non avevano mai affrontato
una situazione in cui la loro forza di attacco veniva condotta cos facilmen-
te alla rovina.
Le Guardie dell'Abisso colpivano gli altri demoni con delle frustate, ma
tutto quel che le Guardie Ferali riuscirono a fare fu di rimanere schiacciate
sotto gli zoccoli del semidio o di finire infilzate dalle sue zanne. Agamag-
gan accoglieva tutti quei nemici temerari con uno sbuffo divertito. I suoi
occhi bruciavano intensamente mentre sgomberava il cammino davanti a
s, fino a lasciarsi alle spalle una scia di forza impetuosa. I guerrieri della
Legione Infuocata giacevano a terra uno sopra l'altro. Agamaggan si ferm
soltanto quando vide talmente tanti cadaveri impigliati contro le sue spine
da doversene scrollare qualcuno di dosso. Il verro prese a dimenarsi come
un cane bagnato e scagli brandelli di demone in ogni direzione. Con il
manto ormai pronto per ospitare altre carcasse di nemici, il semidio torn
all'attacco pieno di bramosia omicida.
Tuttavia, nonostante una sconfitta cos cocente, i demoni continuavano
ad avanzare. La spada di Jarod affondava nel cranio del primo demone di
volta in volta sopravvissuto al passaggio di Agamaggan. Cenarius afferr
un altro Infernale, sollev il mostro che gi si dibatteva ben alto sulla pro-
pria testa e lo scagli contro i suoi compagni demoniaci. Per la prima vol-
ta, gli Infernali scoprirono cosa volesse dire essere bersagliati dai propri
simili. La forza con cui il semidio aveva gettato il missile contro i nemici
fece crollare i demoni uno contro l'altro, fino a creare una reazione a cate-
na che si rivers su diverse linee interne.
La coppia di orsi gemelli agiva in maniera pi diretta. Dotati di enormi
zampe, spazzarono in lungo e in largo i ranghi dei demoni scagliando in a-
ria gli Infernali e le Guardie Ferali come se smuovessero foglie con le
braccia. Diverse belve ferali balzarono oltre la falange ormai in disfaci-
mento e si attaccarono al pi vicino degli orsi. Quest'ultimo sogghign e
scost con una zampa gli emissari della Legione dal proprio torace, spez-
zando loro le ossa e gettandone i cadaveri verso le parti pi interne dei
ranghi demoniaci.
Il cuneo si disintegr. Le Guardie dell'Abisso si gettarono al suo interno
dall'alto per contenere il caos, ma dal cielo giunsero quelli che pareva fos-
sero tutti gli uccelli esistenti al mondo. I demoni volteggiarono in preda al
panico mentre minuscoli fringuelli e rapaci giganti laceravano loro le car-
ni. Fra gli uccelli v'era anche la loro regina, Aviana, e il suo volto delicato
ormai si era trasformato in quello di un vorace predatore. Gli artigli della
semidea si avventarono sulle ali degli avversari, che precipitarono a spirale
verso la morte. Chiuse altri nemici dentro una morsa implacabile, poi uti-
lizz il becco aguzzo per sbranarli all'altezza del collo.
Un guerriero munito di barba e avvolto da abiti in pelle marrone, delle
dimensioni di met di un elfo, giunse nella mischia trasportato da un paio
di volpi bianche, che guidava tenendo le redini in una mano. Nell'altra, la
figura sorridente brandiva quel che a prima vista sembr essere una falce.
Scagli l'oggetto in direzione dei demoni con un effetto altrettanto mortale
di qualsiasi altra arma presente sul campo di battaglia, se non di pi. La
falce rotante vol lungo i ranghi della Legione e decapit un demone e ne
sventr un altro, prima di tornare indietro nella mano del suo padrone. La
procedura venne ripetuta diverse volte, e in ciascun caso il tozzo guerriero
ottenne un sanguinoso bottino.
I demoni vacillarono come in precedenza avevano fatto soltanto di fron-
te alla carneficina causata dal disco del drago nero. Quello era un nemico il
cui calibro non avevano mai incontrato prima, e perfino il loro terrore nei
riguardi di Archimonde svapor di fronte a esso. Le Guardie Ferali comin-
ciarono a fare l'impensabile... si ritirarono dalla battaglia.
Ma i primi che fecero quello sbaglio lo fecero a costo della propria vita.
Archimonde non ammetteva alcuna ritirata, n in quel momento n mai, se
non prevista dalla propria strategia. I demoni sui quali sfog la propria col-
lera si sciolsero, e l'armatura e la carne scivolarono via dalle ossa come ce-
ra molle. Le loro grida diventarono dei suoni gorgoglianti e nel giro di po-
chi attimi tutto ci che rimase di loro furono delle pozzanghere ribollenti
con pochi frammenti che vi galleggiavano dentro.
Il messaggio fu abbastanza chiaro per coloro che stavano per seguire l'e-
sempio dei primi fuggiaschi... la morte poteva giungere sotto varie vesti,
alcune perfino pi terrificanti di altre. Temerari, i guerrieri in fuga si volta-
rono indietro per affrontare i semidei, visto che la loro forza era ormai ali-
mentata dagli oscuri incentivi di Archimonde. Consapevoli che in un modo
o nell'altro sarebbero periti, i demoni presero a combattere senza badare al-
la propria incolumit.
La loro lotta frenetica riusc infine a intaccare la forza guidata da Jarod.
Le spade di una ventina di Guardie Ferali si accanirono implacabili contro
il colossale furetto a sei zampe che Rhonin aveva visto in precedenza e,
sebbene la sua forza vitale fosse stata intaccata da un centinaio di colpi
profondi, il semidio continuava a lacerare gli avversari, con i denti o con
gli artigli. A dimostrazione del proprio valore, quando rovin a terra scon-
fitto si abbatt su una catasta di cadaveri demoniaci ben pi grande della
sua testa.
Ben presto altri semidei condivisero il suo destino, prima fra tutti la Re-
gina dei Volatili. Guidate dalla volont di Archimonde, le Guardie dell'A-
bisso munite di lance si fecero strada nella folla per dirigersi verso il ber-
saglio prescelto. Due dozzine di demoni morirono lungo il tragitto, ma
molti altri ottennero il proprio scopo e circondarono la custode di tutte le
creature alate di Kalimdor ferendola con le loro lunghe lance uncinate.
Ma perfino il sangue della semidea prese a combattere al posto suo, ri-
versandosi sulle lance dei suoi assassini e sulle loro mani. Mentre precipi-
tava al suolo priva di vita, i suoi assassini scoprirono con orrore che il suo
sangue aveva causato delle piaghe profonde nei loro corpi: le Guardie
dell'Abisso perirono numerose, smembrandosi come corrose da un acido
implacabile.
Lance e spade ora sporgevano dalle carni dei due orsi, mentre Cenarius
aveva atroci ferite su tutto il corpo. Tutti gli altri semidei presentavano se-
gni simili, causati dallo scontro con la Legione, ma proseguirono comun-
que nel combattimento.
Al loro fianco c'erano gli elfi della notte, i tauren, i furbolg, gli earthen...
le razze mortali che facevano ormai parte della spedizione... Tutti capirono
che era giunto il momento cruciale dello scontro.
Ma Rhonin temeva che la battaglia cruciale potesse ancora volgere a fa-
vore della Legione. Nonostante i custodi del mondo mortale si trovassero
nelle prime linee, la spedizione non riusciva a compiere nessuna manovra
davvero decisiva. Se i difensori non erano in grado di sconfiggere comple-
tamente la Legione Infuocata con quegli alleati, che speranza rimaneva per
il futuro della battaglia?
Abbiamo comunque bisogno dei draghi... mormor mentre respingeva
l'attacco di uno stregone. Altri tre incantatori erano morti prima che lui e le
Guardie della Luna riuscissero a recuperare forza a sufficienza e, sebbene
gli incantatori avessero di nuovo ristabilito i ranghi, non facevano molto di
pi che distrarre i propri avversari.
Abbiamo comunque bisogno dei draghi... ripet Rhonin come una sor-
ta di mantra. Non aveva ricevuto alcuna notizia da Krasus e perfino lui,
che conosceva bene l'incredibile abilit e astuzia del suo mentore di un
tempo, cominci a chiedersi se per caso il mago pi anziano fosse in realt
perito nel rifugio di Deathwing.
Poi un enorme forma nera solc i cieli sopra la battaglia in corso e i ti-
mori pi forti di Rhonin si materializzarono. Deathwing era giunto fin l!
Ci poteva soltanto voler dire che Krasus e gli altri erano effettivamente
morti e che il drago nero fosse in cerca di vendetta contro i suoi nemici
immaginari.
Ma non appena l'enorme creatura alata torn indietro, il mago not qual-
cosa di insolito nel suo aspetto. Il drago non era nero, ma piuttosto di un
grigio opaco, simile al colore delle rocce. V'erano anche molte differenze
nella sua fisionomia e nella forma, rispetto a Deathwing; e tali differenze,
per qualche motivo, sembravano familiari a Rhonin. L'aspetto del drago gli
fece tornare in mente un altro colosso, da lui incontrato nell'epoca in cui
aveva lottato contro gli orchi. Assomigliava a...
"Alexstrasza?"
Il drago grigio atterr in mezzo ai demoni e ne schiacci diversi. Con
un'ala ne schiacci un'ulteriore dozzina. Il gigante si lasci sfuggire un
ruggito, afferr una manciata di nemici e li serr fra le fauci, prima di la-
sciarli ricadere a terra.
Solo in quel momento Rhonin not che il drago non aveva alcun esofa-
go.
Era letteralmente fatto di pietra.
Con spregiudicatezza, l'enorme gigante si avvent sulla Legione. Ve-
dendo ci di cui quel drago di pietra era capace con le sole proprie forze, il
mago desider nuovamente che i veri draghi tornassero tutti insieme.
Poi, cominci a chiedersi cosa avesse condotto quella copia di Alexstra-
sza in soccorso della spedizione.
Krasus? sbott guardandosi attorno. Krasus?
Proprio in quel momento, di fronte a lui si materializzarono l'allampana-
to mago che conosceva cos bene, Malfurion e Brox, tutti palesemente e-
sausti, ma incolumi.
Rhonin trattenne a stento l'euforia e corse incontro agli altri. Quasi li ab-
bracci, talmente era lieto di rivedere dei volti cos familiari.
Sia lodato il cielo, siete tutti vivi! grid. L'Anima dei Demoni! Siete
riusciti a prenderla, vero?
Non aveva fatto in tempo a parlare che si accorse di essersi sbagliato. Li
guard tutti e tre, per cercare di comprendere la verit dai loro occhi.
L'avevamo recuperata rispose Krasus. Ma ci  stata sottratta da alcu-
ni emissari della Legione...
Fra loro c'era mio fratello aggiunse Malfurion scuotendo la testa verso
Krasus, che chiaramente intendeva nascondere quel particolare a Rhonin.
 inutile non dirlo! Illidan si  unito alle forze del palazzo! Il druido
tremava per la frustrazione. Con il palazzo!
Ma... quel drago! Cosa significa... E dov' Korialstrasz? Nel messaggio
arrivato con le pantere avevi detto che eri riuscito a ritrovarlo!
Non c' tempo per questi particolari! Dobbiamo prepararci!
Prepararci per cosa?
Brox all'improvviso indic un punto lontano con l'ascia. Guardate! La
creatura di pietra!
Seguirono il suo sguardo per scorgere l'effigie animata di Alexstrasza
circondata dai demoni. La stavano facendo a pezzi, in un modo molto si-
mile a quello che gli earthen avevano attuato in precedenza ai danni di un
Infernale. Altri si avventarono sulle sue gambe con le spade, minandole
come potevano alle fondamenta.
L'umano quasi non riusciva a credere a ci che vedeva. Perch non vo-
la via?
Perch la durata dell'incantesimo  quasi finita osserv Krasus con pa-
lese tristezza.
Non capisco...
Guarda. Sta gi accadendo.
I movimenti del gigante si fecero incerti, nonostante il fatto che i danni
arrecati al suo corpo fossero superficiali. Il drago di pietra riusc a divinco-
lare le ali dalla presa di diversi demoni e li scagli con forza lontano nel
cielo. Tuttavia, quello fu il suo ultimo sforzo.
Cosa accadr, Krasus?
Era stata creata per condurci quaggi, in base ai voleri di colei della
quale non rappresenta altro che un'ombra. Ma le ombre svaniscono, Rho-
nin, e il suo compito  ormai concluso. Possiamo essere grati del fatto che
le sia rimasta abbastanza forza da compiere un danno come quello al quale
abbiamo appena assistito.
Nonostante il tono asettico delle sue parole, gli occhi del mago pi an-
ziano rivelavano un rimpianto ben pi profondo. Rhonin comprese tutto.
Per Krasus, vedere soffrire anche solo l'effigie animata della sua amata re-
gina e compagna era un'atrocit.
Il drago di pietra rugg ormai in fin di vita. I demoni ricoprivano com-
pletamente il suo corpo tranne che la testa. Le zampe di sinistra si drizza-
rono in segno di sfida, ma quelle di destra non fecero alcun movimento.
 finita... prese a dire Krasus.
Poi, senza alcun preavviso, l'effigie di Alexstrasza si chin sulla destra.
L'ala di quel lato si ripieg su se stessa, mentre l'altra si libr nell'aria per
poi rimanere immobile.
Sotto il peso dei demoni che vi si erano aggrappati, l'ala destra croll.
Quelli sulla schiena al colosso si aggrapparono indifesi non appena quel
lato della creatura prese a precipitare... fino a schiacciare tutti i demoni che
ancora penzolavano dalla sua schiena.
Il petto di Krasus si gonfi di orgoglio. Completamente degna della
mia regina, sebbene sia soltanto la sua ombra!
Della polvere si dest dal punto in cui la statua gigantesca giaceva. Men-
tre la osservavano, le gambe e l'ala sinistra crollarono allo stesso modo
dell'ala destra. I guerrieri demoniaci si sparpagliarono nel vedere gli enor-
mi blocchi di pietra rovesciarsi su di loro.
E adesso che succeder? chiese l'umano. Con l'arrivo dei suoi compa-
gni le sue speranze si erano rinnovate, ma se non disponevano n del disco
n di quell'effigie magica come ricompensa per gli sforzi compiuti, allora
il viaggio non era valso a nulla.
N le successive parole di Krasus furono incoraggianti. Cosa succeder
adesso, giovane Rhonin? Combatteremo come sempre e aspetteremo. A-
spetteremo che la mia dolce regina raduni la mia gente per unirsi alla bat-
taglia. L'Anima dei Demoni si trova in un punto in cui, per il momento,
non nuocer loro. Dovranno agire.
E se invece non accadesse? Se esitassero troppo a lungo, com' gi
successo in precedenza?
Il suo maestro di un tempo si chin per avvicinarsi a lui in modo che
nessun altro potesse udire. Allora Sargeras avr i mezzi per entrare final-
mente a Kalimdor... e una volta entrato nel nostro mondo, il signore dei
demoni canceller la storia dei prossimi diecimila anni.
Capitolo quattordici
La tempesta infuriava sul Pozzo dell'Eternit, le cui acque si agitavano
come fruste impazzite. Delle onde ancor pi alte del palazzo si riversavano
sulla riva. Un vento ululante scagliava i detriti smossi dal fondo del lago
nell'aria, simili a missili mortali.
I lampi illuminarono il gruppo, proveniente dall'imponente edificio, che
si stava avvicinando. Perfino la stessa regina, accompagnata come sempre
dalle sue ancelle, era giunta fin l, sebbene trasportata su una lettiga d'ar-
gento trainata dalle Guardie Ferali.
Mannoroth era a capo del gruppo, seguito da Illidan e dal Capitano Va-
ro'then. Due gruppetti di Eletti e di satiri, ciascuno separato dall'altro, era-
no al loro seguito e, dietro di loro, v'era un contingente delle guardie del
palazzo. Alla fine dell'imponente processione marciavano due ranghi ge-
melli di guerrieri demoniaci, di un centinaio di elementi ciascuno.
Mannoroth giunse al centro del Pozzo, e allung le tozze braccia in a-
vanti assaporando con gusto il caos avvertito oltre le acque. Grazie al "do-
no" concessogli da Sargeras, Illidan ammir le energie in atto al di sopra e
all'interno dell'immenso lago. Nulla a cui finora aveva assistito, nemmeno
il potere del signore della Legione, eguagliava le forze contenute nel Poz-
zo.
Senza dubbio, finora non avevamo assistito che a una semplice parven-
za della sua potenza mormor al capitano.
Varo'then, cieco di fronte a una simile vista gloriosa, si limit a dare una
scrollata di spalle. Ci torner molto utile nel condurre fin qui il nostro pa-
drone Sargeras.
Ma non subito gli ramment l'incantatore. Non proprio subito.
Che importanza ha?
Si fecero entrambi silenziosi non appena il demone alato ritorn. Man-
noroth allung una mano verso l'ufficiale e ordin con la sua voce grac-
chiante: Il disco!  giunto il momento!.
Con espressione velata, Varo'then estrasse il disco dalla sacca che aveva
all'altezza della cintola e lo porse al demone. Per un attimo Mannoroth
scrut la creazione del drago con evidente bramosia, ma in un attimo cap
quanto sarebbe stato pericoloso anche solo pensare una cosa del genere.
Volse lo sguardo in direzione degli Eletti e dei satiri, e con tono brusco
disse: Ai vostri posti!.
Gli incantatori si fecero strada fra i resti delle case. La carneficina che
aveva travolto gran parte di Zin-Azshari era giunta perfino in prossimit
del Pozzo. Illidan venne a sapere che alcuni elfi della notte temerari ave-
vano cercato di organizzare della resistenza proprio sulla riva, nella spe-
ranza che la vicinanza del lago avrebbe permesso loro di attingere con pi
sicurezza dalla fonte di tutti i poteri elfici. La loro speranza si era rivelata
vana, e i demoni li avevano fatti a pezzi con gioia proprio in quello stesso
luogo.
L'ironia era che, almeno secondo la visione di Illidan, l'idea degli elfi si
era dimostrata corretta, nonostante i demoni avessero poi sventato i loro
piani. Riusc a intuire gli innumerevoli modi in cui manipolare l'immenso
potere insito nel Pozzo e comprese pi che mai le intenzioni del signore
dei demoni.
Gli incantatori e i satiri formarono il disegno ordinato da Sargeras. Man-
noroth esamin la loro posizione con molta attenzione, per redarguire co-
loro che non si erano collocati al posto giusto. Quando infine il colosso
munito di scaglie si ritenne soddisfatto, indietreggi dal gruppo.
Devo dedurre che non vedremo ancora il nostro padrone Sargeras, caro
capitano? Azshara chiese languidamente dalla lettiga.
Non adesso, no, Luce fra le Luci... ma non manca molto ormai. Una
volta che la via di accesso verr resa stabile, giunger fra noi.
La regina assent con sguardo velato. Confido nel fatto che verr avver-
tita del suo arrivo.
Faremo tutto il possibile promise Varo'then.
Illidan si chiese se la regina credesse veramente di diventare la consorte
del signore dei demoni. Dubitava fortemente che un'idea simile fosse con-
sona alle reali intenzioni di Sargeras.
Ma le riflessioni su ci che Azshara desiderava svanirono non appena
vide gli incantatori procedere. Una scoppiettante scia di lampi blu si form
all'interno del disegno. Di tanto in tanto, un piccolo dardo sfrecciava verso
questa o quella figura, ma sebbene gli Eletti e i satiri colpiti trasalissero
leggermente, non esitarono mai nel portare avanti il proprio compito.
Il mormorio riemp l'aria, ogni voce scandiva diverse formule magiche.
L'unione di tutte le magie invocava l'energia del Pozzo per farla emergere.
Illidan osserv quelle energie mentre si compattavano attorno alla sfera
blu. Con ogni nuovo apporto, i dardi generati dalla sfera si facevano pi
intensi e forti...
Poi, all'interno della sfera... la falla dall'aspetto fin troppo familiare riap-
parve.
Gli incantatori avevano riaperto il portale che conduceva al regno degli
inferi all'altezza del Pozzo dell'Eternit, in modo che Sargeras potesse at-
tingere meglio da quest'ultimo. Illidan avvert l'improvvisa vicinanza della
presenza del signore dei demoni.
"Disponete il disegno sulle acque..." ordin la voce nelle loro menti.
Procedete! ribad Mannoroth incombendo minaccioso sui satiri e sugli
incantatori.
Come una sola creatura, coloro che avevano formato il disegno cessaro-
no il mormorio e serrarono i pugni.
La sfera, e il portale al suo interno, sfrecciarono sulle acque smosse dalla
tempesta, e svanirono rapidamente dalla loro vista.
"Adesso... il disco..."
Illidan sent il cuore balzargli in petto. Avrebbe voluto strappare la crea-
zione del drago dalle mani di Mannoroth, ma il buon senso non gli fece
muovere un dito. Arrivati a quel punto, non era possibile appropriarsi
dell'Anima dei Draghi o, come aveva udito dire da suo fratello, Anima dei
Demoni.
In un'altra occasione, tuttavia...
Come in precedenza, Illidan cel immediatamente i propri pensieri. For-
tunatamente, probabilmente Sargeras stesso era troppo preso dagli eventi
in corso per prestare attenzione alle intenzioni nascoste dell'incantatore,
perfino nel caso in cui la mente di Illidan non fosse stata protetta da un in-
cantesimo.
Osserv intensamente Mannoroth tenere il disco bene in vista. Il demone
alato mormor delle parole che si persero nel vento.
Il disco venne circondato da un'aura di fiamme verdi. L'Anima dei De-
moni si sollev dal palmo di Mannoroth... poi, come la sfera che conteneva
il portale, sfrecci sulle acque agitate del Pozzo.
Tutto qui? Azshara chiese con tono leggermente petulante.
Prima che il Capitano Varo'then potesse calmarla, il vento cess all'im-
provviso. Anche la tempesta sembr placarsi, sebbene scure nubi minac-
ciose continuassero a volteggiare nell'aria come migliaia di serpenti che si
scontravano fra loro.
Fu Illidan a intuire per primo ci che sarebbe avvenuto di l a poco.
Raccomanderei a Vostra Altezza di ordinare ai vostri servitori di ritirare
la lettiga all'altezza del crinale dal quale siamo giunti.
A dimostrazione della veridicit delle sue parole, l'incantatore si volt e
indietreggi. Il capitano lo fiss, come se sospettasse un inganno, poi ordi-
n ai suoi soldati di fare altrettanto.
Con un leggiadro cenno della mano, la regina fece in modo che le sue
Guardie Ferali li seguissero.
Un suono simile al ruggito di migliaia di pantere della notte emerse da
un punto imprecisato vicino al centro del Pozzo. Illidan si guard indietro
in direzione delle acque scure, raddoppiando la velocit dei propri passi.
Gli incantatori e i satiri infine fuggirono, poich il loro compito non ri-
chiedeva pi che rimanessero cos vicini alla riva. Soltanto Mannoroth ri-
mase fermo, allungando nuovamente le braccia come per abbracciare u-
n'amante.
Sta iniziando! rugg quasi con allegria. Sta iniziando!
E un'ondata ampia quanto un drago travolse la zona in cui si trovava il
demone.
L'intera riva svan sotto l'incessante e violenta marea, che spazz via i
resti di alcuni edifici. Le onde raccapriccianti si riversavano senza sosta sul
terreno, lacerandolo sempre di pi. Alcuni obelischi in pietra vennero
smossi nelle fondamenta, mentre le vie lastricate furono ridotte in frantu-
mi. I morti, rimasti insepolti, vennero condotti in un luogo pi profondo e
oscuro oltre Zin-Azshari, dove Illidan sapeva che non avrebbero certo tro-
vato la pace loro negata in precedenza.
Non appena fin di scalare il crinale, l'incantatore vide infine quel che
stava realmente accadendo al Pozzo e perfino lui rimase sconvolto alla vi-
sta dei poteri magici governati da Sargeras.
Un immenso vortice inghiott l'intera massa delle acque.
Non poteva, ovviamente, scorgere l'intera portata del fenomeno, ma il
fatto in s che si estendesse dalla capitale fin oltre a dove il suo sguardo
potesse volgere, in qualsiasi direzione, dava ampia prova delle sue masto-
dontiche proporzioni. Illidan vide che, per una volta, le energie frenetiche
del Pozzo si muovevano con un moto uniforme... ed erano tutte attirate
verso il centro.
Sommerso dall'acqua, ma affiorando di tanto in tanto in superficie tra le
forze in atto nel Pozzo, Mannoroth rideva. Le onde terrificanti che conti-
nuavano a sradicare blocchi di pietra e terreno pi grandi del demone non
lo disturbavano minimamente. Mannoroth assaporava la gloria del suo si-
gnore, e, in preda a un furore esaltato, incitava Sargeras a continuare con le
sue grida.
Sicuro sulla riva, Illidan si arrischi a sondare l'incantesimo nel profon-
do. I suoi sensi lo condussero in modo virtuale sul livello dell'acqua. Allo
stesso tempo, la mente dell'incantatore solc l'aria in modo da donargli una
visione complessiva di quel che Sargeras aveva creato.
Aveva avuto un'intuizione giusta nel ritenere che il vortice abbracciasse
l'intero Pozzo dell'Eternit. Sebbene fosse tuttora in grado di scorgerne u-
nicamente una porzione, era tuttavia gi evidente per l'elfo che nessuna
parte del Pozzo era rimasta indenne dall'intervento di Sargeras.
Poi, una luce tremolante davanti a s attir la sua attenzione. Illidan
spinse i suoi sensi magici fino al limite, e vide l'Anima dei Demoni che
fluttuava al di sopra della superficie delle acque. Il disco dall'aspetto disa-
dorno emanava una luce dorata che si concentrava soprattutto sulle acque
sottostanti. Illidan gi sapeva abbastanza sul disco per comprendere che
Sargeras era in grado di manovrarlo come nessun altro oltre al drago nero
avrebbe potuto, e forse ancora meglio. Perfino dal regno lontano in cui si
trovava, il signore della Legione manipolava gli incredibili poteri del disco
in perfetta armonia con le forze primigenie del Pozzo.
Ma dov'era finito il portale? Per quanto tentasse, Illidan non riusciva a
sentirne la presenza attorno all'Anima dei Demoni. Dove, allora, Sargeras
aveva...
Illidan maledisse la propria stupidit, poi volse lo sguardo verso il centro
del vortice.
Guard in basso... e incontr un sentiero che conduceva oltre la realt,
un sentiero verso il regno della Legione Infuocata.
Illidan aveva creduto che la maggior parte dei demoni fosse gi giunta a
Kalimdor, ma in quel momento cap che non ne erano arrivati che un nu-
mero esiguo. Infinite schiere di guerrieri demoniaci assetati di distruzione
attendevano al di l del portale. Si estendevano oltre lo sguardo, e fra essi
v'erano creature la cui forza Kalimdor doveva ancora saggiare. Alcune e-
rano alate, altre striscianti, ma tutte erano pervase dalla stessa sete di san-
gue dei demoni da lui affrontati in passato.
Poi... Illidan percep la presenza del signore dei demoni in persona. Av-
vert soltanto un vago accenno della sua aura, ma fu tuttavia sufficiente a
farlo fuggire da quel primo sguardo sul regno degli inferi. Quel che Illidan
aveva in precedenza percepito della volont di Sargeras era stato, si rese
conto solo in quel momento, soltanto una parvenza di ci che in realt era.
In quel luogo, dove il signore della Legione esisteva concretamente, nes-
suno scudo avrebbe impedito al demone di conoscere i pensieri di Illidan.
E se Sargeras fosse venuto a conoscenza dei piani di Illidan, il destino
dell'incantatore avrebbe trasformato quel che era accaduto ai cittadini di
Zin-Azshari in una morte pacifica...
Cos' che ti cruccia, incantatore? gracchi la voce di Varo'then.
Illidan si costrinse a non tremare mentre con la mente rientrava nel pro-
prio corpo. ... stupefacente... disse con sincerit. Semplicemente stu-
pefacente.
Perfino il capitano non riusc a contraddirlo.
Mannoroth arranc faticosamente verso il crinale, e le sue quattro gambe
tozze crearono dei crateri sul terreno gi di per s devastato. Le sue mo-
struose orbite recavano uno sguardo fanatico che Illidan non aveva mai no-
tato in precedenza. Sebbene fosse stato completamente immerso nel Poz-
zo, l'inquietante demone era completamente asciutto. Quella era la verit
concernente il Pozzo, poich sebbene sembrasse una semplice sostanza li-
quida, in realt era molto di pi.
Presto... disse Mannoroth quasi tubando. Presto, il nostro padrone
giunger a Kalimdor! Presto arriver...
E cos trasformer Kalimdor in un paradiso! Azshara disse quasi sen-
za fiato dalla sua lettiga. Un paradiso!
Gli occhi del comandante dei demoni si infiammarono pieni di trepida-
zione, trepidazione... e qualcos'altro su cui Illidan si concentr rapidamen-
te. S... Kalimdor verr trasformata.
Fra quanto tempo? insistette la regina con le labbra schiuse e il respiro
affannoso. Molto presto, vero?
S... molto presto... rispose Mannoroth. Avanz oltre la regina, diri-
gendosi nuovamente verso il palazzo. Molto presto...
Meraviglioso! Azshara batt insieme le mani. Lady Vashj e le altre
ancelle imitarono la sua contentezza.
Allora qui abbiamo finito ringhi il Capitano Varo'then, incerto fra il
desiderio di veder arrivare Sargeras e la gelosia nei confronti di chiunque
gli avesse sottratto i favori della regina. Rientrate tutti al palazzo! ordin
ai soldati e ai demoni guerrieri. Rientrate al palazzo!
Gli Eletti e i satiri non necessitavano di simili ordini, poich molti di lo-
ro erano gi al seguito di Mannoroth. Soltanto Illidan indugi, con i pen-
sieri incagliati fra ci che credeva di aver letto nelle parole del demone ala-
to e la visione che era riuscito ad avere del regno del signore dei demoni.
Il fratello di Malfurion volse lo sguardo verso il violento vortice che or-
mai il Pozzo dell'Eternit era diventato... guard indietro e, per la prima
volta, sent la sua immensa sicurezza vacillare leggermente.
Tyrande era consapevole del fatto che stava accadendo qualcosa di im-
mense proporzioni, ma di cosa si trattasse, non poteva certo scoprirlo dalla
sua cella. Elune le forniva ancora uno strumento di difesa contro i carcerie-
ri, ma non molto di pi. La sacerdotessa era all'oscuro di quanto accadeva
all'esterno. Per quel che ne sapeva, il suo popolo era stato distrutto e la Le-
gione Infuocata ormai marciava senza impedimenti per tutta Kalimdor, e
radeva al suolo tutto quel che rimaneva di quella terra un tempo bellissima.
Avevano tolto il soldato che le faceva da guardia alla porta, poich l'in-
sidioso Capitano Varo'then aveva deciso che era un dispendio di forze inu-
tile per una prigioniera che non sarebbe certo scappata.
All'improvviso il suono di alcuni passi cattur la sua attenzione. Non era
certo il momento dei pasti. Inoltre, da quando aveva accettato del cibo da
Dath'Remar, Tyrande non aveva pi n mangiato n bevuto nient'altro.
L'Eletto l'aveva pregata di farlo durante le sue visite successive, ma lei a-
veva preso solo ci di cui aveva bisogno, senza assuefarsi troppo all'idea di
dipendere da coloro che l'avevano catturata.
La porta si apr con un breve scricchiolio. Con sua grande sorpresa, era
Dath'Remar insieme a un altro Eletto. L'ultimo gett uno sguardo all'inter-
no soltanto una volta, esamin la prigioniera, poi scivol nuovamente nel
corridoio.
Dath'Remar! Cosa ti conduce...
Silenzio, Sorella! Ispezion la cella come se si aspettasse che fosse
piena di Guardie Ferali. Vedendo che erano soli, Dath'Remar si avvicin
alla sfera.
Dalle sue vesti, estrasse l'inquietante artefatto che Lady Vashj aveva uti-
lizzato per liberare Tyrande per poco tempo. La sacerdotessa trattenne
un'esclamazione, al principio chiedendosi se magari l'incantatore avesse le
stesse intenzioni dell'ancella di Azshara.
Preparatevi sussurr Dath'Remar.
Ripet gli stessi gesti compiuti da Lady Vashj. La sfera si abbass e le
catene invisibili scomparvero.
Rigida, Tyrande quasi cadde a terra. L'Eletto la raccolse con un braccio,
e il manufatto era ormai a un passo dalla gola di lei.
La mia morte non vi servir a molto gli disse.
Dath'Remar assunse un'espressione perplessa, poi volse lo sguardo
sull'oggetto che aveva in mano. Con piena ripugnanza lo gett via. Non
sono giunto fin qui per realizzare un simile atto sacrilego, Sorella! Adesso,
abbassate la voce se intendete conservare qualche speranza di fuggire da
qui!
Fuggire? Tyrande sent il polso accelerare. Si trattava forse di un nuo-
vo scherzo crudele?
Dath'Remar lesse la preoccupazione nel suo sguardo. Non c' alcun in-
ganno! Ne abbiamo discusso ampiamente fra noi! Non possiamo sopporta-
re oltre quest'oscenit! La regina... Fu quasi sul punto di soffocare, pale-
semente bloccato fra le devozione per lei e la ripugnanza per tutto ci che
era avvenuto. La regina...  impazzita. Non pu esserci alcun'altra spiega-
zione. Ha tradito il suo popolo per una creatura dedita alla depravazione e
alla carneficina! Quel Sargeras promette un mondo di perfezione in cui noi
Eletti dovremmo governare, ma tutto quel che abbiamo visto non  stato
che la distruzione di ogni cosa! Che genere di paradiso pu nascere dalle
pietre intrise di sangue e dalla terra riarsa? Nessuno, secondo noi.
Tyrande non era affatto sorpresa da quella confessione. V'erano stati al-
cuni accenni di preoccupazione da parte di Dath'Remar nelle conversazioni
precedenti. La sacerdotessa era rimasta stupita del fatto che potesse essere
rimasta qualche creatura ancora dotata di idee proprie all'interno del palaz-
zo, poich il signore dei demoni senza dubbio desiderava una devozione
assoluta, ma forse Sargeras aveva concentrato la sua volont in troppe di-
rezioni contemporaneamente.
Quali che fossero le ragioni, la Madre Badessa ringrazi Madre Luna per
l'opportunit concessale. Era sicura di poter affidare la sua vita a Dath'Re-
mar.
Questa  la nostra unica possibilit sottoline l'incantatore. I servitori
del signore dei demoni sono all'esterno, nelle vicinanze del Pozzo, a rea-
lizzare un incantesimo. Saranno occupati per diverso tempo. Gli altri ci a-
spettano gi, nelle scuderie.
Gli altri?
Non possiamo pi stare qui, soprattutto se scoprono che voi siete
scomparsa. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso di venire via con voi. 
doloroso, ma non abbiamo alternative.
Ma che ne  delle guardie? chiese Tyrande preoccupata.
Fra noi ce ne sono alcune, ma la maggior parte di esse sono ormai di-
ventate i cani del Capitano Varo'then! Dovremo prestare attenzione alla lo-
ro presenza! Adesso venite! Basta con le domande!
La condusse fuori nel corridoio, dove l'altro Eletto li attendeva. Al prin-
cipio Tyrande esit, improvvisamente sconvolta all'idea di trovarsi al di
fuori della propria cella. Dath'Remar, con sguardo luminoso e impaziente,
la trascin via.
Procedettero velocemente su per una rampa di scale, e fu il compagno di
Dath'Remar a fare strada. Non v'era traccia di sentinelle, e la sacerdotessa
ne dedusse che gli incantatori avevano fatto del proprio meglio per sgom-
berare il cammino anticipatamente.
La scalinata conduceva a una porta di ferro sul cui centro era stato intar-
siato il volto beato di Azshara. Vederla fece tremare involontariamente
Tyrande, una reazione che provoc uno sguardo comprensivo da parte dei
due Eletti.
Questa porta conduce a un passaggio che ci porter direttamente alle
scuderie. Gli altri dovrebbero aver preparato le cavalcature. Quando i can-
celli si apriranno, procederemo veloci come il vento.
Che... che ne  dei demoni?
L'Eletto si fece pieno di orgoglio. Dopo tutto, noi siamo gli Eletti! I pi
abili incantatori di tutto il regno! Periranno sotto i nostri colpi! Poi, con
minor baldanza, Dath'Remar aggiunse: E, probabilmente, anche molti di
noi periranno....
Sento che la via  libera intervenne il secondo incantatore, sorridendo
con arroganza. L'incantesimo creato per distrarli sta tenendo a bada i ba-
stardi di Varo'then.
Ma non per molto ancora, temo. Dath'Remar spinse delicatamente la
porta. Subito, apparve il corridoio, sgombro dalla presenza di soldati.
Siamo quasi arrivati alle scuderie osserv l'altro Eletto sentendosi pi
sicuro. Vedete, Dath'Remar! Ci siamo preoccupati troppo per un misero
branco di...
Le sue parole finirono in un gorgoglio non appena un dardo lo colp al-
l'altezza del collo, trafitto da parte a parte. Il sangue schizz su Tyrande e
su Dath'Remar.
Mentre l'incantatore ormai morto crollava a terra, diverse guardie inva-
sero il corridoio.
Fermatevi laggi! ordin un sottufficiale con un elmetto piumato.
In risposta, Dath'Remar agit la mano con rabbia.
Una forza invisibile travolse le guardie e le fece balzare contro il muro
come foglie spazzate via dal vento. Il rumore sordo del loro tonfo riecheg-
gi per tutto il corridoio.
Questo insegner loro a non osare pi attaccare un Eletto del Circolo!
disse con fare stizzito.
Qualcuno verr a indagare le cause di questo rumore disse la sacerdo-
tessa.
Dath'Remar realizz che il suo incantesimo era stato troppo rumoroso e,
con una smorfia di disappunto, trascin Tyrande con s.
Entrarono nelle scuderie poco dopo, e Tyrande fece subito una scoperta
sorprendente. Dalle parole del suo compagno, si aspettava di vedere un
piccolo numero di Eletti, certo non cos tanti come quelli che erano davanti
ai suoi occhi in quel momento. Senza dubbio un buon terzo della casta di
Eletti era l, con al seguito le famiglie al completo.
Dov'... prese a dire un'Eletta, ma uno sguardo da parte di Dath'Remar
l'azzitt riguardo l'argomento dell'incantatore deceduto.
Abbiamo udito il trambusto al piano di sopra e abbiamo percepito lo
spostamento di energie magiche aggiunse un Eletto. Anche i demoni se
ne saranno accorti.
Era necessario. Dath'Remar condusse Tyrande avanti. Hai una caval-
catura veloce per la sacerdotessa, Quin'thatano?
La pi veloce che c'.
Bene. L'incantatore si volt verso di lei. Sorella Tyrande, avremo bi-
sogno della sua intercessione non appena raggiungeremo la spedizione.
Siamo consapevoli dell'astio che gli altri elfi proveranno nei nostri con-
fronti...
Faremo in modo che ascoltino! incit l'Eletta. Abbiamo le capacit
per farlo...
E con tutta probabilit ci faremo uccidere! ringhi Dath'Remar. A
Tyrande, aggiunse: Farete questo per noi?.
Che domande! Naturalmente, lo far! Lo giuro su Madre Luna!
Ci sembr soddisfarlo, anche se non si poteva dire lo stesso di tutti i
suoi compagni. Tuttavia, sembrava che tutti si affidassero a Dath'Remar
quando si trattava di prendere decisioni.
Bene, allora! La parola della Madre Badessa dovrebbe bastare a tutti
noi! Indic le pantere della notte. Montate in sella! Non abbiamo un
momento da perdere!
Gli Eletti in fuga avevano portato poche cose con s, vista la situazione
di emergenza. Ben avvezzi alle comodit della vita com'erano, Tyrande
aveva creduto che portassero con s tutti gli averi.
Un altro incantatore affid le redini di una pantera alla sacerdotessa.
L'animale aveva una lunga spada appesa su un fianco, senza dubbio sot-
tratta ai soldati del Capitano Varo'then. Tyrande espresse la propria grati-
tudine con un cenno del capo per quel dono cos gradito, poi mont in sella
e aspett.
Dath'Remar controll che tutti fossero pronti, poi indic le due enormi
porte di legno che conducevano all'esterno. Procediamo insieme! Nessu-
no deve separarsi dal gruppo! Coloro che lo faranno patiranno le conse-
guenze della propria sconsideratezza. I demoni sono ovunque. Dovremo
combattere e procedere allo stesso tempo, probabilmente per diversi gior-
ni. Si raddrizz in sella. Ma noi siamo comunque gli Eletti, i custodi pi
abili dei poteri nascosti nel Pozzo! Con il suo aiuto, saremo in grado di
farci strada e di lasciare al nostro passaggio la scia di cadaveri di coloro
che cercheranno di intralciare il nostro cammino!
Tyrande mantenne un'espressione neutrale. Perfino gli Eletti dovevano
rendersi conto che molti sarebbero morti e in modo brutale. Preg dentro
di s Elune affinch la guidasse nell'aiutare i suoi nuovi compagni. Quegli
Eletti cercavano perdono per aver contribuito a far entrare la Legione a
Kalimdor. Tyrande avrebbe fatto tutto il possibile per fare in modo che ot-
tenessero le giuste opportunit per riceverlo.
Dath'Remar indic l'ingresso. Che la via sia aperta!
E le enormi porte esplosero verso l'esterno.
Procedete pure!
Tyrande incit la cavalcatura a seguire l'elfo.
Il capo degli Eletti avanz oltre le porte ormai distrutte, e le pantere ol-
trepassarono le ossa dei morti senza difficolt. Nelle immediate vicinanze
v'erano anche i cadaveri di alcuni demoni, evidentemente travolti loro stes-
si dalla devastazione causata dalla Legione.
Mannoroth e gli altri dovrebbero ancora trovarsi in prossimit del Poz-
zo! grid Dath'Remar. Questa  la nostra unica possibilit di successo!
Sentir menzionare il Pozzo indusse Tyrande a pensare a Illidan. Deside-
rava tantissimo che fosse fra coloro che cercavano di sfuggire al male del
signore dei demoni, anzich far parte di coloro che lo accoglievano.
La funesta foschia che avvolgeva l'intera Zin-Azshari non rallent il pas-
so dei fuggitivi, poich molto probabilmente gli Eletti vi si erano ormai a-
bituati. La sacerdotessa si concentr nel seguire i suoi soccorritori e rimase
in attesa della prima minaccia che avrebbe posto a repentaglio la loro fuga.
Dopo qualche minuto, quella minaccia si materializz sotto le sembianze
di alcune bestie ferali, che balzarono addosso ai fuggitivi. Riuscirono a di-
sarcionarne un paio e quasi a sventrarne un altro ancora. I tentacoli dei
demoni aderirono ai corpi delle vittime per prosciugarli con gusto.
Un'incantatrice scagli contro di loro quello che dapprima sembr essere
un piccolo bastone. Tuttavia, non appena raggiunse il suo bersaglio, l'og-
getto era diventato delle dimensioni di una lancia, e trafisse la bestia ferale
all'altezza del torace.
Dath'Remar scagli un dardo contro le belve sopravvissute e ne uccise
due, le cui viscere ricaddero sugli Eletti in fuga. Una quarta bestia ferale,
per, riusc a fuggire.
Ci avranno sicuramente scoperto! disse con un ringhio. Andiamo pi
veloce!
Poi si sent il suono funesto e profondo di un corno. Alcuni momenti do-
po, diverse altre creature demoniache giunsero al contrattacco. Tyrande
preg intensamente Elune, consapevole del fatto che gli elfi avrebbero do-
vuto ben presto lottare per la sopravvivenza.
Sarath'Najak! Yol'Tithian! A me! Il duo nominato si avvicin a Da-
th'Remar. Ciascuno di loro sollev il pugno in alto e prese a intonare un
canto.
Un lampo di energia color cremisi si form davanti ai fuggitivi in testa
al gruppo. Perfino Tyrande riusc a percepire l'immensa forza evocata dal
Pozzo.
Poi... dalla foschia emerse una schiera di enormi guerrieri muniti di zan-
ne e avvolti da fiamme verdastre. Le Guardie Ferali si riversarono sui rin-
negati con lance lunghe quasi quanto il corpo di Tyrande.
Ma la prima lancia che giunse all'altezza della barriera cremisi si sciolse.
Le fiamme scatenate dei demoni si ritorsero contro di loro al pari di quelle
create dagli incantatori, e i mostruosi guerrieri gridarono e caddero a terra.
Nel giro di qualche secondo, non rimase alcuna traccia di coloro che erano
stati colpiti se non alcune armature bruciate.
Ma altri demoni continuavano ad avanzare e ben presto circondarono i
fuggitivi. Ciascuno per conto proprio, gli incantatori cominciarono a lan-
ciare incantesimi, non sempre con esiti positivi. Non riuscivano a concen-
trarsi su ciascun demone presente e i nemici che riuscirono a scamparla
causarono scompiglio fra gli elfi. Un'incantatrice cadde non appena la sua
cavalcatura, ferita al collo, croll sotto di lei. Prima che l'elfa riuscisse a ri-
sollevarsi, la Guardia Ferale che aveva travolto la pantera dell'incantatrice
decapit quest'ultima. Un altro Eletto venne disarcionato, e il suo corpo fu
infilzato all'altezza della schiena prima di esser scagliato senza alcun indu-
gio sotto le zampe in movimento di una pantera, che proprio in quel mo-
mento lo calpest.
Poi, un enorme guerriero riusc ad arrivare alle spalle di Dath'Remar.
Tyrande, rimasta senza fiato, estrasse la spada e preg Elune affinch gui-
dasse la sua mano.
L'arma assunse la stessa aura argentea e pallida della sua padrona, e la-
cer l'armatura del demone come fosse fatta d'aria.
La Guardia Ferale emise un grugnito e fece per volgersi in direzione di
Tyrande, ma la parte superiore del suo corpo vacill. Il demone si accar-
tocci su se stesso. Il colpo di Tyrande era stato talmente preciso che la
vittima al principio non si era resa conto di esser morta.
Non essendosi accorto del rischio mortale che aveva appena corso, Da-
th'Remar grid qualcosa ai suoi compagni. Tyrande non poteva vedere
quel che facevano, ma lo scudo da loro creato non soltanto cominci a e-
stendersi su tutto il territorio circostante, assunse inoltre una sfumatura blu
intenso.
Ci fu un suono simile a uno scoppio e il primo demone che si avventur
in direzione del nuovo incantesimo ricadde all'indietro. Atterr sui suoi
compagni, il suo corpo ridotto ormai in cenere.
Il nuovo incantesimo si dimostr ancor pi efficace. Rallentati dall'ini-
ziale assalto dei demoni, gli Eletti in fuga riuscirono a riguadagnare terre-
no. Tuttavia, alle loro spalle v'era pi di una dozzina di compagni morti,
per lo pi sventrati dalle feroci lame della Legione Infuocata. Alcune pan-
tere della notte, prive di cavalieri e con le schiene sporche di sangue, si
tennero vicine al gruppo di fuggitivi.
Una giovane Eletta accanto a Tyrande prese a gridare, poi si sollev e
svan nella foschia. Un attimo dopo, il suo grido s'interruppe all'improvvi-
so, e il suo corpo ormai spezzato travolse le figure in fuga.
Gli elfi cominciarono a guardarsi attorno pieni d sgomento. Tyrande si
volt indietro e vide, ormai troppo tardi, degli artigli che afferravano un
Eletto pi anziano per trascinarlo lontano dalla loro vista.
Guardie dell'Abisso! grid la sacerdotessa. Attenti! Guardie dell'A-
bisso in arrivo dalla foschia davanti a noi!
Un altro paio di artigli giunsero nelle sue vicinanze. Tyrande lacer il
nemico con la spada e ud il brontolio selvaggio della Guardia dell'Abisso,
che poi batt in ritirata... con una mano monca.
Due incantatori muniti di mantello sollevarono le braccia. Dapprima si
form sulle loro teste quello che sembrava essere un alone, poi si diffuse
su tutto il resto del gruppo.
Ma prima che potessero completare qualsiasi incantesimo avessero in
mente, rimasero travolti da un'esplosione. Le loro cavalcature barcollarono
e i due Eletti caddero a terra.
Dal centro dell'esplosione emerse un Infernale. Tyrande ignorava in che
modo il demone fosse giunto fra i fuggitivi senza essere n visto n perce-
pito ma, al momento, la cosa non aveva molta importanza. L'Infernale pro-
cedeva con violenza verso gli elfi, calpestando le pantere con un semplice
colpo della zampa senza mai perdere l'equilibrio.
Mentre ci accadeva, altri due Eletti vennero disarcionati da una Guardia
dell'Abisso apparsa nel cielo. La sacerdotessa guard Dath'Remar, ma non
giunse alcun aiuto o guida da quella direzione. Il capo degli incantatori era
infatti gi impegnato nel tenere a bada i ranghi sempre pi folti delle
Guardie Ferali. La fuga rallentava a ogni passo e, secondo i calcoli di
Tyrande, non sarebbe passato molto tempo prima che gli Eletti fossero co-
stretti a fermarsi del tutto.
Fren la pantera con le redini, sollev la spada all'altezza del viso e in-
voc nuovamente i poteri che Madre Luna era in grado di concederle. Che
fosse sopravvissuta o meno, Tyrande non poteva rimanere inerme di fronte
alla morte degli altri fuggitivi.
Vi prego, Madre Luna, ascoltatemi, Madre Luna... mormor.
L'aura che circondava la sua lama si diffuse sulla sua figura e si intensi-
fic. Tyrande pens alla luce purificatrice della divinit lunare, e al modo
in cui sotto di essa ogni cosa veniva rivelata per ci che realmente era.
L'aura argentea si fece pi luminosa.
Sotto la luce di Elune, la foschia si dissolse. I demoni a terra e quelli so-
spesi nel cielo non disponevano pi di un riparo. Cosa pi importante,
all'improvviso si rannicchiarono su se stessi e distolsero lo sguardo, inca-
paci di sopportare quella fonte di illuminazione divina.
La loro esitazione diede cos modo ai fuggitivi di agire.
Presto, Dath'Remar! grid Tyrande. Da quella parte!
L'Eletto non aveva bisogno di incoraggiamento. Dath'Remar e i suoi
compagni illuminarono di un fuoco intenso il sentiero portato alla luce dal-
la preghiera della sacerdotessa. Accecati da quel fuoco, i pochi demoni che
avevano di fronte si dimostrarono ostacoli di poco conto e vennero travolti
senza alcuna difficolt.
Continuate a procedere! Continuate a procedere! disse il capo degli
Eletti ai compagni con tono di incoraggiamento. I nemici caddero, incapaci
di resistere alla luce.
Sentendosi pi coraggiosa, Tyrande segu con entusiasmo tutti gli altri.
Il riverbero che la circondava si estendeva anche oltre le parti pi esterne
del gruppo. La sacerdotessa ringraziava incessantemente Elune per il mira-
colo concessole...
Ma Tyrande era appena riuscita ad allontanarsi dalle linee nemiche
quando un paio di artigli la afferrarono e la disarcionarono da sella. Tyran-
de emise un grido di sorpresa e si ritrov sospesa per aria, lontano dai suoi
compagni.
Tyrande lott per divincolarsi, finch non vide il volto deforme di una
Guardia dell'Abisso. Gli occhi del demone erano quasi completamente
chiusi e il respiro affannoso denotava quanto fosse disturbato dalla luce
che circondava l'elfa.
Tyrande assest un colpo di spada in direzione del nemico senza alcuna
esitazione. Il colpo riusc unicamente a fendere l'aria, ma colse comunque
il demone di sorpresa e gli fece perdere la presa da una mano. Tyrande non
ebbe occasione di vedere a quale distanza da terra si trovasse, poteva uni-
camente pregare che Elune attutisse il suo atterraggio.
Con ferma determinazione, affond la lama nel torace della Guardia del-
l'Abisso.
I movimenti a scatti del nemico fecero perdere la presa di Tyrande sulla
spada e quel poco di presa che il demone aveva sull'elfa cess del tutto.
Tyrande afferr il cadavere del demone, sperando di poterlo usare per
ripararsi durante la caduta imminente. Sfortunatamente, in preda ai dolori
atroci della morte, il nemico sfugg alla sua presa.
Tyrande serr gli occhi. Dedic alcune preghiere alla dea, per poi con-
centrare i pensieri su Malfurion. Avrebbe incolpato se stesso per la morte
della sacerdotessa, se ci fosse accaduto in quel momento, e Tyrande non
voleva che un simile peso gravasse sulle sue spalle. Il suo destino sarebbe
stato deciso dagli dei, non dalle azioni del druido. La sacerdotessa sapeva
che Malfurion aveva fatto tutto il possibile, ma che il destino di tutto il suo
popolo era ben pi importante di quello di una singola e misera creatura
quale lei era.
Se solo avesse potuto vedere ancora una volta il suo viso...
Tyrande cadde a terra... e tuttavia, la collisione non fu affatto traumatica
come pensava. Quasi la lasci indenne, tanto meno le procur delle ossa
rotte o un cranio fracassato.
Le sue dita toccarono del fango. Era effettivamente atterrata... ma, se co-
s era, perch era ancora intatta?
Tyrande rotol fino a mettersi in posizione seduta, poi si guard attorno.
Laura che la circondava era ormai svanita, e tutt'attorno non v'era altro che
foschia, se si eccettuavano i corpi ormai distrutti degli elfi e dei demoni
morti.
No... non c'era soltanto questo. Una figura alta, e a lei molto familiare,
emerse dalla foschia ormai di nuovo fitta. Alla vista del nuovo arrivato,
Tyrande sent le gote imbrunire.
Malfurion!
Ma quasi nello stesso istante in cui aveva pronunciato quel nome si rese
conto di aver sbagliato.
Cercando di reprimere un ghigno, Illidan si chin su di lei. Stupida
sciocca... Le porse una mano. Vieni con me... se intendi vivere abba-
stanza a lungo da vedere il modo in cui salver il mondo!
Capitolo quindici
L'Anima dei Demoni brillava intensamente al centro del Pozzo dell'E-
ternit. Nei recessi dell'abisso formato dall'incantesimo di Sargeras, le e-
nergie scatenate dall'Anima dei Demoni da un lato e dal Pozzo dall'altro
ribollivano senza sosta, e stavano lentamente formando un portale stabile.
Dal suo regno mostruoso, il signore della Legione era pronto a fare il suo
ingresso nell'ultimo mondo scelto. Presto, molto presto, avrebbe cancellato
ogni forma di vita da esso...
Ma c'erano altre creature che attendevano con trepidazione, creature che
coltivavano sogni oscuri ben pi antichi di quelli del signore dei demoni.
Attendevano da un tempo incalcolabile di trovare il modo di fuggire dalla
loro prigionia, per potersi riappropriare di ci che era stato loro. Ogni pas-
so verso la solidit del portale da parte di Sargeras rappresentava un passo
verso la loro liberazione. Con l'aiuto del Pozzo, dell'Anima dei Demoni e i
poteri del signore della Legione, le creature sarebbero riuscite a creare un
varco nella loro prigione eterna.
E, una volta aperto quel varco, non vi sarebbe stato alcun modo per ri-
chiuderlo.
Gli Dei Antichi attendevano. Lo facevano ormai da cos tanto tempo da
poter continuare ancora per un po'.
Ma solo per un po'...
Con l'ingresso di Sargeras senza dubbio imminente, Archimonde si butt
a capofitto nella battaglia. Strapp i demoni da qualsiasi altro intento, ben
sapendo che la sconfitta della spedizione sarebbe stata la sconfitta di tutta
Kalimdor.
La spedizione, a sua volta, combatteva perch non aveva altra scelta. Gli
elfi, i tauren, e tutti gli altri sapevano che arrendersi voleva dire inchinarsi
di fronte alle lame dei demoni. Se fossero crollati, non l'avrebbero certo
fatto prima di donare tutto il possibile alla causa.
Malfurion cercava di svolgere la propria parte nella battaglia. I suoi in-
cantesimi evocavano turbini in grado di travolgere guerrieri e bestie, per
poi farli cadere da altezze vertiginose. I semi da lui gettati nell'aria nel ven-
to sbocciavano dentro il ventre dei demoni, fino a sventrarli e a farli a pez-
zi. I cadaveri senza vita crollavano sugli altri nemici, causando ulteriore
scompiglio.
Nel sottosuolo, Malfurion trov animali come i vermi che fino a quel
momento erano stati capaci di nascondersi ai demoni. Da lui incitati, pre-
sero a smuovere la terra fino a renderla instabile. I guerrieri muniti di zan-
ne all'improvviso affondarono sotto terra come se fossero nelle sabbie mo-
bili, mentre altri ancora si impantanarono, diventando cos facili prede de-
gli arcieri e dei lancieri.
In cielo, i demoni mantenevano ancora il controllo, ma a caro prezzo. Ja-
rod aveva ordinato agli arcieri di concentrarsi quasi esclusivamente sulle
Guardie dell'Abisso e molte morirono con dei dardi infilzati nel collo.
Le Guardie della Luna combattevano valorosamente contro gli Eredar,
gli Infernali e, pericolo ben peggiore, contro i Signori dell'Abisso. Gli elfi
vennero rafforzati non soltanto dalla presenza di Rhonin e Krasus ma an-
che dagli sciamani presenti fra i tauren e i furbolg. Gli sciamani agivano in
modo pi discreto, ma i risultati erano comprovati dal fatto che gli stregoni
crollavano a terra morti.
Ciononostante, v'erano comunque altri demoni sempre pronti a rimpiaz-
zare i caduti.
Brox era in prima fila insieme a Jarod e ai leggendari custodi di Kalim-
dor, e il suo aspetto era incredibile al pari di quello delle creature che lo at-
torniavano. L'orco sorrideva come mai aveva fatto dall'inizio della batta-
glia, durante la quale lui e i suoi compagni attendevano una morte valoro-
sa. Senza dubbio, il guerriero incanutito credeva di morire in quello scon-
tro, ma la sua ascia, quasi fosse dotata di volont propria, travolse nemici
su nemici come se bramasse la carne dei demoni. Non erano semplicemen-
te i poteri magici racchiusi nell'arma a causare tali danni agli avversari, ma
anche l'abilit con la quale l'orco la brandiva. Brox era un maestro nella
sua arte, ed era quello il motivo principale per cui il suo capo trib, Thrall,
aveva scelto proprio lui.
Poi, un branco di bestie ferali colse uno degli orsi di sorpresa, balzando
sulla vittima e riuscendo a farla cadere rapidamente. Prima ancora che il
mastodontico avversario toccasse terra, un'altra ventina di demoni si un al
primo branco. Le loro ventose aderirono all'istante al corpo villoso dell'or-
so e i mostri bevvero avidamente la magia del colosso... privandolo dun-
que della vita.
Il gemello del semidio caduto rugg di rabbia non appena vide quel che
era accaduto. Travolse delle Guardie Ferali e si gett contro le orrende
sanguisughe. Il semidio le strapp una dopo l'altra dalla figura ormai im-
mobile, continuando a decapitare teste e rompendo schiene durante
quell'azione.
Ma non appena raggiunse il gemello, fu subito evidente che il suo soc-
corso era arrivato troppo tardi.
Sollev in alto la testa, ed espresse il proprio dolore in un ruggito, poi si
volt verso i ranghi nemici e cominci a schiacciarli come fossero di carta.
Nonostante le lance e altre armi lo punzecchiassero senza sosta, affond
ancora pi nelle fila della Legione Infuocata, e si allontan rapidamente
dai propri compagni finch non fu pi visibile. Brox e Jarod, vicini alla li-
nea frontale, udirono il suo ultimo grido valoroso... poi notarono con aria
lugubre il silenzio che ne segu.
Dappertutto v'erano morti, e non era insolito per i combattenti duellare
posizionandosi in cima a mucchi di cadaveri. I semidei combattevano a
fianco degli elfi della notte, che a loro volta erano spalleggiati dai tauren e
questi dai furbolg. Gli earthen, come la maggior parte degli altri, avevano
un'espressione lugubre.
Cenarius era ancora a capo dei leggendari custodi di Kalimdor e travolse
i demoni con una tale violenza da scioccare perfino Krasus e Rhonin. I
suoi artigli lacerarono armature e carni, riversando le viscere dei nemici
sul campo di battaglia. Il signore della foresta combatteva come posseduto
e con la morte di ciascun compagno, i suoi sforzi si facevano pi intensi e
letali. Sembrava intenzionato a vendicare tutti coloro che erano periti in
battaglia, indipendentemente da quel che ci avrebbe comportato per la sua
sopravvivenza.
E, purtroppo, non cessavano di perire. Con le Guardie Ferali che si av-
ventarono su di lui come belve sulla preda, il grande verro, Agamaggan,
infine vacill. Si scagli contro diverse bestie ferali, facendole balzare in
aria o infilzandole con le zanne, ma poi, infine, il peso di cos tanti demoni
si dimostr eccessivo. Il semidio cadde in ginocchio, e i suoi instancabili
avversari presero ad accanirsi senza sosta contro il suo torace. L'enorme
bestia riusc a liberarsi di alcuni nemici che gli erano addosso, ma quello
fu l'ultimo sforzo che riusc a compiere. Con il sangue che colava dalle
numerose ferite, emise un lamento... poi si ferm immobile. Ciononostan-
te, gli attacchi feroci sul suo corpo non cessarono, e i demoni erano tal-
mente concentrati nella carneficina da non rendersi conto di averlo gi uc-
ciso.
Quell'ultima morte fece infuriare ancor di pi Cenarius. Si avvent sui
demoni che stavano ancora facendo a pezzi il cadavere martoriato del ver-
ro. Il signore della foresta tagli loro il collo o li infilz contro la criniera
del compagno caduto. La sua furia era tale che divent l'obiettivo principa-
le della Legione Infuocata. La mano invisibile di Archimonde guidava i
demoni pi potenti, che concentrarono l'attenzione su Cenarius.
Krasus e gli altri facevano fatica a lottare per la propria sopravvivenza,
dunque non erano in grado di aiutarlo. Finch un numero sempre maggiore
di temibili guerrieri circondarono il maestro di Malfurion fino a nasconde-
re quasi del tutto le sue corna.
Poi... proprio mentre sembrava che anche lui sarebbe crollato, vi fu nuo-
vamente il lampo di luce bianca gi avvistato in precedenza da Rhonin.
Una sagoma enorme a quattro gambe colp lo sciame di demoni frontal-
mente. Delle corna ben pi massicce di quelle del signore della foresta
scagliarono via a gruppi i guerrieri che infierivano su Cenarius. I suoi e-
normi zoccoli schiacciarono i crani dei nemici e lacerarono le armature, ri-
ducendoli ad ammassi deformi.
La sorprendente creatura divent visibile soltanto alla fine. Imponente,
sull'ormai debole Cenarius, un magnifico cervo bianchissimo teneva a ba-
da i demoni. Il suo manto brillava cos tanto che i servitori della Legione
Infuocata ne rimasero quasi accecati, diventando facile preda dell'enorme
animale.
Senza sosta, il cervo utilizz le proprie corna per sgomberare il campo di
battaglia dai nemici. Nulla, nemmeno gli Infernali, erano in grado di ral-
lentare i suoi sforzi. Allontan i membri della Legione Infuocata non sol-
tanto da Cenarius, ma anche dalle immediate vicinanze, dove si trovavano
gli altri difensori.
Brox e Jarod all'improvviso si ritrovarono sotto lo sguardo travolgente
del cervo. La creatura non comunic alcuna parola ai due, ma riuscirono
comunque a intuire che dovevano trascinar via Cenarius dalla battaglia.
Brox e Jarod agirono non appena una nuova ondata di nemici part alla ca-
rica. Ma dove il cervo si trovava, nulla rimaneva a lungo in vita. File e file
di demoni avanzarono con le armi pronte, soltanto per finire fatti a pezzi
pochi attimi dopo.
Ma se le armi della Legione non erano in grado di abbattere quel nuovo
paladino, l'orda disponeva di altri strumenti pi subdoli. All'improvviso,
dal cielo giunsero dardi neri, che bruciarono il terreno nelle immediate vi-
cinanze del cervo. Sulla scia dei dardi eruppero delle fiamme verdastre che
bruciarono il manto incontaminato del semidio. Dei pezzi carbonizzati di
terra si animarono e, dopo aver assunto la forma di mani munite di artigli,
afferrarono strette le quattro gambe del cervo.
Poi, i ranghi demoniaci si fecero da parte... e nel temibile spazio creatosi
avanz Archimonde in persona.
A ogni passo facendosi pi vicino al cervo, Archimonde cresceva di di-
mensioni, finch non divent alto quanto il suo avversario. In contrasto
con i suoi frenetici servitori, il comandante dei demoni aveva un'espressio-
ne impassibile, e per questo ancor pi spaventosa. Non recava armi, ma i
suoi pugni serrati emanavano quasi lo stesso fuoco mostruoso che circon-
dava il cervo.
Il semidio trem e distrusse gli artigli fatti di terra. Poi, con uno sbuffo
di sfida, abbass le corna per affrontare il capo dei demoni.
Il loro scontro venne segnalato da un tuono e da un tremore che fecero
sobbalzare anche i combattenti pi distanti. Sia i demoni che gli elfi della
notte fuggirono dalla terribile furia del loro duello. Laddove gli zoccoli del
cervo colpirono duramente il terreno brullo, alcune lingue di fuoco si in-
nalzarono nel cielo. A loro volta, i piedi di Archimonde affondarono nel
profondo del terreno, creando fenditure e collinette pi alte di guerrieri
demoniaci.
Delle cicatrici sanguinanti sulla pelle del cervo indicavano il passaggio
degli artigli del demone. Alcuni segni profondi e scintillanti da cui riflui-
vano fiamme verdi emersero a loro volta sulla pelle all'apparenza inattac-
cabile di Archimonde. I due avversari stavano combattendo, e nessuna cre-
atura vivente os avvicinarsi.
Pi indietro, Brox e Jarod, raggiunti a met strada da Dungard l'earthen,
condussero Cenarius nel luogo in cui si trovava Krasus. Ponendosi a ri-
schio di un attacco da parte degli Eredar, il mago anziano si era ritratto dal-
la battaglia per esaminare le condizioni di salute del signore della foresta.
Ha subito molte ferite gravi mormor Dungard estraendo la pipa.
L'hanno colpito gravemente concord il mago dopo aver toccato il to-
race di Cenarius con le mani. Il veleno che scorre nel corpo dei demoni
ha avuto su di lui degli effetti pi gravi che non sulla maggior parte degli
altri, probabilmente per via del suo forte legame con Kalimdor. Krasus
fece una smorfia. Tuttavia, credo che sopravvivera...
In quel momento, il semidio mormor qualcosa. Soltanto Krasus riusc
ad avvicinarsi abbastanza da poter udire le sue parole e, non appena si sol-
lev, sul suo volto apparve un'espressione di tristezza.
Che cosa c'? chiese Jarod.
Ma prima che Krasus potesse rispondere, dal campo di battaglia giunse
un terribile grido di dolore. Non appena si voltarono tutti per capirne la
provenienza, videro Archimonde con un braccio attorno al collo dell'enor-
me cervo, e l'altra mano che torceva il muso del custode del mondo. La te-
sta del cervo era stata spostata lateralmente, perci aveva gridato.
Krasus balz in piedi. No! Non  possibile!
Ma era ormai troppo tardi. Il demone, con la stessa espressione indiffe-
rente, serr ulteriormente la presa.
Un terribile suono stridulo echeggi per tutta la regione e, per un attimo,
non si ud alcun altro rumore.
Nella presa di Archimonde, il valoroso soccorritore di Cenarius cadde
molle e ormai privo di vita.
Mostrando un distacco quasi immediato, l'arcidemone gett per aria
l'avversario, come si potrebbe fare con degli avanzi. Poi si ripul le mani e
port lo sguardo sugli sconvolti difensori.
All'improvviso, dei viticci striscianti balzarono dal terreno e afferrarono
le membra di Archimonde tenendole strette. Per nulla impressionato, l'ar-
cidemone lacer un gruppo di viticci, ma non appena cerc di gettarli via,
questi si attorcigliarono ai suoi polsi. Allo stesso tempo, ne emersero altri
nel punto in cui aveva eliminato i precedenti.
Malfurion Stormrage fece un passo avanti e fiss il demone distante con
uno sguardo altrettanto affranto di quando aveva annunciato agli altri il ra-
pimento di Tyrande. Un'aura statica lo circondava e mormorava qualcosa
tenendo in mano un piccolo oggetto che a prima vista Krasus pens fosse
una foglia simile a quella dei viticci.
Archimonde non mut mai espressione, ma i suoi movimenti si fecero
pi frenetici. I viticci ormai ricoprivano tre quarti del suo immenso corpo
ed erano in procinto di avvolgere anche la parte rimanente.
Forse resosi conto di ci, l'arcidemone cess i tentativi di spezzare le
piante che lo strangolavano. Invece, serrando gli occhi, divincol le brac-
cia in modo da unire le mani.
E non appena batt i palmi uno sull'altro... il temibile comandante della
Legione Infuocata svan in un riverbero di fiamme verdi.
Malfurion rimase a bocca spalancata. Cadde in ginocchio e scosse la te-
sta.
Non sono riuscito ad aiutarlo... Brox e il mago lo udirono mormorare.
Non sono riuscito ad aiutare il mio shan'do nel momento di maggior bi-
sogno...
L'orco e l'earthen guardarono verso Krasus in cerca di una spiegazione.
La figura avvolta dal mantello contrasse le labbra per un attimo, poi, spie-
g con voce calma: Il grande drago verde, l'Aspetto di nome Ysera,  la
madre di Cenarius, il signore della foresta.
Dungard, che stava aspirando fumo dalla pipa, inarc il sopracciglio e
disse: Il mio popolo aveva sempre creduto che fosse stata Elune a genera-
re il signore della foresta...
La vera storia  piuttosto complicata rispose Krasus.
Brox continu a rimanere in silenzio, consapevole che vi fosse dell'altro.
Suo padre... prosegu il mago suo padre  l'antico spirito dei boschi,
Malorne...
Dopo un po', l'orco disse: Quindi?.
Malorne...  anche chiamato il Cervo Bianco.
Dungard fece quasi cadere la pipa. Un profondo respiro da parte di Brox
segnal che anche lui aveva capito. Volse lo sguardo verso l'enorme cervo
che giaceva fra gli altri cadaveri. Il padre era accorso per salvare il figlio
mettendo a repentaglio la propria vita, qualcosa che l'orco comprendeva al-
la perfezione.
Non sono riuscito ad aiutarlo... ripeteva Malfurion costringendosi a
sollevarsi in piedi. Poi guard Krasus. Da voi, ho saputo che Ysera era la
madre del mio shan'do, cosa gi di per s sorprendente, ma conoscevo gi
la verit su Malorne. Cenarius mi aveva confidato durante i miei studi di
essere il figlio del Cervo Bianco... L'elfo serr i pugni. Quando ho visto
quel che Archimonde aveva fatto al padre di colui che  stato come un ge-
nitore per me, non ho desiderato pi nient'altro al mondo che privare quel
mostro della vita.
Krasus pos una mano in segno di conforto sulla spalla del druido. Fat-
ti coraggio, giovane elfo. Sei riuscito ad allontanare Archimonde dalla bat-
taglia, cosa non da poco... Il mago serr gli occhi a fessura nel guardare
oltre il compagno, in direzione del campo di battaglia ormai pieno di cada-
veri. Almeno ci far guadagnare del tempo...
Malfurion si riprese dal dolore. Stiamo perdendo, non  vero?
Temo di s. Nonostante tutti i nostri sforzi, i demoni si dimostrano co-
munque troppo forti. Ero sicuro... credevo... Krasus disse con rabbia. Ho
osato sfidare il Tempo, e ho agito nonostante io stesso fossi dubbioso su
quel che stavo facendo... e non ho ottenuto altro che una serie di calami-
t!
Non capisco...
Sappi unicamente questo: a meno che i draghi non giungano qui, e al
pi presto, perderemo la guerra, se non a causa delle armi della Legione
Infuocata per via di un male ancora pi oscuro e antico che manipola per-
fino il temibile Sargeras! Sai ci di cui sto parlando! Anche tu hai avverti-
to la loro atroce presenza! Sai in cosa vorrebbero trasformare questo mon-
do! Loro...
Krasus si lasci sfuggire un grido.
Cosa... prese a dire il druido.
Krasus si acquatt contro il terreno. Gli altri osservarono con orrore le
sue gambe tramutarsi in pietra.
 stato un Eredar! grid Malfurion. Sent le sue stesse gambe che co-
minciavano a pietrificarsi e url: Brox! Vai a cercare Rhonin....
Ma l'orco non si trovava in condizioni migliori dell'elfo. Per quanto Ar-
chimonde fosse rimasto ferito, era palese a tutti che avesse orchestrato
quell'insidioso incantesimo destinato unicamente a loro. Il luogotenente di
Sargeras sapeva bene che uccidere Krasus e compagni avrebbe posto fine
al maggiore ostacolo alla vittoria della Legione Infuocata. Perfino Jarod
era stato ferito.
Poi, non appena ciascuno di loro avvert la pietra farsi strada a forza nei
polmoni per strozzare loro il respiro, udirono nelle loro menti una voce
femminile che don loro conforto e protezione. "Non temete" diceva "re-
spirate..."
All'unisono, Krasus, Malfurion, Brox e Jarod inspirarono pieni di grati-
tudine. Allo stesso tempo, notarono il vento sollevarsi insieme all'incredi-
bile ombra che passava sulle loro teste.
 arrivata! rugg Krasus sollevando le mani al cielo. Sono arrivati!
Il cielo si riemp di draghi.
Erano rossi, verdi e bronzei: gli stormi di Alexstrasza, Ysera e dell'as-
sente Nozdormu. I due Aspetti dominavano la flotta e con pochi possenti
battiti delle ali percorrevano distanze di gran lunga pi ampie di quelle dei
draghi di grosse dimensioni che erano loro accanto.
All'unisono, i giganti affondarono verso il basso in direzione dei demoni,
ancora concentrati sui nemici disposti sulla terraferma.
Jarod! grid Krasus voltandosi verso il comandante della spedizione.
Fa' in modo che i corni emettano suoni talmente forti e protratti che non
si possa fraintendere il loro significato! Possiamo ancora vincere!
Jarod afferr la pantera della notte a lui pi vicina e part. Mentre svani-
va in lontananza, i draghi partirono all'attacco del nemico.
Una schiera di giganti color cremisi spalanc le imponenti fauci e spri-
gion un inferno di fiamme. Il fuoco divamp sulle linee frontali della Le-
gione Infuocata, e diverse migliaia di demoni incenerirono nel giro di po-
chi attimi.
I draghi color bronzo travolsero i ranghi demoniaci... mentre passavano,
i mostruosi guerrieri indietreggiavano. Tuttavia, se il Tempo si era ormai
ribellato contro di loro, non era lo stesso per coloro disposti sulle file suc-
cessive. Giunse il caos mentre una collisione di enormi proporzioni caus
un totale scompiglio fra i combattenti di Archimonde.
Uno dei draghi bronzei per, ormai sfigurato, mentre gli Eredar e i Na-
threzim cercavano di ricacciare indietro quell'attacco cos poderoso. Ma i
loro incantesimi si rivelarono imperfetti e si scontrarono l'uno con l'altro
mentre la flotta di Ysera solcava il cielo sopra di loro. Gli occhi chiusi e
sognanti dei draghi verdi suscitarono incubi nelle menti degli incantatori.
Gli stregoni si guardarono l'un l'altro ma non videro altro che il nemico
davanti a s.
Reagirono dunque di conseguenza. Gli Eredar uccisero gli altri Eredar, e
i Nathrezim si unirono volentieri al massacro. Intrappolati negli incubi a
occhi aperti generati dai draghi verdi, i demoni si dimostrarono impietosi
contro i propri simili e perfino Archimonde non era in grado di ridestarli
da quel fatale errore.
Lontana dal trambusto, Alexstrasza discese verso il punto in cui la atten-
devano Krasus e gli altri. Ysera prese a fare lo stesso, ma poi, con grande
stupore di coloro che la conoscevano, spalanc gli occhi all'orrenda visio-
ne posta in mezzo al campo di battaglia. Le sue meravigliose orbite di un
color giada scintillante assorbirono la visione del cadavere bianco munito
di corna.
Il cadavere di Malorne.
Il drago si lasci sfuggire un lamento, non un ruggito, bens un lamento
davvero disperato, poi vol in direzione del gigantesco cervo. I demoni
ancora presenti nella zona caddero preda della sua rabbia. Ysera ne travol-
se diversi e fece balzare per aria tutti gli altri con un battito della masto-
dontica ala.
Non appena non fu rimasto nessuno su cui sfogare il proprio dolore, Co-
lei che Rappresenta il Sogno discese accanto al cervo e pos il mento sulla
sua testa fracassata. Ysera trem, tutto il suo corpo era in preda ai sin-
ghiozzi.
Sapevamo di arrivare troppo tardi... riusc a dire Alexstrasza guardan-
dola con molta comprensione. Ma non cos tardi da assistere a questo...
Cenarius  ancora vivo osserv Krasus. Bisogna farle capire questo.
Con un cenno del capo, l'Aspetto della Vita chiuse momentaneamente
gli occhi. Un attimo dopo, Ysera sollev la testa e guard verso di loro. I
due giganti si fissarono, poi Ysera si libr dal corpo di Malorne.
Gli altri indietreggiarono mentre lei atterrava accanto a Cenarius, ancora
privo di conoscenza. Con estrema delicatezza, Ysera prese fra le zampe il
signore della foresta coricato a terra.
Soffriranno delle pene talmente atroci che qualsiasi cosa abbiano al po-
sto del cuore alla fine esploder... rugg l'Aspetto. Porter al loro cospet-
to demoni della loro stessa specie, che li condurranno verso la follia fino a
farli pensare a nient'altro che alla morte... ma non permetter che si risve-
glino abbastanza da raggiungerla...
Avrebbe continuato a parlare, e avrebbe anche realizzato il suo intento,
ma Krasus os interromperla. Donate alla Legione il destino che merita,
Padrona del Sogno, ma non dimenticate che le sorti di Kalimdor, per le
quali Malorne e Cenarius hanno combattuto fino alla fine,  ancora incer-
to! Sargeras sta cercando un ingresso nel piano mortale... e gli Dei dell'An-
tichit stanno tentando di manipolare il signore dei demoni per riuscire a
fuggire dalla loro prigionia!
Ne siamo ben consapevoli intervenne Alexstrasza prima che Ysera,
ancora sconvolta, potesse ribattere al mago. Cos' che dobbiamo fare?
La battaglia deve proseguire qui, ma deve anche estendersi fino a Zin-
Azshari... e al Pozzo. Ci sar bisogno sia dell'intervento dei draghi sia dei
mortali, poich laggi vi sono molti elementi da affrontare.
Dicci cosa hai in mente. Ysera quasi si ribell all'accondiscendenza
della sua compagna, ma Alexstrasza non avrebbe ammesso alcun indugio,
nemmeno da lei. Lo conosci! Non devi far altro che sondare la sua anima
per capire che dobbiamo prestare ascolto alle sue parole!
Il drago color smeraldo infine chin il capo. L'importante  che i de-
moni soffrano.
Soffriremo tutti prosegu il mago incappucciato. Se non impediamo
al portale di stabilizzarsi fino in fondo... Krasus volse lo sguardo alla lon-
tana Zin-Azshari. Un'eventualit che potrebbe non essere cos remota, se
quel che percepisco ha un senso...
Sargeras avvert lo sgomento interiore di Archimonde. Il signore dei
demoni era deluso dal suo servitore pi fidato, che mai aveva fallito prima
di allora, ma ci sarebbe stato modo di punirlo pi avanti. Il portale era stato
quasi completato. Sargeras si chiedeva perch avesse impiegato tutto quel
tempo per prendere in considerazione quel piano. Si era dimostrato cos
semplice.
Tuttavia, a lungo termine, quei particolari non sarebbero risultati impor-
tanti. Tutto quel che contava era che presto sarebbe giunto a Kalimdor e
non appena ci fosse accaduto, nessun drago sarebbe stato in grado di sal-
vare il mondo...
Percepirono l'approssimarsi della libert. Com'era ironico che sarebbe
stata una creatura un tempo parte della schiera dei Titani a rivelarsi lo
strumento della loro scarcerazione! C'era voluta la forza congiunta di molti
Titani per catturarli; dopo il loro ritorno trionfale, liberarsi di quell'unica
creatura arrogante e convincere i suoi servitori a servire la loro causa non
avrebbe comportato grandi sforzi.
Il portale si fece pi stabile. Il momento in cui appropriarsene si faceva
sempre pi vicino. La cosa pi divertente era che quelle piccole creature
patetiche che avevano lottato contro i guerrieri di Sargeras, il Titano tradi-
tore, credevano di potersi riappropriare del disco. Perfino in quello stesso
momento, le entit imprigionate riuscirono a percepire la presenza dei dra-
ghi, creature che avevano servito i Titani, avvicinarsi al Pozzo.
Vi avrebbero trovato una sorpresa davvero fatale.
Capitolo sedici
La tempesta infuriava sul Pozzo, talmente violenta che, perfino da quella
distanza, Malfurion riusciva a percepirla fin troppo facilmente. Non si trat-
tava di una tempesta usuale, nemmeno per coloro che erano avvezzi al ru-
more delle acque magiche. In questo caso, i poteri insiti nella tempesta non
facevano parte del mondo mortale, ma erano dei poteri troppo simili a
quelli sprigionati dalla Legione Infuocata.
Da essa... e anche da qualcos'altro.
Il druido non era in grado di capire bene chi o cosa fossero i tre Dei
dell'Antichit, bench fosse stato toccato dalla loro malvagit atavica. A
dire il vero, Malfurion non voleva saperne di pi. Ci che si era insinuato
nella sua mente durante la missione nel rifugio di Deathwing si era rivelato
sufficiente per fargli comprendere che quegli esseri non dovevano in alcun
modo avere accesso a Kalimdor... ammesso che ci fosse pi facile rispet-
to all'impedire la venuta del signore della Legione.
Malfurion sollev lo sguardo verso le poche speranze di sopravvivenza
che il suo mondo poteva avere. Una dozzina di draghi, con Alexstrasza e
Ysera al comando. Un altro esemplare femmina che rappresentava i bron-
zei veniva immediatamente al loro seguito. Altre tre creature di ciascuno
stormo procedevano immediatamente dietro, tutte consorti di uno degli
Aspetti, incluso Nozdormu, menzionato in precedenza da Krasus.
Il mago stesso era in sella al gigante color cremisi, e sembr assaporare
il vento mentre si libravano ih aria. Sapendo ci che realmente era, Malfu-
rion nutriva il sospetto che Krasus cercasse di figurarsi come uno dei gi-
ganti che lo attorniavano, con le ali dispiegate nell'aria.
Brox invece era in sella al capo dei bronzei, e Rhonin su uno dei consor-
ti di Alexstrasza. Il consorte pi anziano dell'Aspetto rosso, Tyranastrasz,
dirigeva gli sforzi congiunti dei draghi diretti contro Archimonde, ma tutti
gli altri consorti erano accanto ad Alexstrasza, tranne il ferito Korialstrasz.
Malfurion invece ebbe l'onore di cavalcare in sella a Ysera. Era stata lei, in
effetti, a insistere per trasportare proprio lui.
Lui  orgoglioso di te aveva detto l'Aspetto al druido, riferendosi a
Cenarius e mi sento in debito con te per quello che hai cercato di fare per
lui e Malorne...
Incapace di articolare una risposta degna, Malfurion si era limitato sem-
plicemente a inchinarsi davanti a lei, per poi scivolarle in sella.
Cos, si erano librati nell'aria in tutta semplicit, per affrontare la temibi-
le forza del signore dei demoni, e di coloro che lo manipolavano.
In tutta semplicit... ben consapevoli del fatto che avevano alte probabi-
lit di morire.
Tuttavia, per Malfurion le cose erano ben pi complesse. Ormai, non nu-
triva molti timori per la propria morte, se essa si fosse rivelata abbastanza
degna da poter fermare la minaccia nemica, ma nei suoi pensieri v'erano
anche altre creature. Da qualche parte, nei pressi della destinazione del lo-
ro viaggio, vicino o all'interno dell'immensa Zin-Azshari, sperava di ritro-
vare Tyrande e Illidan.
Non riusciva ancora a perdonare se stesso per quel che era accaduto a
Tyrande e non poteva nemmeno biasimarla se non fosse riuscita a perdo-
narlo a sua volta. Aveva fatto in modo che cadesse nelle grinfie dei demo-
ni, un destino davvero inimmaginabile. No. Se, come sperava, Tyrande era
ancora viva, non si aspettava da lei nient'altro che disprezzo e odio.
Quel che si attendeva da suo fratello, se mai l'avesse incontrato, non o-
sava nemmeno immaginarlo, ma doveva comunque fare qualcosa per aiu-
tare Illidan.
Qualcosa...
Illidan, ti prego! Devi prestarmi ascolto! Tyrande sbott mentre l'in-
cantatore la trascinava via con s. Non era il primo intervento che faceva,
ma in quell'occasione sper che l'amico d'infanzia avrebbe prestato atten-
zione alle sue parole. Non  questo il cammino che dovresti intraprende-
re! Pensaci bene! Se accogli i poteri della Legione, verrai contaminato
sempre di pi dalla loro malvagit!
Non dire sciocchezze! Io salver Kalimdor! Sar il suo amato eroe! Si
volt verso di lei. Non capisci? Nessun altro metodo ha funzionato! Non
abbiamo fatto altro che combattere e la Legione continua ad avanzare! Alla
fine mi sono reso conto che l'unico modo per affrontare i demoni era quel-
lo di considerarli come soltanto loro sanno fare riguardo a se stessi! Dob-
biamo usare i loro stessi poteri per ritorcerli contro di loro! Per questo so-
no giunto fin qui, fingendo di unirmi a loro! Ho perfino ingannato il loro
padrone fino a farmi concedere i suoi doni pi ambiti...
Doni? Consideri quel che ha fatto ai tuoi occhi un dono?
Il fratello di Malfurion si erse contro di lei, e per un attimo sembr pi
simile a un demone che non a un elfo. Se tu potessi vedere nel modo in
cui io vedo, sapresti quali poteri eccezionali mi ha concesso... Con un
sorriso irritante, Illidan le concesse di vedere ancora una volta le due cavit
in cui un tempo si trovavano i suoi occhi. Non fece caso al momento in cui
Tyrande, come aveva fatto la prima volta in cui aveva esaminato l'orrore
celato dietro la benda, si ritrasse involontariamente. Illidan si risistem la
striscia di tessuto e concluse: S, i doni pi immensi che si possano con-
cepire... e le armi pi potenti da usare contro la Legione Infuocata.
L'incantatore la trascin di nuovo con s e sebbene la sacerdotessa fosse
in grado di divincolarsi, in verit non intendeva per davvero allontanarsi da
Illidan. Tyrande infatti era preoccupata per lui, per il suo cuore e per la sua
mente, e intendeva fare tutto il possibile per cercare di salvarlo. Gli inse-
gnamenti di Elune la guidavano soltanto in parte. Tyrande ricordava anco-
ra intensamente il giovane Illidan, un tempo pieno di speranze, sogni e be-
nevolenza.
Sperava soltanto che parte di quell'Illidan pi giovane ancora albergasse
dentro quella sagoma distorta e troppo ambiziosa che la trascinava piena di
bramosia nella terra devastata dai demoni.
Al pensiero delle mostruosit in armatura da lei gi affrontate in batta-
glia, Tyrande si guard attorno mentre si facevano strada nella citt in ro-
vina. In ogni momento, la sacerdotessa si aspettava di vedere uno dei mo-
struosi guerrieri spuntar fuori dalle rovine per attaccarli. Senza dubbio,
Mannoroth doveva essere ormai a conoscenza del tradimento di Illidan.
Forse perch aveva notato i suoi sguardi o perfino aveva letto i suoi pen-
sieri, l'incantatore vestito di nero inform Tyrande con fare malizioso:
Mannoroth  completamente concentrato sull'incantesimo in atto nel Poz-
zo e non ha un'alta opinione di me in generale. Ho generato l'illusione di
essere tornato nei miei alloggi per meditare. Illidan fece un ampio ghi-
gno. Inoltre, la fuga di diversi Eletti, e con essi della sacerdotessa di Elu-
ne, ha spostato la loro attenzione altrove.
In lontananza, si udirono i corni della Legione intonare l'inizio della cac-
cia. Tyrande si rivolse a Elune affinch vegliasse su Dath'Remar e i suoi
compagni. Avevano molta strada da compiere e troppi demoni da combat-
tere.
Ignaro delle sue preoccupazioni per gli Eletti, Illidan fece un ghigno e
aggiunse: S, tutti questi fattori dovrebbero fornirmi tempo sufficiente per
realizzare il mio intento!.
E sarebbe? Mentre chiedeva, Tyrande vide in lontananza le scure ac-
que cariche di presagi negativi. Perch siamo diretti al Pozzo?
Perch  mia intenzione trasformare il portale di Sargeras in un vortice
che risucchier i demoni da. Kalimdor fino a ricacciarli nel regno degli in-
feri! Rovescer completamente l'effetto del disco del drago nero! Pensaci!
Con un unico incantesimo, non soltanto salver la nostra gente, ma tutte le
cose!
L'espressione sul volto di Illidan mut, quasi come se cercasse approva-
zione da parte di lei. Tuttavia, quando vide che Tyrande non mostrava nel-
l'immediato tale emozione, Illidan torn a essere brusco come prima.
Credi che io non ne sia capace! Forse se al posto mio ci fosse il tuo ca-
ro Malfurion, salteresti qua e l e batteresti le mani per la sua trovata ge-
niale!
Non  affatto cos, Illidan!  solo che...
Non importa! L'incantatore scrut il paesaggio in tempesta alla ricerca
di qualcosa. Il suo sguardo mostruoso cadde su una casa ricavata dagli al-
beri e ormai crollata. La posizione della quercia avrebbe fornito loro una
visuale perfetta del Pozzo dell'Eternit.  perfetto! Vieni!
Scagliata letteralmente in avanti, Tyrande si fece strada fra i resti dell'e-
dificio in rovina. L'incantatore la seguiva subito dietro e quasi la spingeva.
Non appena Tyrande sal sulla struttura rovesciata, pest qualcosa con il
piede.
Un teschio.
Si ritrov in mezzo a una pila di ossa provenienti da almeno cinque o sei
creature diverse. Nessuno scheletro era intatto e la maggior parte delle ossa
avevano dei profondi ed evidenti tagli e graffi. Tyrande trem, nella spe-
ranza che le bestie ferali avessero banchettato sulle carcasse ormai esangui,
non su vittime vive e indifese. Per esperienza, per, temeva comunque il
peggio.
Potrai pregare per loro una volta che avr tratto in salvo tutti noi os-
serv sdegnoso Illidan. Proprio davanti a noi v' quel che sembra il mi-
gliore...
Una mostruosa bestia ferale balz fuori dalle tenebre.
Atterr Illidan prima che questi fosse in grado di reagire. Tyrande url,
poi invoc all'istante i poteri di Elune.
Ma prima che potesse fare qualcosa, la bestia ferale, con i tentacoli gi
pronti ad aderire al torace di Illidan, emise un urlo atroce. Il demone si
contorse su se stesso mentre Illidan si rialzava con calma da terra. La mano
destra dell'incantatore teneva ferme le due ventose.
Potrei utilizzare la stessa magia di cui ti sei nutrita finora... comment
quasi in maniera avventata rivolgendosi alla creatura.
L'elfo della notte posizion il palmo sinistro contro le ventose. Tuttavia,
a differenza del consueto, la bestia ferale non mostr alcun interesse a cer-
care di attingere magia dalla sua presunta vittima. Viceversa, lott, sebbe-
ne inutilmente, per ritrarre le misere protuberanze a s.
La mano sinistra di Illidan si illumin di un verde spettrale, in cui
Tyrande riconobbe lo stesso colore delle orrende fiamme che circondavano
i demoni. Il gemello di Malfurion respir forte, poi Tyrande osserv con
orrore il demone ridursi letteralmente in cenere da capo a piedi, emettendo
gemiti senza sosta. La sua stessa essenza venne risucchiata dal palmo del-
l'incantatore.
Mentre l'orrenda visione si dispiegava davanti ai suoi occhi, Illidan as-
sunse un aspetto terrificante a vedersi. Sebbene avesse di nuovo coperto le
cavit con la benda, Tyrande era comunque in grado di scorgere le fiamme
che vi bruciavano intense. L'incantatore aveva dipinto sul volto un immen-
so ghigno quasi febbrile e attorno a lui delle fiamme verdi furoreggiavano
altrettanto forti di quelle che circondavano i demoni. Illidan sembr gon-
fiarsi...
Poi, all'improvviso, le fiamme svanirono e l'incantatore riprese subito il
suo aspetto abituale. Si ripul la mano, poi spazz via con un calcio la ce-
nere, unica traccia della presenza del demone. Poi si lisci la chioma e ri-
volse un sorriso sicuro a Tyrande. Bene! Procediamo?
La sacerdotessa cel lo sgomento meglio che pot. Di fronte non aveva
pi lo stesso Illidan con cui era cresciuta. Quella sagoma si deliziava della
carneficina tanto quanto un demone. Peggio ancora, che potesse accettare
con tale bramosia che l'influenza malvagia della Legione corrompesse cos
tanto la sua anima suscit in lei un disgusto mai provato prima.
"Madre Luna, guidami nel mio intento! Dimmi cosa fare! Posso ancora
salvarlo?"
Da questa parte ordin il suo accompagnatore. Da quel punto, sul
tetto, posso concentrarmi sul centro del Pozzo.
Superate le ossa, salirono su quella che un tempo doveva essere stata
un'elegante terrazza. Balaustre rotte e originariamente intagliate nel legno
giacevano ormai sparse sul terreno in basso e una statua in perla di Azsha-
ra, ancora sorprendentemente intatta, era avvolta dal fogliame appassito
dell'albero che sorreggeva la casa.
Illidan si appoggi a quella che un tempo era stata una pavimentazione a
mosaico. Presentava ancora alcuni frammenti delle decorazioni in legno e
foglie, rivelando pezzetti di animali graziosi, scene bucoliche e alberi lus-
sureggianti.
L'espressione beata sul volto della regina Azshara ancora campeggiava
al suo centro. Il fratello di Malfurion pos il capo sulle labbra carnose,
sebbene ormai deteriorate, del ritratto.
Ci siamo quasi mormor parlando pi a se stesso che a Tyrande. Da
una sacca che aveva alla cintola, Illidan estrasse un'ampolla lunga e stretta.
Sebbene il vetro color cremisi celasse alla perfezione il contenuto, Tyrande
ne percep abbastanza da avvertite un'ansia crescente.
Illidan... cosa contiene quella bottiglietta?
Lo sguardo velato dell'incantatore non lasci l'ampolla. Nient'altro che
una porzione del Pozzo.
Cosa? Le sue parole, pronunciate con una tale leggerezza, la scossero
nel profondo. Illidan aveva osato attingere dalla fonte di energia degli elfi
della notte? Ma, nessuno...  proibito... perfino gli Eletti non penserebbe-
ro mai a...
L'incantatore assent. No... perfino loro non oserebbero farlo.  una ca-
ratteristica interessante del nostro popolo, non trovi? Certamente, l'idea
dev'essere venuta gi a qualcun altro prima di me... forse  proprio da qui
che provengono le leggende dei nostri pi abili incantatori. Forse hanno at-
tinto in segreto dal Pozzo per realizzare uno o due incantesimi speciali!
Probabilmente  andata proprio cos. Illidan scroll le spalle e la sua e-
spressione si irrigid ulteriormente. Ma se anche nessuno l'avesse mai fat-
to prima di me, non vedo alcuna ragione per cui io dovrei trattenermi dal
farlo. Mi  semplicemente venuto in mente all'improvviso. Potevo prende-
re una porzione del Pozzo e farla mia, cos non ci sarebbe stato nulla di
troppo grande per me da poter realizzare!
Ma il Pozzo... anche solo una goccia di esso... Tyrande doveva fare in
modo di farlo tornare alla ragione! Dilettarsi con le acque del Pozzo in un
modo simile voleva dire accogliere il disastro tanto quanto accettare la
magia nera della Legione.
S... immagina quali forze sono racchiuse in questa semplice ampol-
la... Se Illidan avesse ancora avuto i suoi occhi, si sarebbero illuminati
pieni di trepidazione per ci che sperava di ottenere. Dovrebbe essere ab-
bastanza per permettermi di salvare il mondo!
Ma la sacerdotessa non ne era convinta. In quanto seguace di Elune,
Tyrande era ben pi consapevole delle leggende e delle storie legate al
Pozzo rispetto a Illidan... Illidan... utilizzare il Pozzo contro di esso in sif-
fatta maniera... pu provocare la distruzione pi totale! Ripensa alla leg-
genda di Aru-Talis...
Aru-Talis non  altro che questo. Una leggenda.
Il cratere vasto, e cos tante generazioni sorte da una nuova fonte di vi-
ta, anche questa  una leggenda?
Illidan minimizz l'avvertimento con un cenno della mano. Nessuno sa
cosa sia accaduto esattamente a quella citt o se sia addirittura esistita! Ri-
sparmiami le tue storielle di saggezza e timore...
Illidan...
Il volto coperto dalla benda si contorse in preda alla rabbia crescente.
Adesso... voglio che tu stia zitta.
Nessun suono sfugg dalle labbra di Tyrande, cerc di non dar luogo ne-
anche al pi piccolo rumore. Perfino quando toss lo fece totalmente in si-
lenzio.
Illidan si erse nuovamente in piedi e fiss il centro del Pozzo. La tempe-
sta si era fatta talmente intensa che la casa sull'albero ormai in rovina tre-
mava a causa del forte vento. Sulle acque apparvero luci inquietanti e quasi
spettrali.
La sacerdotessa scosse la testa. Era stupita dal fatto che, nonostante la
sicurezza mostrata da Illidan nelle proprie capacit, nessuno avesse notato
la loro presenza l. Senza dubbio Mannoroth non era cos cieco come il
gemello di Malfurion credeva. Tuttavia, oltre alla bestia ferale, non aveva-
no incontrato nessun demone, tranne un paio di Guardie Ferali di cui Illi-
dan si era liberato con un semplice cenno della mano.
Illidan afferr l'ampolla e sfior il tappo con un dito, che solo in quel
momento si rivel essere una minuscola copia della regina. Azshara vorti-
c tre volte nell'aria come se danzasse al cospetto dell'incantatore, poi il
tappo cadde a terra. Illidan lo afferr prima che toccasse il suolo.
Osserva, Tyrande... osserva mentre compio quel che il tuo caro Malfu-
rion non  in grado di fare...
Il gemello di Malfurion sollev l'ampolla e se ne vers addosso il conte-
nuto. Cosa assai inquietante, ovunque le acque lambivano la sua pelle, essa
brillava di un nero intenso. Poi, un'aura nerastra affond nel corpo dell'in-
cantatore fino ad avvolgerlo come l'energia della bestia ferale aveva fatto
in precedenza.
Per gli dei... sussurr sapevo che avrei avvertito qualcosa... ma que-
sto...  meraviglioso!
La sacerdotessa scosse la testa con veemenza, ma Illidan non fece caso
alla sua silenziosa protesta. Tyrande fece per andare verso di lui, ma scopr
che le aveva bloccato i piedi fino a renderla immobile.
"Madre Luna!" pens. "Puoi aiutarmi?"
Ma non vi fu alcuna risposta da parte di Elune e Tyrande non pot fare
altro che osservare Illidan.
L'incantatore allung le braccia verso il Pozzo e prese a mormorare sot-
tovoce. L'aura nera riapparve e si concentr sulle sue mani facendosi pi
intensa a mano a mano che i secondi passavano.
Sotto la benda, le cavit oculari di Illidan brillavano come fuochi e la
stoffa cominci a bruciacchiarsi.
Ma non appena Illidan cominci a imbastire il suo incantesimo, i sensi
particolarmente sviluppati di Tyrande percepirono l'agitarsi di un'altra pre-
senza, che inizi ad avvolgere come un sudario l'ignaro incantatore, e men-
tre ci avveniva lei si rese conto che non si trattava di un unico essere, ma
di svariati e molto potenti.
E non appena tale consapevolezza si fece strada dentro di lei, con essa
giunse anche la sensazione che le entit avessero una natura perfino pi
oscura di quella da lei avvertita quando Sargeras aveva accostato la sua
mente.
Si stup del fatto che Illidan non le avesse avvertite. Tyrande, sicura che
si trattasse in qualche modo di un'ennesima atroce componente della Le-
gione Infuocata, attese che il fratello di Malfurion venisse colpito.
Invece, not con stupore che le misteriose creature in quel momento raf-
forzarono l'incantesimo di Illidan per trasformarlo in qualcosa di ben pi
formidabile di ci che sarebbe stato in realt. L'incantatore sorrise vedendo
che il suo piano era sul punto di compiersi, senza dubbio sicuro che tutti
gli sforzi compiuti fossero unicamente i suoi.
All'improvviso la sacerdotessa comprese come l'assenza di incontri lun-
go il tragitto verso il Pozzo non fosse dovuta interamente all'astuzia di Illi-
dan.
Facendosi pi nervosa, riprese a pregare senza sosta Elune affinch la
aiutasse. Illidan doveva essere avvertito del fatto che qualcuno lo stava in-
gannando. Era sicura che quell'imponente incantesimo in qualche modo
non avrebbe fatto altro che innescare un disastro ancor pi grande.
"Madre Luna! Ascolta la mia supplica!"
Un calore benefico si diffuse su tutto l'organismo di Tyrande. Sent al-
l'improvviso l'incantesimo che Illidan aveva posto su di lei svanire e la sua
speranza si fece nuovamente grande.
Illidan! grid immediatamente. Illidan! ti prego, fai attenzione!
Ma bench l'incantatore fosse sul punto di voltarsi verso di lei, un i
palmi... e un fascio di luce nera irruppe nell'aria, sfrecciando nei cieli in
tempesta che sovrastavano il Pozzo dell'Eternit.
Tyrande avvert le presenze ritrarsi. Cosa ben peggiore, mentre svaniva-
no, percep in loro un'immensa soddisfazione. Il suo avvertimento era
giunto troppo tardi.
Sargeras sent gli ultimi residui di resistenza crollare all'improvviso. Il
portale che aveva cos tanto bramato cominci a prendere pienamente for-
ma. Presto avrebbe ottenuto l'ingresso in quel mondo imbrattato di vita...
Krasus sobbalz.
Che c'? chiese Alexstrasza.
La figura incappucciata scrut la piccola Zin-Azshari distante nell'oriz-
zonte... e la colossale tempesta che si stava diffondendo sopra il Pozzo del-
l'Eternit. Trem. Temo che ci sia rimasto ancora meno tempo di quel che
credevo...
Allora, dobbiamo procedere ancor pi velocemente! Ci detto, il dra-
go rosso sbatt le ali ancora pi tenacemente, e i suoi muscoli si fecero ri-
gidi per lo sforzo.
Krasus volse lo sguardo in basso e vide gli altri draghi seguirli. Tutti a-
vevano capito che, ora pi che mai, il tempo era loro nemico. Il mago im-
prec in silenzio. Ci non sarebbe dovuto accadere. Perfino la sua razza
aveva impiegato fin troppo tempo per disquisire sui benefici di ci che sa-
rebbe dovuto sembrare ovvio. Se solo l'avessero ascoltato...
Tuttavia, Krasus non pot fare a meno di pensare che, se lui e i suoi
compagni avessero fallito, la disgrazia che si sarebbe abbattuta non solo
sugli elfi della notte, ma anche sulle generazioni a venire, sarebbe stata in
gran parte dovuta alla sua negligenza. Lui stesso aveva esitato nel cimen-
tarsi con il Tempo, e poi, quando la decisione di intervenire era stata fi-
nalmente presa, era stato lui a suggerire di non cercare di porsi all'inse-
guimento del gruppo di Illidan. Di tutti coloro che si erano imbattuti nei
suoi inganni, Krasus era colui che conosceva meglio la doppiezza malefica
dell'Anima dei Demoni. Se avesse tentato di rintracciare coloro che l'ave-
vano sottratta a Malfurion, forse ci sarebbe stata ancora una possibilit di
recuperare il disco.
Ma ci non aveva importanza. Quel che contava in quel momento era ri-
solvere la questione e riportare la storia al suo corso.
Dobbiamo prepararci! grid ad Alexstrasza. Anche se riusciremo a
superare il palazzo, non possiamo sottovalutare n gli Eletti n Mannoroth,
neanche noi creature eterne! Ci attaccheranno dalla roccaforte di Azshara!
N possiamo dimenticare chi altri sta cercando di utilizzare il portale che il
Pozzo e il disco realizzeranno! Faranno tutto ci che  in loro potere per
tenerci lontani dal disco.
Se dovremo sacrificare le nostre vite per salvare Kalimdor, allora non
faremo che svolgere il nostro compito! rispose lei.
Krasus digrign i denti. Il futuro che conosceva cos bene era ancora
un'ipotesi possibile, ma altrettanto lo era, ammesso che fossero riusciti nel-
la loro impresa, l'ipotesi che alcuni o tutti loro perissero in quel luogo. Per
se stesso, era in grado di accettare tale eventualit. Tuttavia, vedere la sua
amata regina morire...
"No! Non morir!" Il mago si prepar. A qualsiasi costo, avrebbe fatto
del suo meglio affinch Alexstrasza rimanesse in vita...
I draghi giunsero nei pressi di Zin-Azshari e Krasus, che si attendeva la
carneficina causata dall'arrivo iniziale della Legione Infuocata nel piano
mortale, fu comunque fortemente disgustato da quel che vide. I ricordi del-
la seconda guerra, in cui Dalaran e altre nazioni erano cadute nelle mani
dei demoni e dei loro temibili alleati si ridestarono dentro di lui.
In basso, schiere infinite di demoni sollevarono lo sguardo per osservare
il loro arrivo e ruggirono in segno di sfida. I draghi li ignorarono, poich le
Guardie Ferali e creature simili erano legate alla terra e dunque rappresen-
tavano una minaccia irrisoria. Le Guardie dell'Abisso rappresentavano u-
n'insidia maggiore, poich si alzarono in volo in gran numero, brandendo
lance e lame infuocate.
Alexstrasza osserv un nutrito gruppo convergere verso di loro, poi, ti-
rando la testa indietro, sprigion un getto di lava e fiamme.
Alcune urla si levarono al cielo e le Guardie dell'Abisso bruciate dal
fuoco precipitarono in basso. Con quell'unico getto di lava, il gigante color
cremisi aveva liberato il cielo della presenza di un centinaio di demoni.
Moscerini... mormor. Nient'altro che moscerini.
Poi, uno dei draghi verdi sullo sfondo emise un ruggito di sorpresa men-
tre veniva travolto da alcuni missili enormi e dalla forma rotonda. Krasus
non aveva bisogno di vederli da vicino per capire che si trattasse di Infer-
nali. Perfino le scaglie dell'enorme drago non erano completamente invul-
nerabili: le sue ferite erano superficiali ma ripetuti attacchi avrebbero alla
fine ottenuto il loro effetto.
Facciamo buon uso di queste orrende creature! sibil Ysera. Concen-
tr il proprio sguardo, nascosto sotto le palpebre, sulla successiva ondata
nemica.
La nuova ondata di Infernali rallent. Continuavano a scendere, ma si al-
lontanarono dai loro presunti bersagli. Krasus calcol il loro nuovo percor-
so e sorrise con aria lugubre. Le creature del palazzo avrebbero conosciuto
direttamente la devastazione da loro arrecata ai danni di tutta Kalimdor.
Ma l'avvertimento precedente di Krasus riguardo i pericoli rappresentati
da Mannoroth e dagli Eletti si rivelarono fin troppo profetici nei momenti
che seguirono, poich all'improvviso il cielo in tempesta rovesci su di lo-
ro una serie di terribili lampi neri. Bloccati al centro, i draghi e i rispettivi
passeggeri furono costretti a rompere le righe nella speranza di sopravvive-
re.
Ma non tutti ci riuscirono. Probabilmente rallentato dal precedente arri-
vo degli Infernali, uno dei draghi verdi maschi esit. Pi di una dozzina di
dardi lo colpirono duramente. I lampi gli bruciarono l'ala sinistra, per poi
ferirlo orribilmente anche all'altezza del petto e della coda.
Sebbene i lampi cessarono, il peggio doveva ancora arrivare. Ogni ferita
bruciava in maniera cocente, e, mentre Krasus osservava la scena, il loro
effetto si diffuse rapidamente su tutto il resto del corpo del drago ferito.
Ulteriormente indebolito, il drago verde rappresentava un bersaglio fin
troppo facile per i lampi generati dagli Eletti. Altri sei dardi lo colpirono
mentre cercava di tenersi sospeso in aria. Il drago rugg in preda all'agonia,
e la sua ora risuon nelle orecchie di Krasus.
Il drago verde precipit dal cielo.
La sua imponente sagoma and ad abbattersi con un tonfo sulle acque
del Pozzo. Tuttavia, nonostante si trattasse di una creatura cos mastodon-
tica, la collisione del drago costituiva un semplice sassolino caduto nel
vortice turbinante del Pozzo. Le malefiche acque del lago si incresparono
appena nell'inghiottire il corpo del drago verde.
E un rombo carico di cattivi presagi invase le loro orecchie.
Tieniti stretto! ordin Alexstrasza eseguendo una virata.
Un nuovo, frenetico attacco circond i draghi. Dei lampi neri caddero
ovunque e, questa volta, nessun drago rimase indenne. Perfino Alexstrasza
trem quando un lampo la sfior sul fianco destro.
Non brucia! esclam.  gelido! Ghiaccia fin dentro le ossa!
Vedo come posso risolvere la cosa!
No! La regina dei rossi si gir verso di lui. Dobbiamo conservare le
nostre forze per l'attacco...
L'Aspetto della Vita vir bruscamente, e riusc a malapena a evitare un
paio di lampi che avrebbero colpito a morte lei e Krasus. In tutta l'arcata
celeste, i draghi si contorcevano in una sorta di macabro balletto. Krasus si
guard attorno e vide che tutti i suoi compagni erano comunque ancora vi-
vi. Temeva che la necessit di evitare i lampi magici potesse impedire ai
draghi di mantenere saldi in sella i propri passeggeri, ma perfino in quelle
circostanze, i colossi immortali riuscirono a tenere la situazione sotto con-
trollo.
Eppure, le cose non potevano certo proseguire in quel modo ancora a
lungo. Krasus serr gli occhi a fessura e scrut in direzione del centro del
Pozzo. S... riusc a individuare la presenza dell'Anima dei Demoni. Cap
anche che il portale era quasi completo.
Verso il centro! grid l'incantatore incappucciato. Abbiamo poco
tempo!
Alexstrasza vir immediatamente in quella direzione. Krasus si chin in
avanti. Per quanto fosse vasto il Pozzo dell'Eternit, bastarono comunque
pochi colpi d'ala per una creatura veloce come Alexstrasza a condurli vici-
ni all'obiettivo.
Certamente, in quel luogo, proprio sopra l'immensa voragine del vortice,
l'Anima dei Demoni fluttuava con aria quasi placida. Circondata da una
demoniaca aura nera, era totalmente indenne dalla terribile tempesta magi-
ca in atto.
Lo troveremo protetto! Krasus le ricord.
Io e Ysera lavoreremo insieme alla prima consorte di Nozdormu!
Il mago assent. Io e Rhonin controlleremo che Sargeras e gli Dei
dell'Antichit non reagiscano!
I draghi privi di passeggeri si ritirarono per osservare l'attacco da Zin-
Azshari. I tre draghi femmina circondarono l'inquietante disco con estrema
cautela, visto l'impatto avuto con esso nel passato. Alexstrasza volse lo
sguardo alle sue compagne, poi assent.
Ciascuna di loro emise un fascio di luce dorata.
I loro incantesimi toccarono simultaneamente l'Anima dei Demoni, av-
volgendola. La terribile aura nera venne soffocata dai loro poteri, e il disco
prese a tremare.
Senza alcun preavviso, per, gli incantesimi vennero improvvisamente
respinti. L'impatto fu talmente traumatico che tutti e tre i draghi vennero
scagliati lontano all'indietro. I passeggeri riuscirono a malapena a tenersi
saldi in sella.
Aggrappatosi fortunosamente alla sua regina, Krasus grid: Cosa c'?
Cosa  accaduto?.
Alexstrasza riusc a raddrizzarsi. Fiss con occhi spalancati l'Anima dei
Demoni, ormai a una certa distanza. Gli Dei dell'Antichit! Li ho sentiti!
Ma dall'interno del disco! L'Anima dei demoni non contiene soltanto una
parte della nostra essenza, ma anche parte della loro!
Krasus non rimase molto sorpreso da quella scoperta. Tuttavia, era pale-
se che la presenza dell'essenza dei draghi all'interno del disco non causasse
problemi agli Dei dell'Antichit, come invece accadeva per i giganti alati.
Era ovvio che intendessero appropriarsene, cosa che ai draghi era impedi-
ta. Deathwing evidentemente aveva concepito il disco in modo differente
per quel che riguardava gli Dei dell'Antichit... ammesso che si fosse reso
conto della loro intrusione nell'amuleto.
Sei in grado di introdurti nel loro incantesimo?
Non lo so... onestamente non lo so!
Krasus imprec. Ancora una volta, aveva sottovalutato i Tre Dei.
Vide Rhonin che cercava di farsi notare. Il mago umano indicava in di-
rezione di Zin-Azshari. Krasus volse lo sguardo verso la citt leggenda-
ria...
E rimase immobile a osservare una ventina di creature mostruose, cia-
scuna grande come un drago, che avanzavano verso di loro.
Capitolo diciassette
Azshara si era rivestita di tutto punto. Oh, non che non fosse gi l'imma-
gine della perfezione. Perfino lei era consapevole di esserlo. Ma per una
volta la regina aveva trovato qualcuno per cui valesse la pena compiere ul-
teriori sforzi.
"Il mio signore Sargeras sta arrivando! Finalmente, una creatura degna
di essere designata come marito!"
Azshara non dubit neanche per un attimo della veridicit delle sue con-
vinzioni. Lei, che aveva ipnotizzato i suoi sudditi, era a sua volta ipnotiz-
zata dal signore della Legione Infuocata.
In quel momento, un tremore scosse il palazzo. Non era la prima volta.
Ritraendosi dalla splendida visione apparsa sullo specchio, la regina si vol-
t. Vashj! Vashj! Chi  la causa di questo terribile trambusto?
L'ancella giunse correndo. Soltanto un fiacco tentativo della plebaglia
di fermare l'inevitabile. Cos mi ha riferito il Capitano Varo'then, o Luce
fra le Luci!
E quali provvedimenti intende prendere il caro capitano riguardo que-
sto rumore che insulta le mie orecchie?
Lord Mannoroth ha donato a lui e ai suoi soldati selezionati delle ade-
guate cavalcature. Il capitano  gi partito per vedersela con gli infedeli.
Dunque, tutto procede per il meglio? Non vi sar alcun impedimento
all'arrivo del nostro signore?
Lady Vashj si esib in un elegante inchino. Nulla che Lord Mannoroth
non abbia previsto. La plebaglia si  avventata inutilmente contro l'incan-
tesimo protettivo.
Splendido... La Regina Azshara torn ad ammirarsi allo specchio.
Non c'era davvero nient'altro che potesse fare per rendere la sua bellezza
ancora pi evidente. L'abito in seta ricadeva dietro di lei sul pavimento e il
suo tessuto finissimo lasciava ben pochi dettagli del suo corpo nascosti alla
vista. La sua chioma lussureggiante era raccolta in cima, decorata ad effet-
to con alcune stelle di diamanti illuminate di luce propria.
Giunse un nuovo tremore, questa volta pi vicino. Azshara ud delle gri-
da provenire dagli appartamenti delle ancelle e not alcune crepe apparire
sui muri da quella direzione.
Vedi se qualcuno  rimasto ferito, Vashj ordin. Non appena l'ancella
si mosse per obbedire ai suoi voleri, la reggente degli elfi aggiunse: E se
cos fosse, ti prego di rimuovere l'eventuale ancella ferita da ogni obbligo e
rimandarla dalla sua famiglia. Non richiedo altro che la perfezione da colo-
ro che mi circondano.
S, Luce fra le Luci!
Uno sguardo accigliato accolse Azshara non appena rimir nuovamente
lo specchio che occupava l'intera parete di fronte a lei. La regina immedia-
tamente si figur l'incontro con Sargeras. Ci riport il sorriso sulle sue
labbra.
Be'... dovremo attendere ancora un po'... Continu a esaminare la pro-
pria immagine, sognando il mondo che lei e il suo nuovo compagno a-
vrebbero creato. Un mondo perfetto come lei.
Un mondo finalmente degno di lei.
Malfurion scosse la testa, nel tentativo di liberarsi dalla vertigine avver-
tita durante la caduta di Ysera. Lo stup che avesse ancora una testa attac-
cata al collo, considerato che pi di una volta era rimasto sospeso per aria,
con le sole mani aggrappate alla cavalcatura, proprio in prossimit dell'a-
bisso infernale al centro dell'oscuro Pozzo.
Cos' accaduto? chiese senza rendersi conto di ripetere la stessa ri-
chiesta di Krasus.
Ysera gli rifer quasi le stesse parole usate da Alexstrasza nei confronti
di Krasus. L'elfo ascolt le parole dell'Aspetto sentendo il cuore venir me-
no. Erano giunti cos vicino alla meta, unicamente per vedere le loro spe-
ranze infrangersi cos rapidamente...
Poi anche lui, come Rhonin e Krasus, vide le orrende figure emergere
dalla citt. Vide che in sella alle mostruosit, somiglianti a dei pipistrelli
generati dalle ombre, v'erano dei soldati. Era certo che il Capitano Va-
ro'then fosse alla guida di quel gruppo di nemici.
Infatti, pochi attimi dopo, il druido riusc a distinguere la familiare sa-
goma dell'ufficiale sfregiato. Con la spada sguainata, Varo'then gridava
qualcosa a coloro che erano alle sue spalle. All'istante, i soldati si divisero
in tre gruppi, uno per ogni stormo di draghi. Solo in quel momento Malfu-
rion si rese conto di aver sottovalutato immensamente il numero degli av-
versari. Dovevano esserci almeno tre bestie per ogni drago.
Alexstrasza non indugi. Sprigion lava infuocata, che pass attraverso
il corpo del mostro in prima linea per poi propagarsi anche dietro, fino a
spegnersi. Perfino il soldato che era in sella alla belva rimase indenne dal-
l'attacco.
 impossibile! esclam Malfurion.
Impossibile... s... Gli occhi di Ysera si muovevano rapidamente die-
tro le palpebre chiuse. C'... un errore nella nostra visualizzazione di que-
ste creature...
Che intendi dire?
Non sono esattamente ci che sembrano n dove sembrano essere.
Tuttavia, Varo'then e i suoi soldati costituivano delle illusioni ben tangi-
bili. Due delle creature d'ombra si concentrarono sulla cavalcatura di Brox
e le lacerarono le ali. Le ferite che riuscirono a procurare alla sua pelle co-
riacea ricoperta di scaglie erano prova sufficiente della loro implacabilit.
Tuttavia, quando il drago bronzeo cerc di colpire a sua volta, i suoi attac-
chi si dimostrarono inutili.
Anche Ysera cadde preda dei loro colpi. Una creatura pass all'altezza
del suo collo, raschiandolo con gli artigli neri e ricurvi che facevano parte
delle ali del mostro. Il sangue prese a gocciolare dalle ferite del drago.
Ysera si avvent sull'ala nemica, ma il suo morso non trov altro che aria.
So dove dovrebbero trovarsi! brontol Ysera, per una volta insolita-
mente spazientita. Ma quando intendo colpire, non sono pi dov'erano
prima!
A rendere le cose ancora pi difficili, giunse una creatura che si concen-
tr in particolare su Malfurion e sull'Aspetto... era la bestia che trasportava
il Capitano Varo'then in persona.
Sei sfuggente come tuo fratello! Li ho avvertiti! Sapevo che non ci si
poteva fidare di lui! disse l'elfo sfregiato con uno sguardo carico d'odio.
Malfurion non ebbe l'opportunit per chiedere a Varo'then cosa inten-
dessero le sue parole, poich un attimo dopo il capitano e la sua mostruosa
cavalcatura si avventarono sul druido e sul drago verde. Un fetore incredi-
bile aggred Malfurion e perfino Ysera storse il naso. Per quanto potesse
essere intangibile ai loro attacchi, quella creatura emanava un fetore tale
che il druido si sent come colpito da un pugno.
Una risata di derisione fu l'unico avvertimento che Malfurion ebbe ri-
guardo la successiva stoccata del capitano. La lama del soldato si estende-
va oltre ogni immaginazione, diretta verso il torace scoperto del druido.
Malfurion si spost sulla destra ed evit la spada, ma fu quasi sul punto
di perdere la presa. Si aggrapp saldo su Ysera mentre Varo'then ripartiva
all'attacco.
Ysera non poteva aiutarlo, poich la sagoma scura del pipistrello l'aveva
circondata completamente. Allo stesso tempo, un secondo mostro blocc
le gambe posteriori del drago.
All'improvviso, Malfurion ricord un insegnamento ricevuto da Cena-
rius. Allung la mano verso una sacca e ne estrasse un piccolo seme spino-
so. Diversamente da quelli usati in precedenza contro la Legione Infuoca-
ta, presentava degli aculei troppo delicati per poter causare vero scompi-
glio fra i nemici. Tuttavia, era particolarmente adatto ad aderire a qualsiasi
superficie con cui veniva in contatto.
Gett uno o due semi nell'aria e grazie a un incantesimo i due semi di-
ventarono quattro, otto e poi raddoppiarono in rapida successione. Nel giro
di pochi attimi, centinaia di semi riempirono il cielo, poi furono migliaia.
Non aderirono, come c'era da aspettarsi che facessero, ai draghi o ai com-
pagni di Malfurion, poich non era quella l'intenzione del druido. Piutto-
sto, cerc di usarli per scoprire la verit sugli avversari.
I primi semi passarono attraverso le creature simili a pipistrelli ma, cu-
riosamente, altri semi si incollarono semplicemente all'aria vuota. Molti al-
tri fecero altrettanto. Alcune forme presero ad apparire davanti al suo
sguardo, ed esse rivelarono un'interessante verit.
Il segreto dei pipistrelli d'ombra venne finalmente svelato. Le mostruose
cavalcature dei soldati si spostavano costantemente, svanendo dalla vista
in una frazione di secondo per poi riapparire da un'altra parte un istante
dopo. Combatterli si sarebbe dimostrato in ogni caso difficile, ma ormai i
difensori potevano disporre di un'idea migliore di dove andare a colpire, e
non avevano bisogno di altro.
Forse perch l'esemplare femmina di drago bronzeo faceva parte dello
stormo dell'Aspetto del Tempo, fu lei a reagire per prima. Con molto gu-
sto, il drago afferr un pipistrello che si era materializzato proprio nelle
sue vicinanze. La sua rapidit stup Malfurion, cos come la sua furia sel-
vaggia. Lacer quello che sembrava fosse il collo taurino della creatura,
poi la scagli insieme al suo passeggero ormai tremante nell'oscuro vuoto
sottostante.
Maledizione!
Al suono di quel rabbioso epiteto, Malfurion si guard alle spalle e sco-
pr il Capitano Varo'then giunto quasi all'altezza della schiena di Ysera.
L'elfo sfregiato assest un colpo e stavolta riusc a graffiare la gamba del
druido. Con la coscia che gli bruciava, Malfurion gett la prima cosa che
riusc a estrarre dalla sacca.
L'avversario starnut, e cos fece la sua temibile cavalcatura. Approfit-
tando di quella distrazione, Ysera si avvent sul mostro e prese a morderlo
e lacerarlo con tale furia che non sembr emergere alcuna parvenza del suo
intelletto di raro ingegno. Era diventata una creatura di puro istinto e com-
batteva con la stessa furia primitiva del suo avversario.
Ma la creatura d'ombra non era priva di difese. I suoi artigli erano ancora
altrettanto affilati delle ali del drago e le sue lunghe zanne sembravano pi
che adatte a perforare le scaglie coriacee. Con uno strano lamento funebre,
si avvent su Ysera pieno di bramosia.
Al principio, i due passeggeri non poterono fare altro che mantenere sal-
da la presa per non morire. Malfurion cerc di concentrarsi su un incante-
simo, ma i movimenti dei due colossi che combattevano resero la cosa im-
possibile.
Ysera sbatt la coda contro la seconda creatura accanto alle sue gambe
posteriori. Un colpo azzeccato sbalz la belva all'indietro e concesse al
drago, almeno per il momento, un combattimento alla pari con la cavalca-
tura di Varo'then.
Il capitano aveva riposto la spada e ora brandiva un pugnale. Malfurion
intu che il capitano fosse piuttosto abile nel manovrare un'arma simile e si
tenne chino. L'ufficiale esib un ghigno tetro ma si mostr paziente nono-
stante la situazione difficoltosa.
Ysera scatt con il corpo. Il druido guard in basso e vide che la seconda
belva era tornata... e una terza seguiva immediatamente alle sue spalle.
Grid un avvertimento al drago.
Con un ruggito, il colosso verde utilizz le sue mastodontiche ali per
gettarsi contro l'avversario. La reazione colse di sorpresa il mostro e Va-
ro'then, e permise inoltre a Ysera di rivolgersi anche al secondo nemico.
Con le ali immobili, si avvent sia sul pipistrello sia sul passeggero di
quest'ultimo, travolgendoli con il suo immenso torace. I suoi artigli fecero
a pezzi le ali ricoperte di semi e morse in profondit il collo taurino del
nemico.
Il pipistrello emise un urlo stridulo e rimase a fauci spalancate. Ysera si
liber immediatamente della carcassa dell'animale, lasciandola cadere nel
Pozzo. Malfurion non riusc a scorgere alcun segno della presenza del sol-
dato e giunse alla conclusione che fosse rimasto ucciso dal primo attacco
del drago.
Mentre Ysera si ritraeva per riacquisire un senso dell'orientamento, l'elfo
lanci un'occhiata agli altri. Tre creature simili a pipistrelli erano alle prese
con Brox e il drago bronzeo. Proprio mentre Malfurion li osservava, l'orco
affond l'ascia nella spalla del mostro pi vicino, ottenendo un risultato
consistente. L'arma magica lacerava qualsiasi tipo di osso o tessuto indivi-
duato sul corpo dell'avversario.
Il mostro si gir in maniera goffa per allontanarsi, e riusc a malapena a
tenersi sospeso per aria. Il drago bronzeo, tuttavia, non gli concesse di
fuggire. Emise un unico respiro contro i nemici che si allontanavano... e
sia il cavaliere che la cavalcatura mutarono da minaccia in cadavere in di-
sfacimento, che un attimo dopo si frantum in cenere. Il vento indiavolato
gett rapidamente i resti delle due creature sulle acque scure.
Ma se molti pipistrelli erano periti, altrettanto si poteva dire dei draghi.
Era rimasto soltanto un esemplare maschio di drago verde e un drago
bronzeo ancora mancava all'appello. Altri superstiti presentavano delle fe-
rite sanguinanti che, per quel che avevano sofferto a causa del rovescio di
lampi caduto dal cielo, dovevano affaticarli molto.
Ma, cosa ben peggiore, Malfurion sapeva che, finch avessero dovuto
vedersela con i nemici, non potevano far nulla per risolvere la questione
relativa al portale e all'Anima dei Demoni. Gi l'immenso vortice sotto-
stante aveva assunto una tonalit verdastra lungo i bordi, troppo simile alle
fiamme della Legione Infuocata per essere una semplice coincidenza.
L'Anima dei Demoni! grid. Dobbiamo fare qualcosa per fermarla!
Il portale  quasi giunto al compimento!
Sono aperta a suggerimenti di ogni tipo, mortale, se sei anche in grado
di dirmi come possiamo liberarci di queste seccature allo stesso tempo!
Una vampata di fuoco illumin per un istante l'ambiente attorno a loro.
Malfurion vide gli ultimi resti di un pipistrello bruciato cadere nel Pozzo.
Immediatamente al di sopra di essi v'erano Alexstrasza e Krasus. Il druido
riusc ad avvertire la magia del Venerabile in atto nella devastazione. Di-
sponendo di tempo a sufficienza, il gruppo di difensori avrebbe sconfitto i
soldati di Varo'then, ma sarebbe comunque stato troppo tardi. E se anche
non fosse stato cos, avevano gi constatato che la forza congiunta di Yse-
ra e Alexstrasza non era sufficiente a sfaldare le difese che circondavano il
disco. Bisognava fare qualcos'altro... ma cosa?
I draghi e i pipistrelli continuavano a lanciarsi in picchiata. La situazione
era pi favorevole ai difensori rispetto a prima, ma non ancora adatta per
concentrarsi esclusivamente sull'Anima dei Demoni. I pipistrelli d'ombra
continuavano a molestare i draghi. Uno dei rossi, gi sanguinante a seguito
di numerosi morsi, cadde preda dell'assalto di un paio di nemici. Un drago
bronzeo morse le ali del suo avversario, ma costui affond a sua volta le
zanne nella spalla del gigante. Rhonin e Krasus continuavano a lanciare
incantesimi di diverso esito e Brox sventrava qualsiasi nemico gli capitasse
sotto tiro.
Una forza color ebano sfrecci davanti a loro. Malfurion la scambi per
uno dei pipistrelli, ma poi ne not le sembianze tipiche dei draghi. La se-
gu lontano con lo sguardo e, a bocca spalancata, si volt nuovamente in-
dietro.
Si trattava senza dubbio di un drago... ma di un drago nero come le crea-
ture demoniache contro le quali stavano combattendo e con delle piastre di
ferro piantate nella carne.
Era Deathwing...
Si erano illusi di poter sottrarre la sua amata creazione al suo sguardo.
Avevano osato pensare che non sarebbe riuscito a scoprire il nascondiglio
del suo amuleto. La loro audacia lo mandava su tutte le furie. Una volta ri-
conquistato il disco glorioso, li avrebbe puniti dal primo all'ultimo. Il
mondo sarebbe stato migliore se popolato unicamente dai draghi... draghi
in grado di comprendere la realt nel modo in cui la comprendeva lui.
Chiamato dall'Anima dei Demoni, Neltharion era giunto al Pozzo tumul-
tuoso completamente all'oscuro di ci che stava accadendo. Ogni altro par-
ticolare assumeva un'importanza secondaria rispetto al disco. Per il drago
esisteva soltanto l'amuleto e nient'altro.
Super sia Ysera sia Alexstrasza, concedendo loro unicamente degli
sguardi di accusa. Una volta riappropriatosi del disco le avrebbe sconfitte,
per poi annoverarle fra le sue consorti. Il loro potere avrebbe apportato
nuova linfa al suo, com'era giusto che fosse.
L'Anima dei Demoni fluttuava serenamente sospesa davanti a lui, come
se attendesse paziente che giungesse a liberarla. Il volto mostruoso di Nel-
tharion si allarg in un ghigno enorme e pieno di bramosia. Presto si sa-
rebbero di nuovo unificati...
Poi una forza lo colp con tale intensit da scagliarlo indietro, dove si
trovavano le due schiere di nemici impegnate nello scontro. Neltharion an-
d a scontrarsi con una delle creature pipistrello, provocando la morte del
suo passeggero. Il drago nero rugg di collera a quell'attacco imprevisto.
Cerc un obiettivo immediato su cui sfogare la propria immensa rabbia e
afferr il pipistrello stupito facendolo a pezzi. Vedendo che quel gesto non
l'aveva placato, volse lo sguardo folle verso il disco nel tentativo di com-
prendere, grazie ai suoi sensi magici, cosa lo tenesse lontano dal suo amu-
leto.
L'incantesimo che individu attorno al disco era molto, molto comples-
so... ma vagamente familiare per alcuni aspetti. Tuttavia, Neltharion non
riusciva a conciliare le voci nella sua testa con la presenza che aveva di
fronte. E perfino quando quelle stesse voci cominciarono a incitarlo ad al-
lontanarsi dalla sua creazione, il drago non riusc a comprendere di essere
caduto vittima delle trame oscure di qualcun altro.
Neltharion scosse la testa per scacciare le voci. Se gli dicevano di allon-
tanarsi dal disco, allora dovevano essere altrettanto infide di Alexstrasza o
di tutti gli altri. Nulla, nel modo pi assoluto, aveva altrettanta importanza
che recuperare l'Anima dei Demoni.
Cos, l'enorme colosso nero si avvent ancora sull'amuleto.
Ma, come gi avvenuto in precedenza, ne venne scacciato come la sua
presenza fosse irrilevante. Il drago lottava non semplicemente contro il po-
tere contenuto nelle voci, ma anche contro quello del signore della Legio-
ne. Con un ruggito misto di rabbia e dolore, Neltharion volteggi ben oltre
la zona della battaglia e infine si ferm sul punto pi settentrionale del
Pozzo. Furibondo, il gigante fiss il centro delle acque sconquassate dalla
tempesta.
Non l'avrebbero pi respinto. Qualunque incantesimo i suoi nemici aves-
sero posto attorno all'Anima dei Demoni, lui l'avrebbe dissolto. Il disco sa-
rebbe stato suo...
E infine tutti loro avrebbero avuto la giusta punizione...
La Legione Infuocata lottava contro l'imponente forza congiunta dei
draghi e dei difensori. Le Guardie dell'Abisso accerchiarono i colossi vo-
lanti nel tentativo di abbatterli con le lance. I Nathrezim e gli Eredar lan-
ciarono diversi incantesimi mostruosi, ma rimasero incerti tra il difendersi
dai draghi e attaccare le Guardie della Luna. Gli stregoni non potevano fa-
re entrambe le cose. Perivano pi spesso di quanto non riuscissero a ucci-
dere gli avversari, soprattutto a causa delle fiamme implacabili generate
dal fiato di qualche drago.
Tuttavia, nonostante tutto, Archimonde non lasciava trapelare alcuna in-
certezza. Comprendeva con facilit che quel che stava accadendo in quel
momento non aveva alcuna rilevanza se non per il fatto che l'attenzione dei
mortali e dei loro alleati veniva distolta dall'arrivo di Sargeras. Archimon-
de accettava il fatto che lui e Mannoroth potessero essere puniti per il loro
fallimento nel preparare in modo adeguato Kalimdor alla venuta del loro
padrone, poich questo evento sarebbe avvenuto secondo i piani prestabili-
ti. Tutto ci che contava in quel momento era prolungare la disputa ancora
per un po'. Se ci avesse comportato la morte di altre Guardie Ferali o di
altri Eredar, che cos fosse. V'era pur sempre dell'altro da conquistare, so-
prattutto se si fosse ritrovato a marciare sotto la guida del Grande Abissale.
Ma ci non significava affatto che Archimonde si limitasse a osservare e
attendere. Se lo attendeva una punizione, avrebbe riversato parte della sua
furia ben celata su coloro che l'avevano causata. Il mastodontico demone
sollev una mano e indic un drago bronzeo sospeso al di sopra dell'ala
destra della Legione. Il drago stava sistematicamente lacerando i nemici
sottostanti scavando nelle loro carni come un animale sotterraneo avrebbe
fatto smuovendo il terreno morbido.
Archimonde fece un gesto come per afferrare qualcosa. Il drago lontano
improvvisamente trem... e poi ciascuna scaglia che ricopriva il corpo si
lacer. Il sangue prese a sgorgare e il gigante ferito ansim dallo sgomen-
to, per poi crollare in mezzo alle sue stesse vittime. I guerrieri demoniaci
immediatamente si riversarono sul suo corpo inerme, infilzandolo con le
armi fino a renderlo privo di vita.
Per nulla soddisfatto, Archimonde cerc di individuare un'altra vittima.
Desiderava ardentemente che l'elfo di nome Malfurion Stormrage si tro-
vasse nella spedizione in quel momento. Il druido l'aveva indebolito molto
nel loro incontro precedente, ma il demone comprese che in quel momento
si trovava fra coloro che si erano diretti verso il Pozzo. Una volta che Sar-
geras fosse giunto fra loro, il druido avrebbe patito un destino ben peggio-
re di quello che il Grande Abissale aveva concepito per Archimonde stes-
so.
Tuttavia, v'erano ancora molti altri nemici contro cui sfogare la propria
rabbia. Con espressione fredda e calcolatrice, l'arcidemone si concentr su
un gruppo di creature taurine che aveva sentito definire "tauren". Possede-
vano le giuste caratteristiche per andarsi ad annoverare fra le schiere della
Legione, ma quel gruppo in particolare non sarebbe sopravvissuto al gior-
no glorioso della vittoria... e della fine del loro mondo...
Stavano vincendo... stavano vincendo...
I draghi avevano svolto un ruolo decisivo, Jarod ne era certo. Senza di
loro, la spedizione avrebbe fallito. I demoni si erano imbattuti nell'unica
forza che non sapevano sconfiggere. Senza dubbio, alcuni draghi erano
morti, e uno in maniera particolarmente orribile, ma la spedizione ormai
avanzava e i demoni combattevano in modo sempre pi confuso.
Tuttavia, Jarod era comunque in apprensione. La confusione dei demoni
non era apparente in quel caso, lo capiva bene. Eppure, si attendeva qual-
cosa di pi imponente da Archimonde, come un abile raggruppamento dei
ranghi dei demoni. Archimonde, per, sembrava intento unicamente a
mantenere in vita il combattimento, come se attendesse qualcosa....
L'elfo della notte maled se stesso per la propria stupidit. Era naturale
che Archimonde attendesse qualcosa... o meglio, qualcuno.
Il suo padrone, Sargeras.
Se l'arcidemone era convinto che l'arrivo del suo signore fosse imminen-
te, ci non costituiva una buona notizia per coloro che erano andati a recu-
perare l'Anima dei Demoni e sigillare il portale.
Per un attimo, Jarod perse il suo consueto sangue freddo, ma poi l'e-
spressione sul suo volto si indur e prese a combattere con ancor pi fervo-
re. L'eventuale sconfitta dei difensori non sarebbe stata certo dovuta a una
sua mancanza. Il suo popolo, il suo mondo, sarebbe crollato se in quel
momento la spedizione avesse esitato. Jarod poteva unicamente sperare
che Krasus, Malfurion e gli altri riuscissero comunque a portare a termine
la loro missione.
In alto, i draghi continuavano a solcare i cieli alla ricerca del nemico o
per giungere in soccorso dei difensori con maggiori difficolt. Alla destra
del comandante, alcuni earthen si fecero strada a suon di ascia fra le demo-
ralizzate Guardie Ferali. Un furbolg assest un colpo sul cranio di una bel-
va ferale facendolo esplodere.
"Le prospettive sembrano proprio buone" pens Jarod pur sapendo che
non era cos. Vide un gruppo della stirpe di Huln farsi strada a colpi di a-
scia. Insieme a loro v'era un gruppo di sacerdotesse di Elune e Jarod not
anche sua sorella Maiev a capo di esso. Non lo sorprendeva affatto vederla
in prima fila. Sebbene dentro di s si preoccupasse per lei, non l'avrebbe
mai allontanata dal campo di battaglia. Aveva dedotto che Maiev stesse
cercando di dimostrarsi abbastanza degna agli occhi delle altre sacerdotes-
se affinch correggessero quella che lei riteneva fosse una svista e la no-
minassero Madre Badessa. Se quel genere di ambizione fosse permessa o
meno nell'ordine di Elune era discutibile, ma Maiev era pur sempre Maiev.
In sella alla pantera della notte su cui viaggiava quel giorno, Jarod sven-
tr un guerriero munito di zanne. La sua armatura era ormai danneggiata a
seguito dei diversi colpi ricevuti dagli avversari. Aveva almeno una dozzi-
na di ferite sparse su tutto il corpo, ma fortunatamente nessuna di esse era
mortale n pericolosa. Jarod avrebbe potuto riposarsi a battaglia ultimata...
o non appena fosse morto.
Poi... alcune grida proruppero dalla zona in cui si trovavano i tauren.
L'elfo osserv con grande orrore diversi compagni di Huln arsi vivi da una
sorta di acido virulento rovesciato su di loro. I loro peli bruciarono e la
pelle si disciolse in mucchietti.
Le sacerdotesse cercarono di giungere in loro aiuto, ma una pattuglia di
Guardie Ferali si avvent contro le adepte nelle prime file. Ai demoni non
importava se l'avversario fosse maschio o femmina. Infilzarono i tauren e
decapitarono le sacerdotesse con identica brutalit.
Jarod sapeva che doveva rimanere al proprio posto, Maiev per, nono-
stante i difetti, era pur sempre parte della sua famiglia. Teneva a lei molto
pi di quanto non desse a vedere. Assicuratosi rapidamente che la zona da
lui controllata non sarebbe crollata a seguito della sua dipartita, il coman-
dante incit la cavalcatura a cambiare direzione e si diresse verso la scena
della carneficina.
Alcuni tauren erano ancora in vita, un po' di loro gravemente feriti, ma
ancora in grado di brandire le asce e le lance. Loro e le sacerdotesse so-
pravvissute erano quasi completamente circondati dai demoni. Anche pri-
ma di aver compiuto met tragitto, Jarod osserv altri due difensori perire
sotto i colpi implacabili del nemico.
Poi, Maiev scivol via. Una minacciosa Guardia Ferale cerc di colpirla,
ma lei riusc a respingere l'attacco, anche se solo superficialmente.
Con un grido, Jarod guid la cavalcatura verso lo scontro in atto. La
pantera si avvent sul demone che stava attaccando la sorella. Un altro
demone cerc di ferire Jarod, finendo per colpire la pantera all'altezza della
spalla. Jarod infilz la sua spada nella gola dell'avversario.
I demoni all'improvviso si concentrarono tutti su di lui. Non aveva pen-
sato al fatto che potessero averlo riconosciuto, ma la loro determinazione
suggeriva una simile ipotesi. Ignorarono altri possibili bersagli unicamente
per colpire lui.
La sua pantera della notte abbatt altri due nemici, ma poi sub diverse
ferite profonde a causa di alcune lance. Appiedato, Jarod si sarebbe ritro-
vato in una posizione di netto svantaggio nei confronti di simili imponenti
creature, tuttavia non poteva farci nulla. Altre tre lance finirono il valoroso
animale e Jarod riusc a malapena a balzar via per non rimanere intrappola-
to sotto il peso della sua carcassa.
Atterr in posizione rannicchiata accanto a sua sorella che, per la prima
volta, sembr rendersi conto dell'identit del suo soccorritore.
Jarod! Non saresti dovuto venire! Hanno bisogno di te!
Smettila di dare ordini per una volta e seguimi! Spost senza troppe
cerimonie la sorella dietro di s proprio mentre due figure munite di corna
lo accerchiavano. Nonostante finora avesse avuto fortuna, Jarod Shado-
wsong non era convinto che la sua piccola spada si sarebbe dimostrata ef-
ficace di fronte alle loro lame massicce.
Ma non appena si prepar per la battaglia finale, risuon un corno nell'a-
ria, e la zona si riemp di soldati e tauren. Huln schiacci due demoni, de-
capitandone uno e colpendo l'altro sul petto prima che entrambi si rendes-
sero conto di essere assaliti. Una figura avvolta da un mantello li super, e
Jarod infine riconobbe Lord Blackforest.
Non poteva che esserci una spiegazione per il loro arrivo improvviso:
avevano visto Jarod precipitarsi in battaglia... e nutrivano abbastanza fidu-
cia in lui per giungere in suo aiuto.
I rinforzi ricacciarono indietro la Legione Infuocata e ci procur del
tempo a Jarod e a Maiev. Il comandante allontan ulteriormente la sorella
dalla battaglia e le altre sacerdotesse li seguirono da vicino.
Jarod la sistem contro una roccia. Maiev, con sguardo interrogativo,
esamin il fratello pi giovane.
Jarod... prese a dire.
Potrai redarguirmi pi tardi, sorella! disse lui con tono brusco. Non
rimarr inerme mentre coloro che mi hanno seguito affrontano il nemico in
mio nome!
Non intendevo redarguirti... fu l'unica cosa che la sacerdotessa riusc a
dire prima che lui si allontanasse. Con la sorella posta momentaneamente
al sicuro, Jarod si concentr unicamente sui propri compagni. Perfino Bla-
ckforest, uno dei nobili di rango pi elevato, combatteva duramente. Lui e
i suoi compagni avevano fatto tesoro degli errori di Lord Stareye. Quella
era una battaglia per la sopravvivenza, non un gioco per far divertire le ca-
ste pi abbienti.
Avvicinatosi a Huln, Jarod diede una stoccata al demone che stava cer-
cando di colpire il tauren su un fianco. Huln not l'azione in corso e ripag
l'elfo con uno sbuffo di apprezzamento.
Incider il tuo nome sulla mia arma! rugg. Verrai onorato per intere
generazioni della mia famiglia!
Sarei onorato gi solo di riuscire a sopravvivere alla battaglia!
Ah! Quale saggezza in una creatura cos giovane!
Un esemplare femmina di drago appartenente allo stormo di Alexstrasza
vir verso il basso e scaten una vampata di fuoco purificatore di fiamme
rosse, che spensero per sempre le fiamme verdi dei nemici. L'azione facili-
t ulteriormente la situazione del contingente di Jarod. Il comandante della
spedizione cominci a respirare con pi tranquillit.
Ma un attimo dopo, lo stesso drago barcoll indietreggiando fra le fila
elfiche. Il suo ventre era ridotto a un ammasso bruciante di scaglie distrutte
e viscere aggrovigliate. La terra trem non appena vi si abbatt e Jarod ca-
p subito che non sarebbe pi stata in grado di volare.
Nella scia di morte generata dal drago furono coinvolti una dozzina di
soldati, i cui corpi finirono carbonizzati. Anche diversi demoni ruzzolaro-
no verso il basso come se chiunque avesse sferrato l'attacco non fosse inte-
ressato tanto a chi colpiva, ma quanto a liberarsi il passaggio.
Huln protesse il torace di Jarod con il braccio. Ci che ci ha colpiti non
 n opera di un Infernale n di un Eredar! Credo stia cercando di...
Poi un vento impetuoso scagli per aria le forze di entrambi gli schiera-
menti come fossero privi di consistenza. Le pantere della notte non erano
neanche loro immuni alla raffica, e anche Blackforest e la sua cavalcatura
erano nel gruppo scaraventato per aria. Huln riusc a rimanere immobile un
attimo ancora, ma perfino la tenacia di un tauren non era in grado di resi-
stere contro quell'incredibile tempesta. Vol anche lui in aria e cerc di
colpire il vento in segno di frustrazione mentre svaniva dall'orizzonte.
Eppure... Jarod Shadowsong non sent nulla, nemmeno una leggera
brezza.
Cos, si ritrov da solo non appena il gigante emerse dalla polvere solle-
vata dal vento. Era un gigante dalla pelle scura, e gli elaborati tatuaggi che
ricoprivano il suo corpo emanavano oscure forze magiche.
S... medit la figura scrutando l'elfo dall'alto in basso. Se non posso
avere il druido, mi divertir con te, che ti spacci pateticamente come la
speranza di questa spedizione destinata alla sconfitta.
Jarod prepar l'arma, consapevole di non avere alcuna speranza contro
quel nemico e ciononostante incapace di arrendersi all'inevitabile. Ti a-
spettavo, Archimonde.
L'arcidemone sogghign.
Capitolo diciotto
Brox non era che un semplice guerriero, ma capiva quando una battaglia
stava volgendo al peggio. Non che lui e gli altri non fossero in grado di
sconfiggere quegli elfi della notte dotati di armature e in sella a mostruose
creature, ma ogni secondo sprecato con loro avvicinava sempre di pi il
portale al suo completamento. Gi un'inquietante aura verdastra si era for-
mata attorno all'apertura del vortice. L'orco conosceva abbastanza la magia
da capire che presto il passaggio sarebbe stato abbastanza resistente da
permettere a chiunque, si trattasse di Sargeras o degli "Dei dell'Antichit",
come li aveva definiti Krasus, di passarvi attraverso.
Una lancia uncinata scintill sopra la sua testa, graffiandogli alcuni cen-
timetri di pelle dalla testa. L'arcigno soldato che la brandiva spost il pipi-
strello d'ombra da un lato, nella speranza di sottrarsi dalle grinfie del drago
bronzeo e assestare un altro colpo al guerriero verde. Il drago afferr il pi-
pistrello d'ombra. I due si misero a combattere e ci intralci la mira
dell'elfo della notte. Invece di infilzare Brox alla gola, lo fer alla spalla.
Brox brontol mentre l'uncino dell'arma gli scav una parte consistente di
carne dalla zona ferita. Nonostante il dolore, riusc a gettarsi in avanti e a
spezzare la lancia in due.
Il soldato imprec ed estrasse la spada. Tuttavia, Brox impront una
mossa azzardata: si alz dalla sella per poi balzare contro l'avversario.
Atterr in posizione acquattata e si aggrapp su una delle orecchie del
pipistrello per tenersi. L'atto oltraggioso colse talmente alla sprovvista l'el-
fo della notte da lasciarlo a bocca aperta, mentre, con una mano, l'orco af-
fondava l'ascia nel petto rivestito di armatura del nemico. Il soldato croll
e precipit dalla sella.
Ma l'azione impetuosa di Brox fu quasi sul punto di costargli la vita.
Aveva pensato di utilizzare la schiena del pipistrello per balzare in sella al
drago bronzeo, ma la pelle del mostro d'ombra si era dimostrata strana-
mente scivolosa. Non appena lasci andare l'orecchio, l'orco perse la presa
sui piedi. Con l'ascia ancora serrata nelle mani, scivol verso la coda
dell'animale finendo sopra il cadavere dell'elfo.
Poco pi in basso, il portale quasi completo pervase lo sguardo di Brox.
Percep subito il male che ribolliva fin nei suoi recessi pi nascosti...
Poi, un paio di artigli lo raccolsero mentre cadeva e ud la voce di Rho-
nin gridare: Sei fuori pericolo, Brox!.
Il drago rosso che fungeva da cavalcatura di Rhonin si contorse in modo
da permettere all'orco di salirgli in groppa. Il mago umano aiut l'orco a
salire tendendogli la mano, finch Brox non scivol in sella dietro di lui.
 stata una mossa un po' sconsiderata, perfino per un orco, non  ve-
ro?
Forse ammise Brox ripensando al portale. Per quanto si considerasse
coraggioso, era lieto di non essere caduto dentro il vortice. Pi se ne tene-
va lontano, meglio era.
Il mago all'improvviso di irrigid. Fai attenzione! Ne arrivano altri du-
e!
I pipistrelli d'ombra li accerchiarono. La mano di Rhonin si illumin di
un rosso intenso mentre preparava un incantesimo. Brox sollev l'ascia,
pronto a dare tutto l'aiuto possibile. Accolse i nuovi avversari, almeno cos
avrebbe distolto la sua attenzione dal portale.
Dal portale, e dal male che suscitava paura perfino in un valoroso orco
come lui.
La vista di Deathwing ricacciato indietro dall'incantesimo che avvolgeva
il disco stup e allo stesso tempo demoralizz Malfurion. Se perfino il dra-
go nero non era in grado di penetrare quella barriera di magia nera, allora
cosa potevano sperare di ottenere lui e i suoi amici?
Malfurion per non ebbe pi modo di preoccuparsi del disco poich, in
quel momento, una sagoma minacciosa si avvent su Ysera. Il drago verde
rugg mentre le fauci del pipistrello affondavano nella sua spalla in pros-
simit della spina dorsale. L'elfo della notte scivol su un fianco nel tenta-
tivo di evitare di finire schiacciato dalla belva mostruosa.
Una lama si avvicin alla sua testa e per un pelo non gli stacc l'orec-
chio.
Stupido idiota! sibil Varo'then, che ancora una volta brandiva la sua
arma preferita. L'ufficiale di Azshara assest un altro colpo e questa volta
provoc un taglio sulla guancia del druido. Varo'then ritrasse il pugnale
per prepararsi a un altro colpo. Il prossimo ti staccher la testa!
Malfurion ficc la mano in una sacca. Sapeva cosa cercare e preg affin-
ch riuscisse a trovare la sostanza prescelta. Il tocco a lui familiare lo ras-
sicur della scelta giusta e ne estrasse i semi.
Il Capitano Varo'then sistem la propria posizione. Il suo ghigno malefi-
co si fece pi intenso. Nel sadico soldato, i demoni avevano trovato un
perfetto servitore.
Rapidissimo, Malfurion gett i semi nelle fauci del pipistrello.
Il mostro prese a contorcersi all'istante. La punta del pugnale, diretta
contro la gola del druido, produsse invece una superficiale striscia di san-
gue sulla clavicola. Malfurion emise un grugnito di dolore, ma tenne duro.
Dalle zampe della cavalcatura di Varo'then emerse un riverbero infuoca-
to. Il capitano cerc di mantenere il controllo, ma senza successo. Il pipi-
strello si agit in maniera convulsa gridando.
Un attimo dopo, scoppi in fiamme.
Malfurion aveva gi usato il calore dei semi nelle precedenti battaglie.
Tuttavia, essendogliene rimasti pochi, non aveva pensato di impiegarli in
quel luogo, dove avrebbe potuto non saperli utilizzare al meglio. L'elfo era
riuscito ad assicurarsi che i semi raggiungessero il giusto bersaglio, la boc-
ca del mostro, solo perch la creatura fatta d'ombra era finita sopra di lui.
Quello spettacolo infuocato era talmente intenso che Malfurion fu co-
stretto a distogliere lo sguardo. Ud Varo'then gridare, ma non riusc a di-
stinguere le parole.
Con un ultimo grido stridente, la bestia ormai incenerita croll a terra.
Malfurion spalanc le labbra per riprendere fiato e si aggrapp a Ysera.
Il drago non poteva far nulla per il suo passeggero, poich un altro pipi-
strello le si era gi avventato contro. Il druido cerc di tenersi pi stretto
possibile all'Aspetto nel tentativo di riprendere l'equilibrio. Il dolore dovu-
to alle ferite era quasi insopportabile e la consapevolezza che il disco era
ancora irraggiungibile lo indebol ulteriormente.
Un dolore acuto si diffuse per tutto il polpaccio.
Malfurion emise un grido e quasi perse l'equilibrio. Il sangue gli scivol
nello stivale mentre cercava di assestare un calcio al suo assalitore. Si vol-
t verso la gamba, pronto per affrontare la causa della propria sofferenza.
Il Capitano Varo'then si aggrapp stretto alla parte inferiore del corpo di
Ysera, emettendo un grugnito ad ogni passo che saliva puntando i piedi su
una scaglia alla volta. Il pugnale ricurvo dell'ufficiale, causa della nuova
fitta di dolore per Malfurion, era serrata fra i denti di Varo'then. Il sangue
dell'elfo scivol inosservato sul mento appuntito dell'altro elfo.
Malfurion non sapeva in che modo Varo'then fosse riuscito ad aggrap-
parsi a Ysera mentre la sua cavalcatura crollava, ma ancora una volta ave-
va sottovalutato l'ufficiale. Scalci di nuovo pi forte che poteva, ma il ca-
pitano evit facilmente il suo piede. Mentre Malfurion riusciva a malapena
a tenersi stretto a Ysera mentre quest'ultima combatteva, Varo'then, pi
temprato dalla battaglia, si muoveva con navigata abilit verso il nemico. I
suoi occhi serrati a fessura soppesarono Malfurion come fa un grosso ani-
male in procinto di massacrare la preda...
Il druido infil una mano nella sacca, ma nello stesso momento Va-
ro'then sollev la mano sinistra.
Augh! Un lampo color cremisi accec Malfurion. Si ricord troppo
tardi che il capitano possedeva un certo talento per le arti magiche. Non
abbastanza per costituire un'autentica minaccia, ma senza dubbio abba-
stanza da cogliere alla sprovvista il nemico mentre l'ufficiale procedeva
con il massacro.
Malfurion sollev la mano libera, gesto che lo salv da una morte sicura.
Varo'then, protetto da una pesante armatura metallica si abbatt su di lui, e
il druido sent l'alito caldo dell'altro elfo sul viso.
La Luce fra le Luci mi dar una lauta ricompensa per questo! il capi-
tano grid in preda alla follia. Mannoroth  uscito fuori dai gangheri a
causa tua, e cos Archimonde! Sei una creatura cos insipida, eppure li hai
raggirati entrambi! Stiamo parlando dei grandi condottieri di Sargeras! Ma
io non soltanto otterr i favori della regina per il mio gesto, ma anche quel-
li del mio signore! Io, sar Lord Varo'then!
Sargeras intende distruggere Kalimdor, non ricostruirla! Malfurion
disse di scatto cercando di far tornare il suo nemico alla ragione.
Naturalmente! L'avevo gi capito da tempo! Cosa vuoi che me ne im-
porti di questo piccolo lembo di terra fangosa? Fintanto che potr servire
la mia regina e comandare guerrieri in suo nome, non m'importa dove lo
far! Chi lo sa, forse Sargeras far di me il suo comandante supremo! Solo
per questo e per l'adorazione che provo per Azshara, sarei lieto di vedere
Kalimdor ridotta in cenere!
Varo'then era ormai consumato dalla propria follia. Malfurion all'im-
provviso si sent invadere dalla rabbia per il fatto che un membro della sua
razza parlasse in maniera cos avventata della fine del mondo, e in special
modo dell'amato regno che li aveva generati. Era un'idea contraria a tutto
ci che Cenarius gli aveva insegnato e a tutto ci in cui Malfurion credeva.
Kalimdor rappresenta il nostro sangue, il nostro respiro, la nostra stessa
esistenza! grid il druido sentendo montare la rabbia dentro di s. Siamo
parte di essa allo stesso modo degli alberi, i fiumi, e le stesse rocce! Siamo
i suoi figli! Uccidereste la madre che ci ha generati! La fronte prese a
bruciargli.
Sei patetico! Viviamo su una piccolissima roccia, una fra le tante! Ka-
limdor non  nulla a confronto dell'intero universo! Con l'aiuto della Le-
gione e della mia regina, attraverser migliaia e migliaia di mondi, che ca-
dranno preda dei nostri poteri! Il potere, druido! Il potere  il mio sangue e
il mio respiro, capisci? Il Capitano Varo'then liber la mano che teneva
saldo il pugnale dalla presa di Malfurion. Ma se l'imminente morte di Ka-
limdor ti preoccupa cos tanto, ti posso garantire il favore di spedirti nel-
l'aldil, in modo da assistervi in anticipo!
Ma la rabbia di Malfurion aveva raggiunto il suo culmine. I suoi occhi
infuocati si inchiodarono a quelli di Varo'then. Vorreste il potere? Sag-
giate allora il potere del mondo che intendete tradire, capitano!
L'energia del mondo prese a scorrere dal corpo del druido con altrettanta
naturalezza del sangue. Lo sent zampillare direttamente dalla sua fonte...
Kalimdor. Il mondo in s non era un essere senziente, ma era comunque
una creatura vivente che, attraverso Malfurion, era riuscita infine a reagire
ai colpi ricevuti.
Dal druido eruppe una soffusa luce blu che colp Varo'then in pieno pet-
to.
L'aggressore di Malfurion emise un grido e cadde dalla sella. Con il pu-
gnale sfuggito dalla sua presa ormai debole, il capitano si libr indifeso sul
Pozzo dell'Eternit. Non soltanto la luce sommerse completamente il sol-
dato, ma arriv perfino a bruciarlo. La sua carne, i suoi nervi, i suoi organi
e il suo scheletro erano ormai perfettamente visibili dietro l'armatura lumi-
nosa. La sua testa in fiamme era ridotta ad un teschio di pelle trasparente.
Varo'then aveva rifiutato ogni elemento che apparteneva a Kalimdor... e
in quel momento, grazie a Malfurion, Kalimdor rifiutava ogni elemento
che apparteneva al soldato. La luce che ancora avvolgeva il capitano trac-
ci un arco sul centro del Pozzo, poi discese rapidamente sull'apertura del-
l'imbuto, dove svan.
Simile a un Infernale piombato sulle vittime di Suramar, ci che restava
del Capitano Varo'then precipit sul portale ormai sempre pi stabile.
L'energia evocata da Malfurion svan con altrettanta rapidit di come era
sorta. Il druido avvert un senso di perdita e allo stesso tempo di conforto
nel capire che il mondo non aveva ancora perso tutte le sue forme di dife-
sa. Ancora appeso alla schiena di Ysera, fiss il luogo di atterraggio di Va-
ro'then.
Vedremo se il signore della Legione sar ancora in grado di ricompen-
sarvi dopo quel che  accaduto, capitano...
Un improvviso scossone lo fece quasi precipitare allo stesso modo di
Varo'then. Ysera era alle prese con due pipistrelli, bloccati sulle sue zampe
anteriori, e sebbene il drago fosse riuscito a spezzare il collo di uno dei du-
e, l'altro le aveva lacerato un'ala.
Malfurion cerc di recuperare una posizione pi stabile, poi estrasse da
un'altra sacca una piccola porzione di unguento da lui mescolato in prece-
denza. Era stato ottenuto da alcune erbe selezionate, ma sebbene il druido
l'avesse gi sperimentato sul campo di battaglia, non era sicuro con certez-
za che sarebbe bastato a donare aiuto a un colosso come Ysera.
Tuttavia, non appena il druido lo strofin sulla base dell'ala colpita, i ri-
sultati si dimostrarono migliori del previsto. La piccola dose di unguento si
diffuse oltre la parte da lui toccata e ben presto ricopr l'intera ala. I tagli
presenti sulla protuberanza si rimarginarono completamente, finch non
rimase alcuna traccia delle violente ferite subite, nemmeno delle cicatrici.
Sento che le forze stanno ritornando! rugg Colei che Rappresentava il
Sogno, e ci detto smembr il secondo pipistrello. Poi Ysera si volt verso
Malfurion. Nonostante le palpebre chiuse, il druido avvert l'intensit del
suo sguardo. Cenarius ti ha fornito insegnamenti davvero eccelsi... Poi si
ferm all'improvviso. Per un attimo brevissimo, i suoi occhi si aprirono
tremanti. Ma forse gran parte del merito va sicuramente al tuo legame na-
turale con i poteri del mondo. S, senza dubbio  cos...
Il druido si rese conto che il rapido balenare dello sguardo del drago
verde si era concentrato sulla cima della sua testa. Sollev le mani... e sco-
pr che le protuberanze erano diventate alte di quasi dieci centimetri.
Erano cominciate a crescergli delle corna simili a quelle del suo shan'do.
Prima che quest'ultima rivelazione potesse radicarsi nella sua mente, un
atroce ruggito scosse l'intera zona circostante, facendo impallidire a con-
fronto perfino la tempesta.
Dalle nuvole gonfie di uragani giunse Deathwing.
Il gigante color ebano si scagli ancora una volta contro l'impenetrabile
incantesimo. La sua carne si straziava senza sosta nei punti in cui le piastre
di metallo non erano riuscite a fermare le lacerazioni presenti nella sua pel-
le. I suoi occhi erano spalancati e in preda alla rabbia pi totale. Deathwing
si libr verso l'Anima dei Demoni con una rapidit che lasci Malfurion
senza fiato.
All'improvviso, l'aria attorno al disco scintill in lampi gialli e rossi che
lasciavano trapelare l'energia racchiusa nella creazione del drago. Malfu-
rion percep delle nuove forze in atto all'interno dell'amuleto, un'energia
instillata nella matrice dell'incantesimo degli Eletti in modo da poter man-
tenere stabile l'Anima dei Demoni.
Deathwing si avvent a capofitto contro la matrice. Il cielo attorno a lui
esplose in manifestazioni di pura energia che avrebbero dovuto causare la
morte dell'Aspetto ormai impazzito; eppure, sebbene la sua pelle e le sue
scaglie stessero palesemente bruciando, Deathwing insistette nel suo attac-
co. Rugg in segno di sfida contro le potenti forze dispiegate per far fronte
alla sua intrusione. Il drago nero contrasse le labbra in un ghigno delirante
che si faceva pi intenso a ogni spinta.
La sua ossessione non ha limiti... disse Ysera, stupita dal comporta-
mento dell'altro Aspetto.
Credi che potrebbe farcela?
La domanda che dovremmo porci piuttosto : vogliamo permettergli di
riuscirci?
Il corpo devastato del gigante nero continuava a perdere altre scaglie. I
dardi fiammeggianti ora si concentrarono sul colosso, provocandogli delle
ferite infuocate senza sosta. Tuttavia, sebbene di tanto in tanto tentennasse
a causa della loro intensit, Deathwing non rallent.
Un drago rosso che trasportava Brox e Rhonin pass davanti a Malfu-
rion. Con voce amplificata da un incantesimo, il mago umano grid: Kra-
sus mi ha avvertito di dirti che dobbiamo prepararci! Crede che Deathwing
possa riuscire comunque a spezzare l'incantesimo! Dobbiamo essere pronti
ad affrontare il drago nero nel momento in cui ci accadr!.
Deathwing... mormor Ysera. A vederlo adesso, questo nome gli si
addice davvero tanto... Poi, rivolta a Rhonin, tuon: Saremo pronti!.
Avrebbero dovuto colpire all'istante, e tutti insieme. Era l'unica possibi-
lit che avevano... e di poco superiore rispetto all'eventualit di recuperare
il disco direttamente dalla matrice dell'incantesimo. L'elfo della notte non
aveva molta fiducia su quelle probabilit cos esigue, ma avrebbe evocato
qualsiasi elemento di Kalimdor affinch giungesse in suo aiuto.
Consapevole che quella potesse essere l'ultima speranza rimasta per la
sopravvivenza di tutto ci che gli stava a cuore, Malfurion istintivamente
pens a Tyrande. Non a Illidan, ma a Tyrande. Avrebbe voluto parlarle u-
n'ultima volta, per sapere se era ancora viva... anche se lui sarebbe perito.
"Malfurion?"
Il druido fu quasi sul punto di scivolare dalla sella. Al principio pens
che la voce nella sua testa fosse soltanto un'illusione o magari una subdola
manovra delle forze oscure contro le quali stavano combattendo; ma, nel
profondo del suo cuore, il druido cap che la creatura che stava cercando di
mettersi in contatto con lui non poteva che essere Tyrande.
In quel momento ricord che era stata lei ad aiutarlo e a farlo tornare in-
dietro quando si era scoperto incapace di rientrare nel proprio corpo. Il le-
game con il druido era ben pi forte di quello che lui credeva e, non appe-
na se ne rese conto, Malfurion scopr che anche lei aveva avvertito il me-
desimo stupore.
"Malfurion!" ripet la sacerdotessa con maggiore speranza. "Oh, Malfu-
rion! Sei tu!"
"Tyrande! Sei viva! Sei... ti hanno..."
La Madre Badessa si affrett a rassicurarlo. "Madre Luna ha vegliato su
di me, sia lodata la sua volont, e alcuni Eletti che intendevano ricongiun-
gersi alla nostra gente mi hanno aiutata a fuggire! So che tu hai fatto tutto
il possibile! Ma ascolta! Tuo fratello..."
"Mio fratello..." Non appena l'elfa menzion Illidan, il druido avvert
una presenza molto simile alla sua accanto a Tyrande. Talmente vicina, in
effetti, che in quel momento dovevano toccarsi.
"Fratello" cominci a dire Illidan.
"Tu!" Una forza sconosciuta emerse dai recessi della mente di Malfu-
rion, che si rese conto di doverla immediatamente porre a freno. Tuttavia,
nonostante tutti gli sforzi compiuti, il druido non vi riusc appieno.
"Malfurion!" giunse il richiamo supplichevole di Tyrande. "Fermati!
Cos lo ucciderai!"
Non aveva un'idea precisa di quel che stesse facendo a Illidan, ma si
concentr per cercare di fermare quel che aveva scatenato. Con suo grande
sollievo, percep Illidan riprendersi rapidamente.
"Mai... mai avevo creduto che possedessi un potere simile... fratello..."
Sebbene il tono fosse consono all'usuale affabilit di Illidan, nella sua
mente si affacci la stupita consapevolezza che il gemello che riteneva de-
bole in realt non lo era affatto.
"Hai molte cose di cui rispondere, Illidan!"
"Se sopravviveremo, affronter le accuse che mi verranno rivolte..."
Le sue parole contenevano una verit. Che motivo c'era di condannare
Illidan se sarebbero tutti morti? Inoltre, Malfurion si rese conto che avreb-
be sprecato delle energie preziose concentrandosi su Illidan.
Mise da parte ogni risentimento e si concentr nuovamente su Tyrande.
"Stai bene? Ti ha per caso fatto del male?"
"Nulla, Malfurion. Lo giuro su Elune... ma in questo momento siamo na-
scosti fra le rovine nei pressi del Pozzo e non osiamo nemmeno cercare di
creare un incantesimo! Il demone di nome Mannoroth ha sguinzagliato i
suoi guerrieri per ogni dove! Credo che sospettino dove siamo nonostante
le mie preghiere e gli incantesimi di Illidan..."
Malfurion avrebbe voluto andare da lei ma, ancora una volta, ci non era
possibile. Il druido imprec. "Se riusciamo a..."
Ma prima ancora che potesse aggiungere altro, Deathwing lanci un ter-
ribile grido nell'aria. Le crude emozioni emanate dall'urlo del drago nero
infransero il collegamento con Tyrande e Illidan, sradicando ogni altro
pensiero dalla mente di Malfurion.
Si ritrov a contemplare il drago, ormai sfigurato oltre ogni immagina-
zione e tuttavia talmente ossessionato da ci che intendeva ottenere che
nessun dolore l'avrebbe indotto a fermarsi. Alcune piastre metalliche sigil-
late su di lui ormai erano quasi completamente usurate e diversi angoli del
suo corpo erano laceri e privi delle scaglie. Al di sotto di essi, la carne viva
appariva bruciacchiata o completamente strappata. Le ali del colosso nero
erano lacere in pi punti e Malfurion era stupito del fatto che il folle Guar-
diano della Terra fosse ancora capace di volare. Gli artigli di Deathwing
erano ormai distrutti, come se avessero graffiato ripetutamente un oggetto
impenetrabile.
Poi, Malfurion not che il drago nero era ormai a un passo dal suo ago-
gnato trofeo.
Per tutti i creatori! rugg Ysera. Non permette davvero a nulla di
fermarlo!
Il druido assent in silenzio, poi si rese conto di quanto macabre apparis-
sero in realt le parole del drago verde. Sembrava che, da un momento al-
l'altro, Deathwing stesse per realizzare l'impossibile... e allora coloro che
speravano di sottrargli il disco avrebbero dovuto agire allo stesso modo.
"Va' via..." gli ordinavano le voci che un tempo lo incoraggiavano in o-
gni sua azione. Adesso, per, come tutti gli altri, le voci si erano dimostra-
te traditrici. Senza dubbio, Neltharion non poteva ormai fidarsi di nessun
altro se non di se stesso.
L'Anima dei Demoni  mia! E di nessun altro!
Il drago nero percep la furia delle voci per il fatto che non avrebbe ob-
bedito al loro ordine. Travolsero la sua mente con fare selvaggio mentre
con altri mezzi alimentavano gli incantesimi della Legione Infuocata che si
scontrava contro di lui. Il drago nero non aveva mai sofferto in quel modo,
ma ne sarebbe valsa la pena. Sebbene fosse avanzato di pochi metri, era
comunque pi vicino. Era quasi sul punto di poter toccare il disco.
"Va' via..." ripetevano. "Va' via..."
Mista alla rabbia insita nella loro voce, tuttavia, Neltharion not anche
una crescente apprensione, e paura. Anche le voci si erano rese conto che
aveva ormai quasi raggiunto la sua creazione. Forse sapevano anche che,
non appena il disco fosse tornato in suo possesso, il drago nero avrebbe
punito anche loro, insieme a tutti gli altri.
Poi, sopraggiunse un ulteriore elemento di disturbo. Il signore dei demo-
ni emerse dal suo regno, fino ad amplificare le terribili forze gi racchiuse
nella matrice dell'incantesimo. Neltharion emise un nuovo ruggito nel con-
statare che la sofferenza provata in precedenza non era che un briciolo di
quel che provava in quel momento.
Ma, ciononostante, essa riusc unicamente a spingerlo a continuare. Con
il muso contratto in un ghigno mortale, il colosso nero sogghign a voce
alta contro coloro che intendevano negargli ci che gli spettava di diritto.
Rugg e super gli ultimi metri che lo separavano dal disco.
 mio! rugg trionfante. Mio!
E strinse l'Anima dei Demoni nella sua zampa.
Dobbiamo agire adesso! Krasus avvert Alexstrasza. Dobbiamo agire
adesso se intendiamo...
Il mondo attorno a loro scoppi.
O almeno, cos sembr alla figura incappucciata. Un folle tripudio di co-
lori lo travolse. Ud Alexstrasza ruggire di sorpresa e agonia. Una forza
tremenda si abbatt su di loro. Krasus cerc di tenersi stretto alla sua regi-
na, ma lo sforzo era troppo grande per la sua forma umana.
E cos venne sbalzato via dalla sella.
Alcuni oggetti si avventarono contro di lui: un pipistrello d'ombra car-
bonizzato e urlante, una piccola forma che poteva probabilmente essere il
suo passeggero, diversi frammenti di scaglie di drago scolorite.
Krasus rotol ripetutamente su se stesso, incapace di frenare la velocit
nonostante diversi tentati incantesimi.
"Abbiamo perso!" riusc a pensare. "Senza dubbio, questa dev'essere la
fine del mondo!"
Poi, un'enorme zampa lo risollev in aria e ud la voce roca di Alexstra-
sza gridare: Ci  riuscito! Ci  riuscito!.
Fra le lacrime, Krasus riusc a lanciare un'occhiata a Deathwing e all'A-
nima dei Demoni.
Il drago rosso rugg a pieni polmoni mentre il colosso nero afferrava il
disco liberandolo dall'incantesimo. Il corpo di Deathwing si infiamm e
Krasus fu stupito del fatto che un essere, perfino cos potente come uno
degli Aspetti, fosse in grado di sopravvivere a un simile danno. Il colosso
nero sollev la sua creazione in alto e rise con aria trionfante nonostante il
palese dolore che provava.
Poi, dai recessi del Pozzo emerse una forza oscura che colp Deathwing
frontalmente.
L'attacco si abbatt contro di lui con una tale ferocia da farlo sobbalzare
molto lontano, ben oltre il vasto Pozzo. Ben oltre la riva stessa. Deathwing
precipit lontano dall'orizzonte, sprofondando nelle nuvole...
E cos l'Anima dei Demoni, libera dalla presa del drago, precipit verso
il vortice delle acque.
Dobbiamo ottenere il controllo della situazione prima che Sargeras o
gli Dei dell'Antichit possano reinstallare il disco all'interno della matrice
del portale! Sono convinto che, nonostante l'incantesimo che Deathwing
stesso ha creato attorno al disco, io sia in grado di afferrarlo, almeno fin-
tanto che ne avremo bisogno! Ma dobbiamo essere i primi a raggiunger-
lo!
Cercher di fare del mio meglio... Alexstrasza disse quasi senza fiato.
Solo in quel momento Krasus si accorse che la sua regina presentava di-
verse bruciature causate dalle energie scatenate dalle folli azioni di Dea-
thwing. L'Aspetto della Vita riusciva a malapena a rimanere sospesa per
aria.
Ma un altro drago imponente all'improvviso si libr su di loro, una sa-
goma verde dall'aria familiare e con in sella un elfo della notte dall'aspetto
piuttosto unico.
Malfurion... mormor Krasus vedendo il druido che ormai sfoggiava
un paio di corna simili a quelle del suo maestro. S, dovr essere lui la
creatura che compir tale tentativo...
Tuttavia, ci non esimeva gli altri dal compiere tutti gli sforzi possibili.
Alexstrasza non rallent nonostante le ferite riportate, mentre alla destra di
Krasus v'erano Rhonin e Brox in sella a un drago rosso. V'era anche un e-
semplare femmina di drago bronzeo al loro seguito, ma senza cavalcatura,
e dunque non poteva far altro che vegliare sull'operato degli altri.
La cavalcatura di Malfurion si avvicin al disco ormai in caduta libera.
Al suo passaggio, l'Anima dei Demoni lasciava dietro di s una scia dorata.
Krasus osserv il druido aprire il palmo della mano... poi senza esitazione
afferrare l'oggetto nefasto. L'elfo lo strinse al petto.
E dall'interno del portale giunse un mostruoso ruggito che scosse Krasus
fin nel profondo. Il mago scrut verso il basso e contempl con sgomento
la terribile tempesta verdastra che turbinava al suo centro.
Sargeras stava tentando di attraversare l'ormai quasi completo passaggio
verso Kalimdor.
In quanto guerriero, Brox conosceva bene i propri limiti. Ormai era
giunto il momento di lasciare il campo ai maghi e agli incantatori. L non
c'erano nemici muniti di lame o asce, non pi.
Malfurion osserv il temibile disco con aria impassibile e ferma. Brox
conosceva il potere ammaliante del disco e si affrett dunque a gridare:
Druido! Non devi fidarti del suo aspetto!  un oggetto malvagio!.
L'elfo della notte sollev lo sguardo, poi don al suo compagno un cen-
no di assenso. Brox emise un sospiro di sollievo, un suono che si trasform
in un rumore soffocato quando, come tutti gli altri, ud l'orrendo grido e-
mergere dal Pozzo. Era il grido di un dio pervaso dalla collera.
Il grido di Sargeras, signore della Legione Infuocata.
Il signore dei demoni sta cercando di entrare a Kalimdor! l'esemplare
maschio di drago cremisi rugg. Il portale  quasi giunto a compimento!
Potrebbe riuscire a giungere fra noi... e, se ci avvenisse, tutto sarebbe
perduto!
Brox fiss la tempesta verde. Si contraeva, compattandosi in un'apertura
dalla forma quasi esagonale. Cosa succede? Il passaggio rimpicciolisce,
invece di farsi pi grande!
Sargeras sta cercando di rafforzare ulteriormente le sue possibilit di
giungere fra noi localizzando al meglio l'incantesimo! Una volta localizza-
to, non avr problemi a riallargarlo di nuovo. Probabilmente, cos facendo
aumenta le probabilit di riuscita!
Sconvolto, l'orco ritrasse lo sguardo dalla mostruosa tempesta... e si rese
conto che la loro situazione era ancora pi critica rispetto a prima. Da Zin-
Azshari giunsero centinaia, forse migliaia, di forme alate. Guardate! Lag-
gi!
Mannoroth aveva permesso al Capitano Varo'then e ai suoi soldati di at-
taccare il gruppo di nemici quando pareva servisse una tattica diversiva. In
quel momento, nonostante ci che il drago nero era riuscito a compiere, il
piano era chiaramente cambiato. Mannoroth senza dubbio si era reso conto
che la Legione correva un autentico rischio. E dunque aveva convocato
tutte le Guardie dell'Abisso e gli altri demoni alati disponibili per affronta-
re i difensori.
Brox fremeva all'idea di affondare l'ascia nei nemici ormai vicini, ma
sapeva che i suoi sforzi sarebbero stati irrisori se paragonati a quelli di
Rhonin e Krasus. Senza dubbio, poteva continuare a solcare i cieli fintanto
che il drago rosso e il mago combattevano, ma a cosa sarebbe servito?
Pi arretrati rispetto agli altri, Alexstrasza e Krasus si erano gi voltati
per affrontare l'orda di demoni alati. L'esemplare maschio di drago prese
ad allontanarsi dal centro del Pozzo compiendo un arco. Ci lasciava il
compito di tenere sotto controllo l'Anima dei Demoni e sigillare il portale
completamente nelle mani di Malfurion... ammesso che gli fosse stato
concesso il tempo necessario per farlo. Perfino Brox riusciva a percepire le
forze oscure addensate nel portale ormai sempre pi stabile. Sargeras era
quasi riuscito nel suo intento...
L'orco riusc a farsi venire in mente un'unica cosa da fare. Una parte di
lui la riteneva una follia, ma un'altra insisteva sul fatto che quel gesto do-
vesse essere compiuto.
Addio, mago! brontol.  stato un onore combattere al vostro fianco
e a quello di tutti gli altri!
Rhonin si volt indietro verso di lui. Cosa intendi...
Brox balz dalla sella.
Il drago rosso cerc di afferrarlo, ma il suo stupore lo fece agire troppo
lentamente. L'orco sfugg alla presa dei suoi artigli, finch non cadde senza
alcun indugio verso il centro del Pozzo dell'Eternit... e della tempesta in
subbuglio, che ormai aveva raggiunto il proprio apice.
Brox grid esaltato. Sent il vento lacerargli il viso mentre scendeva ver-
so il Pozzo. Tenne l'ascia talmente stretta nella mano che le nocche impal-
lidirono. Sul suo volto apparve lo stesso ghigno sfoggiato nel giorno in cui
lui e i suoi compagni si erano preparati a proteggere il valico anche a costo
della loro vita.
Mentre si avvicinava al portale, Brox not lo spazio circostante mutare.
Vide del movimento all'interno: erano schiere e schiere di demoni, tutti
pronti a seguire il proprio signore nel piano mortale. Demoni che si esten-
devano per tutto l'orizzonte, fino all'Eternit. Brox non vide alcuna traccia
della presenza di Sargeras, ma sapeva che il temibile padrone dei demoni
doveva essere molto, molto vicino.
Poi... l'orco attravers il portale.
Capitolo diciannove
Malfurion non vide l'orco balzare gi dalla sella, poich la sua attenzio-
ne era ormai assorbita dalla visione che si dispiegava davanti ai suoi occhi.
Ora che aveva il disco in suo possesso, si rese conto di quanto fosse diffi-
cile il suo compito. Malfurion aveva creduto che sarebbe stato Krasus ad
appropriarsi dell'Anima dei Demoni, ma il fatto di aver sottovalutato l'in-
cantesimo e la sconvolgente intrusione del drago nero nel corso degli e-
venti avevano sconvolto tutti i piani. Ormai, spettava a lui risolvere le cose
e non aveva la pi pallida idea di cosa esattamente dovesse fare.
In quel momento, percep ancora una volta la presenza di Tyrande nei
suoi pensieri. Istintivamente si concentr per raggiungerla, ma scopr con
orrore che la sacerdotessa era in pericolo.
"Tyrande! Cosa..."
"Malfurion! Ci sono demoni dappertutto! Io e Illidan pensiamo che
Mannoroth voglia arrivare a te tramite noi due!"
Il druido cerc immediatamente di stabilire il contatto con il gemello.
L'approccio iniziale con Illidan turb Malfurion, poich lo scopr assetato
di sangue. Il druido vide Illidan mentre si accaniva contro la Legione In-
fuocata, e i corpi dei guerrieri fiammeggianti che formavano alti cumuli
disposti ai piedi dell'incantatore vestito di nero.
All'improvviso, Illidan si rese conto della sua presenza. "Fratello?"
"Illidan! Sei in grado di volare?"
"Siamo circondati e Mannoroth senza dubbio attende il momento in cui
utilizzer un incantesimo per farci sparire in un luogo ben nascosto! Se ne
approprier a suo piacimento e ci accoglier fra le sue amorevoli brac-
cia..."
Malfurion trem al solo pensiero. "Sto arrivando! Vi aiuter!"
Ma proprio mentre pronunciava queste parole, il druido si rese conto che
non poteva lasciare il Pozzo. Il portale doveva essere distrutto, anche se
ci avesse comportato il sacrificio della vita del suo gemello e di quella di
Tyrande.
Malfurion desiderava tantissimo poter tornare ai vecchi tempi, prima
dell'avvento della Legione, all'epoca in cui lui e suo fratello avrebbero
combattuto fianco a fianco. Quando erano ancora ragazzi, lui e Illidan era-
no stati capaci di superare tutti gli ostacoli perch agivano come un'unica
entit.
"Come vorrei che potesse essere ancora cos almeno per una volta, pens
con disperazione. Come vorrei poter essere a fianco di Illidan per affronta-
re insieme i demoni..."
Fu solo dopo un po' che Malfurion si rese conto che l'Anima dei Demoni
aveva preso a brillare.
Uno strano senso di confusione lo travolse. Il suo sguardo perse momen-
taneamente chiarezza. Con un borbottio, scosse la testa... e scopr di tro-
varsi a fianco del fratello, fra le rovine di Zin-Azshari.
Malfurion? Tyrande grid quasi senza fiato. Allung la mano per toc-
carlo, ma le sue dita passarono attraverso la sagoma del druido.
Tuttavia, non appena Malfurion allung la mano verso il gemello, avver-
t la consistenza della sua pelle. Illidan sobbalz, sorpreso.
Malfurion sbatt le palpebre... e ancora una volta si ritrov sospeso so-
pra il Pozzo dell'Eternit.
Solo che questa volta... Illidan era seduto accanto a lui.
L'incantatore scrut Malfurion dall'alto della sua benda con uno sguardo
sospettoso e al contempo palesemente ossequioso. Che cosa hai fatto, fra-
tello?
Il druido fiss l'Anima dei Demoni e ricord il desiderio espresso. L'in-
quietante disco l'aveva esaudito.
Lui e Illidan potevano stare in entrambi i luoghi allo stesso tempo.
Che cos fosse, dunque. Qualsiasi fossero i suoi contenuti malvagi, l'A-
nima dei Demoni gli aveva concesso l'opportunit di cui aveva bisogno.
Combatti insieme a me, Illidan! lo sfid. Combatti insieme a me qui...
Poi lo scenario mut riassumendo le sembianze di Zin-Azshari: E qui!.
Illidan assent all'istante con un ghigno da invasato.
Nella citt invasa dalla tempesta, i due fratelli combatterono fianco a
fianco mentre i demoni avanzavano fra le macerie nel tentativo di raggiun-
gerli. Frotte di nemici perirono grazie alle lunghissime spade di energia ne-
ra create da Illidan, mentre Malfurion incanalava le forze della natura in un
vortice le cui gocce scioglievano le armature e la carne dei demoni. Tyran-
de era accanto a loro, e si serviva della pura luce di Elune per accecare, e
persino ardere vivi, i mostri che si avvicinavano.
Mentre accadeva tutto questo, Malfurion e Illidan sedevano anche in sel-
la a Ysera, impegnati a smantellare l'incantesimo che teneva in piedi il por-
tale. Che Sargeras non fosse ancora giunto fra loro sconvolgeva entrambi,
eppure non indugiarono ulteriormente su quella tregua momentanea.
Tuttavia, bench avessero l'Anima dei Demoni nelle loro mani, non ave-
vano ancora ottenuto alcunch. Il cielo ormai pullulava di Guardie dell'A-
bisso, intente a fermare coloro che volevano impedire l'ingresso del loro
signore a Kalimdor. Krasus, Rhonin e i draghi le travolgevano a decine al-
la volta, ma il loro numero sembrava comunque immutato. Di Brox non
v'era alcuna traccia, ma il druido non poteva certo preoccuparsi della sorte
dell'orco proprio in quel momento.
Ysera respinse un attacco dopo l'altro, Malfurion per si rese conto che
il drago verde non era in grado di difenderli all'infinito dagli attacchi in
corso. Inoltre, nonostante i tentativi suoi e di Illidan di utilizzare l'Anima
dei Demoni per neutralizzare il portale, continuavano a non riportare alcun
successo.
Poi, il druido riusc a trovare la soluzione. Volse lo sguardo verso le ca-
vit oculari nascoste del fratello. Stiamo agendo nella maniera sbagliata!
Stiamo utilizzando il disco per rafforzare i nostri incantesimi!
Ovviamente! disse Illidan con uno scatto. Lo scenario attorno a loro
momentaneamente si spost di nuovo su Zin-Azshari, e l'incantatore sven-
tr una Guardia Ferale. In che altro modo dovremmo utilizzarlo?
L'ambiente circostante ancora una volta riprese le sembianze del Pozzo e
del cielo pullulante di demoni. Il druido osserv la sacrilega creazione di
Deathwing. Detestava dover suggerire l'idea che gli era venuta in mente.
L'Anima dei Demoni  tutt'ora parte dell'incantesimo! Invece di attingere
dal disco, dovremmo infondervi le nostre energie! Dovremmo agire dentro
di esso, e non utilizzarlo come una spada o un'ascia!
Illidan apr la bocca come per ribattere qualcosa, ma poi la richiuse im-
mediatamente. Aveva compreso la veridicit delle parole del suo gemello.
Ancora una volta, lo scenario davanti a Malfurion si trasform in Zin-
Azshari. Percep all'istante una nuova forza mescolata ai demoni presenti
in citt, presenze che si muovevano con macabra determinazione verso le
rovine dove i due fratelli e Tyrande avevano trovato riparo. Quelle presen-
ze avevano un'aura... e un fetore familiare attorno a s.
Satiri!
Le creature simili a capre si unirono agli altri demoni, preparandosi a
lanciare degli incantesimi. Sogghignavano in preda alla follia e alcuni per-
sino belavano.
Ma non appena quegli esseri abominevoli furono vicini al trio, Malfu-
rion ancora una volta si ritrov in sella a Ysera. Il continuo mutamento di
scenario lo distraeva e nutriva il sospetto che, in un modo o nell'altro, la
capacit sua e di suo fratello di essere contemporaneamente in due luoghi
sarebbe presto cessata.
Unisciti a me, Illidan! Forza!
Nonostante i contrasti fra loro, l'incantatore non esit a obbedire. Le loro
menti si unirono, fondendosi quasi completamente. Malfurion percep gli
sconclusionati piani del fratello, che lo vedevano diventare il paladino di
Kalimdor, e si rese conto immediatamente del modo in cui le forze subdole
che erano quasi riuscite a conquistare anche lui, spingendolo a imposses-
sarsi del disco, avessero sfruttato l'arroganza di Illidan per realizzare fa-
cilmente i loro intenti.
Si era dimenticato degli Dei dell'Antichit, come li aveva chiamati Kra-
sus. Non avevano dunque rinunciato ai loro intenti. Il portale di Sargeras
rappresentava per loro ancora la via per trovare la libert. Ora pi che mai,
il druido si rese conto che dovevano utilizzare l'Anima dei Demoni se in-
tendevano distruggere il passaggio verso Kalimdor.
"Preparati!" ordin mentalmente a Illidan.
Malfurion invoc le energie primordiali di Kalimdor, quelle stesse forze
che l'avevano aiutato a sbarazzarsi del Capitano Varo'then. Questa volta,
sarebbe stato costretto a richiedere loro un sacrificio ancora pi grande.
Ci avrebbe comportato uno sforzo maggiore di quello utilizzato per far
rinvenire un drago in fin di vita, come aveva fatto per Krasus e Korial-
strasz. Nel chiedere al mondo a lui cos caro un tale potere, sapeva di poter
accidentalmente scatenare quello stesso destino fatale che la Legione In-
fuocata aveva in serbo per Kalimdor.
Non appena si rivolse al suo mondo per chiedere di concedergli ancora
una volta la sua energia, percep Illidan attingere dalle forze del Pozzo.
Non appena entrambi ottennero ci che desideravano, unirono insieme le
due energie fino a fonderle assieme per farle confluire nell'Anima dei De-
moni.
Sia Malfurion che Illidan sobbalzarono nel vedere che la loro magia si
mescolava a quella gi presente nel disco. Il druido torn momentanea-
mente a Zin-Azshari... proprio mentre un satiro aggrediva Tyrande. Senza
badare alla propria incolumit, il druido sferz la creatura munita di corna
con una spada ricavata da una foglia appuntita. La testa del satiro rotol a
terra...
E, ancora una volta, l'attenzione di Malfurion si spost nuovamente sul
Pozzo. Digrign i denti e si costrinse ancora a concentrare la propria atten-
zione sul disco.
Cos lui e Illidan ne divennero parte. Lui e Illidan erano l'Anima dei
Demoni...
I demoni avanzavano verso di lui, come un fiume incessante di cruda
malvagit destinato a ucciderlo.
Venite pure! rugg Brox gettando da un lato l'arto ormai spezzato del-
l'ennesimo demone che si era dimostrato abbastanza stupido da avvicinarsi
alla sua ascia. L'orco era in cima a un cumulo formato dai cadaveri dei
suoi nemici. Era ricoperto di ferite che grondavano sangue, eppure una
forza mai avvertita prima scorreva nelle sue vene.
Un caos turbinante circondava il guardiano solitario, la follia del regno
della Legione Infuocata. Sembravano non esserci pi n terra n cielo, ma
soltanto un folle turbinio di colori infuocati ed energie incontrollabili. Se
non fosse stato cos impegnato a scontrarsi con i propri avversari, era sicu-
ro che il caos circostante l'avrebbe portato rapidamente alla pazzia.
Alle sue spalle, il portale ardeva carico di malvagia intensit. Le fiamme
verdastre danzavano come fossero demoni e sembravano attirare a s i
membri della Legione Infuocata come falene. Brox credeva che l'avrebbe-
ro travolto all'istante, ma non soltanto era riuscito a sopravvivere fino a
quel momento, aveva anche impedito ai demoni di raggiungere l'uscita
verso Kalimdor.
L'incanutito guerriero non sapeva per quanto tempo ancora sarebbe riu-
scito a resistere. Sperava di farlo almeno fino a quando il portale fosse ri-
masto intatto. I poteri magici dell'ascia gli donavano un certo margine di
vantaggio sui suoi avversari e lui aveva cercato di trarne il maggiore bene-
ficio possibile, ma l'arma poteva comunque tornargli utile finch avesse
avuto forza a sufficienza.
Una saetta nera alla sua destra colse la sua attenzione. Istintivamente, si
volt per affrontarla...
E venne colpito senza piet da un'onda di forza al cui confronto quella
dei demoni era irrisoria. Brox sent la spalla spezzarsi e diverse costole
fratturarsi e incassarsi negli organi interni. Delle fitte lancinanti di dolore
presero a scorrergli per tutto il corpo.
Cerc di rialzarsi in piedi, ma venne travolto ancora una volta senza pie-
t. Le gambe schiacciate e la mascella rotta sul lato destro, l'orco avvert il
sapore del proprio sangue, fatto per lui non insolito. Aveva un occhio gon-
fio che ormai non si apriva pi e riusciva a malapena a respirare.
Ma con la mano ancora intatta riusc a mantenere la presa sull'ascia.
Messo da parte ogni dolore, fece roteare l'arma in aria, nella speranza di
colpire il suo avversario.
La lama incontr resistenza e, sulle prime, Brox sent la speranza farsi
pi intensa. Tuttavia, il grido che segu immediatamente dopo inform
l'orco gravemente ferito che aveva unicamente colpito una famelica bestia
ferale che aveva cercato di travolgerlo.
"Un vero peccato..."
Nonostante le parole, senza dubbio non v'era alcuna traccia di piet nella
terribile voce che romb nella sua testa. Un'ombra enorme lo travolse.
"Un vero peccato sprecare un simile talento per ridurlo a brandelli..."
Con un ruggito pieno di dolore e rabbia guerriera, Brox riusc a rialzarsi
in piedi ancora una volta e fece roteare l'ascia magica.
Questa volta, sapeva che non avrebbe colpito una semplice bestia demo-
niaca.
Un profondo e assordante grido di rabbia travolse il guerriero ferito. Con
l'occhio rimasto ancora indenne, Brox riusc a scorgere una figura enorme,
munita di corna e avvolta da una liquida armatura nera, e la cui criniera,
estesa fino alla barba, sembrava composta da impetuose fiamme danzanti.
L'orco non riusc a distinguere a sufficienza le caratteristiche del Titano,
ma in qualche modo ne intu la perfezione e l'atrocit simultanee ed estre-
me.
Poi, il gigante sollev un braccio e in esso Brox vide balenare una spada
lunghissima e subdola, la cui lama era stata spezzata sulla parte superiore.
Quel che ne rimaneva era appuntito e ancora capace di uccidere l'avversa-
rio.
Nonostante i denti rotti, l'orco cominci a intonare un canto di morte.
La punta scheggiata gli trafisse lo stomaco, penetrando fino alla spina
dorsale. Il corpo di Brox trem senza alcun controllo e la luce nei suoi oc-
chi si offusc. L'ascia gli scivol dalle dita ormai molli.
Con un sospiro, l'orco si un infine ai compagni valorosi periti nel passa-
to.
Sono troppi! grid Rhonin.
Dobbiamo fare tutto il possibile per concedere a Malfurion il tempo
necessario per agire! rispose Krasus voltandosi verso l'umano.
 in grado di risolvere la situazione?
Lui  parte di Kalimdor! Deve esserne in grado! Rappresenta la nostra
migliore possibilit! Credimi!
Rhonin non aggiunse altro e si limit ad assentire mentre spediva un'al-
tra dozzina di demoni a qualsiasi inferno li attendesse nell'aldil.
I rumori esterni, e anche quelli interni al palazzo, si erano fatti incessan-
ti. La regina Azshara aveva perso la pazienza. Vestita nei suoi abiti miglio-
ri, in modo da offrire una visione eccelsa al grande Sargeras, la Luce fra le
Luci avanz risoluta nel corridoio, seguita dalle sue guardie demoniache.
Le sentinelle elfiche si misero nervosamente sull'attenti nel vederla passa-
re.
Vashj! Lady Vashj!
La suprema ancella di Azshara giunse correndo dalla direzione opposta e
si affrett a prostrarsi di fronte alla reggente. S, mia signora! Sono qui
per servirvi!
Sei qui per rispondere alle mie richieste, Vashj! Mi era stato assicurato
che tutto era in perfetto ordine, ma, a quanto pare, la situazione sembra ter-
ribilmente caotica, sia fuori sia dentro il palazzo! La mia sensibilit ne 
urtata! Voglio che l'ordine venga ristabilito,  chiaro? Cosa penser il no-
stro signore Sargeras?
Vashj mantenne per tutto il tempo il volto chino sul pavimento in mar-
mo, ogni mattonella del quale presentava l'effigie della regina..Sono solo
un'umile servitrice, Luce fra le Luci! Ho cercato di avere delle notizie da
Lord Mannoroth, ma mi ha intimato di andarmene e ha minacciato di
scuoiarmi!
Che impertinente! Azshara volse lo sguardo verso la torre in cui gli
Eletti e i demoni svolgevano i loro incantesimi. Vedremo! Vieni con me,
Vashj!
Con la sua apprensiva compagna al seguito, la regina si fece strada verso
la parte alta del palazzo. Il fatto che non avesse convocato tutte le altre an-
celle in modo da rendere il suo ingresso pi glorioso costituiva un segnale
della sua scontentezza. Per quello spostamento, poteva accontentarsi di
Lady Vashj e delle guardie del corpo.
Giunta alla soglia, vide un paio di Guardie Ferali e due belve ferali di-
sposte per bloccarle il passaggio. Spostatevi!  un ordine!
Le belve emisero alcuni lamenti, nel palese intento di obbedire, ma i due
guerrieri mostruosi scossero la testa.
Azshara si volt verso la sua scorta e sorrise ai demoni che l'avevano ac-
compagnata ordinando loro: Vi prego, toglieteli dalla mia vista.
Le sue guardie del corpo si mossero senza alcuna esitazione contro i
propri simili. Erano ormai stati con la regina da troppo tempo per non ob-
bedire alle sue richieste. In minoranza, i demoni che bloccavano il passag-
gio caddero rapidamente, e cos le belve ferali. Una delle guardie del corpo
per a sua volta, ma cos'era mai una guardia a confronto dei desideri di A-
zshara?
Non appena i cadaveri vennero rimossi dal corridoio, la regina entr nel-
la sala. Vashj la precedette, poi scivol dietro di lei.
La sala era un brusio di attivit. Degli incantatori ormai emaciati e ma-
didi di sudore lavoravano freneticamente sotto lo sguardo malefico di
Mannoroth. I satiri, gli Eredar e i Signori dell'Abisso erano anch'essi alle
prese con gli incantesimi, i cui risultati si avvertivano ovviamente al di
fuori delle mura del palazzo.
Nient'affatto impressionata da quello che sembrava uno sforzo monu-
mentale messo in atto dagli incantatori, Azshara si avvicin al gigantesco
demone. Mannoroth, anche lui piuttosto sudato, sulle prime non not la
sua presenza, una mancanza che la regina esit a lasciar correre.
Mio caro Lord Mannoroth disse con fare glaciale. Sono delusa dalla
confusione in corso che precede l'arrivo di Sargeras...
Mannoroth si volt di scatto verso di lei, e il suo volto simile a quello di
un rospo mostr grande sorpresa per l'audacia dimostrata dalla regina.
Creaturina, faresti meglio ad andartene da qui! La mia pazienza sta vol-
gendo al termine! Solo per avermi interrotto in questo momento cos criti-
co del lavoro, dovrei staccarti la testa e sbranare le tue viscere!
Azshara non disse nulla, si limit a fissare con aria altezzosa il demone.
Con un sibilo, Mannoroth allung una mano tozza verso di lei. Le sue
intenzioni erano chiare; non sapeva pi cosa farsene dell'elfa.
Ma sebbene fosse riuscito ad avvicinarsi, giunto alla fine il demone esi-
t. Ci non era dovuto al fatto che Sargeras potesse ancora desiderare che
la creatura dai capelli argentei rimanesse in vita. Piuttosto, Mannoroth a-
veva scoperto di avere davanti un potere contro il quale soltanto il suo si-
gnore e forse Archimonde potevano dimostrarsi superiori. Per quanto pro-
vasse, il demone avrebbe trovato pi semplice strangolare se stesso che
non la regina.
Infine si ritrasse, incerto fra l'improvviso disagio avvertito di fronte a
una creatura da lui ampiamente sottovalutata e il potenziale pericolo che
quell'interruzione costituiva per la stabilit del portale.
Per il bene del nostro signore Sargeras Azshara sentenzi con fare re-
gale. Perdoner il vostro sfogo... per questa volta.
Mannoroth cel il proprio disagio e distolse rapidamente lo sguardo da
lei. Non ho pi tempo per fermarmi a parlare! Bisogna proteggere il por-
tale...
Non not il sopracciglio inarcato della regina. Il portale  in pericolo?
Com' possibile?
Mannoroth digrign le zanne ingiallite e brontol: Si tratta di un tenta-
tivo disperato degli ultimi rimasugli di resistenza! Ma tutto andr bene...
solo se non vi saranno altre interruzioni!.
Azshara contrasse le labbra per il tono offensivo del demone, ma com-
prese il senso delle sue parole. Molto bene, Lord Mannoroth! Adesso
rientrer nelle mie stanze... ma mi attendo che quest'incidente venga risol-
to in fretta, in modo che Sargeras possa finalmente giungere da me. Pos-
siamo andare, Vashj.
La regina degli elfi si conged con andatura maestosa. Mannoroth la os-
serv allontanarsi girando la testa con fare incredulo. Poi il demone riprese
il controllo e ritorn a occuparsi del proprio compito abituale. I ribelli sa-
rebbero stati sconfitti e il passaggio aperto al signore della Legione. Poteva
gi sentire Sargeras avvicinarsi all'uscita del portale, ancora stabile nono-
stante il furto del disco da parte del druido e dei suoi amici.
Presto... molto presto...
Malfurion e Illidan continuavano a combattere contro i demoni fra le ro-
vine. Allo stesso tempo, continuavano a lasciar fluire la propria essenza
all'interno del disco. Illidan cerc di infondere maggiore irruenza alle pro-
prie azioni, ma fortunatamente Malfurion riusc a tenerlo a bada. Bisogna-
va agire con interventi calibrati, e in fretta, perch ogni secondo rischiava
di essere l'ultimo.
Poi... furono finalmente pronti ad agire.
Ma non appena procedette a creare l'incantesimo finale, Malfurion av-
vert una tremenda malvagit toccare la sua mente, una malvagit che non
apparteneva a Sargeras. Le voci sussurravano nella sua mente, prometten-
dogli ogni cosa. Avrebbe regnato su Kalimdor, con Tyrande al suo fianco
come regina e la Legione Infuocata come esercito. Tutti si sarebbero in-
chinati alla sua grandiosit. Non doveva fare altro che alterare leggermente
l'incantesimo.
Ma il druido ricacci indietro quei brusii, consapevole di ci che essi ce-
lavano in realt. Prosegu nella creazione dell'incantesimo...
Scopr, per, che Illidan stava cercando di fare quel che le voci gli ave-
vano appena suggerito. Laddove il druido era riuscito a vincere l'adulazio-
ne insita nelle loro parole, l'incantatore ne era diventato preda.
"Illidan!" Malfurion scaravent i propri pensieri contro il gemello in
modo molto simile a un attacco fisico. Poi avvert l'aura oscura attorno a
Illidan dissolversi. L'incantatore apr le labbra per riprendere fiato...
"Sono di nuovo presente a me stesso" lo rassicur Illidan un attimo do-
po.
Sebbene non fosse completamente convinto da ci che aveva appena u-
dito, Malfurion prosegu nel proprio compito. Ormai gli era rimasto po-
chissimo tempo. C'era da meravigliarsi per il fatto che il signore dei demo-
ni non fosse ancora giunto a Kalimdor. Cosa ben peggiore, se anche le al-
tre entit demoniache fossero state ricacciate indietro, se il portale fosse
rimasto comunque aperto, per Malfurion non v'erano dubbi sul fatto che
anche gli Dei dell'Antichit sarebbero arrivati sul piano mortale subito do-
po Sargeras.
Resosi conto di quel che sarebbe accaduto a Kalimdor in tal caso, il
druido lanci l'incantesimo. Qualsiasi danno avesse causato, a confronto
del cataclisma previsto sarebbe risultato una semplice brezza leggera.
Un silenzio mortale travolse l'aria. Era come se ogni suono presente al
mondo fosse cessato. Il vento si plac e perfino il Pozzo sconvolto dalla
tempesta non emise pi alcun rumore.
Poi... un enorme urlo sconquass il Pozzo, Zin-Azshari e, probabilmen-
te, l'intera Kalimdor. Una colossale tempesta di vento si scaten senza pre-
avviso, e il vento si alz con una furia non paragonabile a nulla di ci a cui
il druido aveva finora assistito. Presi alla sprovvista, gli altri draghi al
principio volarono con fare disordinato, poi, sorprendentemente, ripresero
il controllo come se la tempesta fosse svanita.
Non si poteva per dire la stessa cosa per le Guardie dell'Abisso e i loro
compagni. I demoni alati presero a vorticare qua e l, completamente inca-
paci di affrontare quel vento temibile. Molti sbatterono l'uno contro l'altro,
con i crani ormai fracassati e le gambe fratturate, e sebbene diversi demoni
perissero, il vento era cos potente che i cadaveri ormai flaccidi non preci-
pitavano, ma presero a vorticare sopra il Pozzo come se stessero improvvi-
sando una danza macabra.
La tempesta aument a dismisura fino a farsi cento volte pi intensa, e
se per i draghi e le loro cavalcature era poco pi che una brezza, non era
cos per i loro nemici impazziti. Le Guardie dell'Abisso presero a vortica-
re, a centinaia, senza sosta...
Poi vennero risucchiate inesorabilmente verso il portale.
Quelle rimaste con del fiato in gola gridarono e digrignarono i denti, ma
non rappresentavano che polvere persa nel vortice della tempesta. Da ogni
direzione, i mostruosi guerrieri precipitarono incessantemente verso l'in-
gresso dal quale i loro simili intendevano emergere.
Funziona! grid Illidan con una risata trionfale. Funziona!
Ma Malfurion non si tranquillizz, poich avvertiva ancora una certa re-
sistenza contro l'incantesimo. Se ci fosse opera del signore della Legione
o degli dei dell'Antichit, arrivato a quel punto non era pi in grado di dir-
lo. L'unica certezza che aveva era che se avesse allentato l'intensit del suo
operato, tutto quanto ottenuto fino a quel momento sarebbe andato perdu-
to, e con esso il suo mondo.
All'improvviso, il druido venne travolto da un senso di vertigine che gli
fece quasi perdere il controllo dell'incantesimo. La visualizzazione di Zin-
Azshari scomparve. Voltandosi rapidamente, Malfurion vide che Illidan
non sedeva pi al suo fianco. Avvertiva ancora il legame esistente fra s e
il gemello, ma si era fatto pi tenue.
Malfurion si sforz per mantenere la concentrazione. Sent le forze natu-
rali presenti nel mondo scorrergli dentro. Gli alberi, l'erba, le rocce, la fau-
na... tutti gli elementi sacrificavano una parte di s per donargli la forza di
cui aveva bisogno. Malfurion comprendeva vagamente che ci che stava
compiendo in quel momento superava di gran lunga quel che Cenarius gli
aveva insegnato e tutto quel che aveva compiuto finora. I poteri di Illidan
continuavano nonostante tutto a essere fusi con i suoi, e anch'essi gli dona-
vano l'energia di cui aveva bisogno.
Kalimdor continuava a trasmettergli tutta l'energia di cui disponeva, co-
me se stesse affidando nelle mani del druido il proprio futuro e il proprio
destino. Ormai era il suo custode, pi di Cenarius, di Malorne o perfino dei
draghi. Ormai dipendeva solo da lui e da nessun altro.
Lui da solo... contro l'intera Legione Infuocata e gli Dei dell'Antichit.
Lavorate, schiavi! tuon Mannoroth contro gli incantatori e i demoni.
Pi forte!
Uno degli Eletti per un attimo scivol in avanti. Come tutti gli altri, era
quasi ridotto a uno scheletro. Gli abiti un tempo sgargianti lo ricoprivano
come un sudario colorato. Toss, poi not troppo tardi l'ombra gigantesca
che incombeva su di lui.
Mio signore, Mannoroth! Vi prego, ho soltanto bisogno di un po' di...
Con una mano, il demone gli afferr la testa e la schiacci, fracassando-
gli il cranio e riducendo il cervello a una poltiglia sanguinolenta. A mo' di
esempio Mannoroth lasci pendere il cadavere dell'Eletto davanti allo
sguardo timoroso degli stregoni e degli elfi. Lavorate!
Nonostante il loro aspetto emaciato, gli incantatori raddoppiarono im-
mediatamente i propri sforzi. Ciononostante, Mannoroth non fu soddisfat-
to. Scagli i macabri resti del cadavere da un lato e si avvicin al disegno
magico. Doveva unirsi allo sforzo comune se sperava di riuscire nell'inten-
to.
Ma non appena fece spostare coloro che intralciavano il suo avanzare,
uno strano senso di disagio si impadron di lui. I suoi movimenti si fecero
goffi e, quando volse lo sguardo su uno degli Eredar, vide che a loro stava
accadendo la stessa cosa. Gli elfi sembravano meno colpiti da quella forza,
ma anche loro si muovevano con lentezza sempre maggiore.
Cosa... sta... accadendo? chiese a tutti e a nessuno.
Sbattendo la pesante coda contro il pavimento, Mannoroth cerc di ri-
tornare a occuparsi dell'incantesimo, ma non appena sollev la mano anco-
ra sporca di sangue, si ritrov a spalancare gli occhi. La sua pelle ricoperta
di scaglie era ormai quasi trasparente. Poteva vedere i nervi e le ossa, e an-
che quelli non erano pi completamente solidi.
Non  possibile! tuon il demone. Non  possibile!
Il disegno si sfald in parte. Nonostante il loro timore di Mannoroth, gli
elfi presero a fuggire da quella che palesemente doveva essere una cata-
strofe. Ormai raggiunto il limite delle forze, gli Eredar tentarono di seguire
gli incantatori, ma vennero spazzati via dalla stessa tempesta che aveva
travolto le Guardie Ferali. Con delle grida atroci, gli stregoni svanirono nel
Pozzo.
Infine, rimase unicamente Mannoroth. La sua forza incredibile e la cor-
poratura robusta lo aiutavano a resistere, e il demone alato riusc a tener te-
sta alla tempesta devastante. Le sue feroci orbite presero a fissare il dise-
gno ormai sfaldato. Inizi dalla parte centrale. Vi rimaneva abbastanza
magia in modo che, unendovi la sua, poteva creare uno scudo protettivo at-
traverso il quale affrontare l'attacco.
Ogni passo compiuto si dimostr pesante, Mannoroth per si costrinse a
proseguire. Una delle sue tozze gambe riusc a entrare nel disegno, poi u-
n'altra. Sbatt furiosamente le ali per darsi quel poco di spinta che era in
grado di ottenere. Riusc a far entrare anche il terzo piede... e, con un ghi-
gno trionfale diffuso su tutto l'orrendo volto, Mannoroth vi piazz anche il
quarto.
Sollev in alto le mani munite di artigli, per evocare la magia del dise-
gno che gli era attorno. Persino muovere le braccia si rivel quasi impossi-
bile, e tuttavia il gigantesco demone vi riusc.
Una cupola infuocata color verde si form attorno a lui e il risucchio
cess. Mannoroth si volt verso un muro distrutto e sogghign forte. Con-
tro dei demoni inferiori il vento poteva anche dimostrarsi vincente, ma lui
era Mannoroth! Mannoroth il Sanguinario! Mannoroth il Distruttore! Uno
dei prescelti di Sargeras...
Le fiamme dello scudo si incurvarono verso il muro distrutto... e con suo
disappunto, il demone vide l'incantesimo protettivo dissolversi nel vento.
Nel tentativo di allontanarsi dal muro, Mannoroth venne catturato dal
vento. Muovendosi all'indietro, il demone rimase a bocca aperta mentre
veniva prelevato con disinvoltura dal pavimento. Espresse la sua frustra-
zione con un ruggito mentre sbatteva contro la pietra sventrata.
Riusc ad aggrapparsi a un pezzo di muro e, per un attimo brevissimo, fu
pervaso da nuova speranza. Ma lo sforzo richiesto alle sue dita tozze e agli
artigli massicci era troppo grande. Le unghie graffiarono inutilmente la
pietra mentre il vento lo scagli definitivamente in aria, lontano dalla torre.
Con un ultimo ruggito, Mannoroth venne gettato all'interno del Pozzo
dell'Eternit.
Capitolo venti
Il sangue scorreva lungo il viso di Jarod Shadowsong. Il braccio sinistro
era rotto, di questo era sicuro. Ci di cui non era certo era se qualche orga-
no vitale fosse stato danneggiato dai colpi incassati dalla corazza in pi
punti. Aveva difficolt a respirare ma, per il momento almeno, era ancora
in grado di tenersi in piedi... in qualche modo.
A fatica sollev la spada e ancora una volta si prepar ad affrontare il
suo avversario.
Archimonde non sembrava affatto risentire dello scontro in corso. Jarod
non aveva lasciato alcun segno sul corpo del lugubre demone, non era
nemmeno riuscito a toccarlo una singola volta, se non in extremis dopo un
cruento colpo da lui ricevuto.
Ci che rendeva le cose ancor pi difficili era che Jarod comprendeva
piuttosto bene come l'imponente demone si stesse semplicemente diver-
tendo con lui. Archimonde avrebbe potuto uccidere il minuscolo avversa-
rio gi una dozzina di volte, ma sembrava ottenere un piacere sadico nello
stremare lentamente l'elfo fino a fargli perdere conoscenza. Tuttavia, Jarod
sapeva che non sarebbe passato molto tempo prima che Archimonde gli
assestasse il colpo fatale. Bastava ormai poco per finire del tutto il soldato
ferito.
Ciononostante, una misteriosa forza interiore riusciva a tenere Jarod in
piedi, pronto per affrontare nuovi attacchi.
Erano soli in quel fianco del campo di battaglia, sebbene vi fossero altri
combattenti distanti disposti su entrambi i lati a osservare il loro scontro. I
demoni, ovviamente, ammiravano la visione del loro comandante che col-
piva senza piet l'elfo con inquietante euforia, cos incitavano costante-
mente Archimonde con le loro grida. I seguaci di Jarod, invece, dovevano
essersi resi conto di quanto coraggioso fosse in realt colui che un tempo
era stato un capitano del Corpo di Guardia. Probabilmente, si stavano
chiedendo come avevano fatto a non accorgersi prima che lui poteva rap-
presentare la speranza per la loro stirpe.
Un vento violento si sollev, diffondendo polvere nell'aria. Jarod soc-
chiuse gli occhi nel tentativo di non rimanerne accecato. Archimonde ral-
lent nell'avvicinarsi a lui con espressione impassibile. Jarod si figur che
il gigante oscuro stesse riflettendo sul modo migliore per far crollare la
propria vittima.
Ma se era sul punto di morire, l'elfo decise che avrebbe almeno cercato
di continuare a combattere fino alla fine. Afferr la spada con entrambe le
mani, si lasci sfuggire un grido, e part all'attacco di Archimonde.
Avvolto dalla polvere riusc solo a intravedere il demone che accennava
un leggero sorriso per la sua audacia. Tuttavia, non appena Jarod si fu av-
vicinato, il sorriso scomparve e, con grande sorpresa del disperato ufficia-
le, Archimonde si irrigid.
Il vento possente sospinse Jarod in avanti. Mostr i denti e punt la lama
contro lo stomaco dell'avversario. Era l'unica zona del corpo che fosse in
grado di colpire e che potesse eventualmente cedere al passaggio della sua
misera arma. Poteva almeno sperare di ferire Archimonde prima che il gi-
gante lo schiacciasse definitivamente.
I suoi occhi vennero offuscati dalla polvere e dalle lacrime, e ci fece
assumere al demone che aveva di fronte un aspetto quasi spettrale. Archi-
monde allung una mano verso di lui e Jarod cerc di ripararsi da un im-
minente e arcano incantesimo pronto a liquefare la sua pelle o trasformare
le sue ossa in olio.
Eppure quell'incantesimo non si manifest. Al suo posto, con fare leg-
germente incerto, Archimonde fece un passo indietro. Il suo torace era in
quel momento completamente scoperto.
Jarod affond la lama, pronto a non ottenere alcun effetto. Non aveva
dubbi sul fatto che la spada si sarebbe rotta a contatto con la pelle coriacea
del demone o che avrebbe mancato completamente la mira.
Ma non la manc affatto e, con suo grande stupore, la spada affond in
profondit nello stomaco del gigantesco demone. Inoltre, stranamente, non
trov alcuna resistenza, quasi come se Archimonde fosse diventato per
davvero un fantasma. Jarod continu ad affondare, attendendo comunque
di morire per mano dell'avversario.
E invece... Archimonde venne sospinto indietro come se il colpo fosse
stato letale. Non cadde a terra, per, come ci si sarebbe potuto aspettare,
ma inizi a volare. Con le braccia e le gambe ciondolanti, il comandante
dei demoni si alz in aria e solo in quel momento Jarod si rese conto che il
vento si era ormai impadronito di Archimonde.
Ogni segno di compostezza abbandon definitivamente il demone men-
tre veniva sospinto sempre pi in alto nel cielo, il volto contratto in una
grottesca smorfia di derisione. Il demone si lasci sfuggire un grido infu-
riato... poi svan alla vista oltre l'orizzonte.
Ancor prima che lo stremato ufficiale si fosse reso conto di essere so-
pravvissuto a quell'incredibile duello, vide che il vento ormai aveva aggre-
dito l'intera Legione. I demoni si sforzarono di mantenere la loro posizio-
ne, ma simili alla polvere venivano sospinti per aria e spazzati via. Le bel-
ve mostruose, pronte a balzare in avanti, si ritrovarono invece a roteare al-
l'indietro in aria, andando a cozzare tra loro mentre seguivano la traiettoria
di Archimonde. Le Guardie Ferali vennero prelevate una dopo l'altra dalle
linee di schieramento; e sebbene molte di loro si trovassero faccia a faccia
con i difensori, nemmeno un elfo, o un tauren o un'altra creatura di Kalim-
dor condivise il loro sconvolgente destino.
Gli Infernali che piombavano dal cielo deviarono improvvisamente il
proprio corso, imitando il volo appena compiuto dal comandante ormai
scomparso. Uno giunse persino a pochi centimetri dal suolo, prima di
cambiare rotta.
Curiosamente, anche i draghi vennero a malapena condizionati dalla fu-
ria degli elementi. Dopo alcuni piccoli aggiustamenti, ritrovarono il pro-
prio equilibrio, poi si ritirarono saggiamente a terra. Una volta giunti l,
anche loro si misero a contemplare il crollo della Legione.
Il cielo si riemp di demoni che ringhiavano e si contorcevano nel tenta-
tivo di ritornare verso terra. Sotto di loro, i combattenti osservavano a boc-
ca spalancata, e con le armi ormai riposte, il modo in cui la minaccia per la
sopravvivenza del loro mondo e della loro terra veniva spazzata via davan-
ti ai loro occhi. Perfino i cadaveri dei demoni da tempo periti si unirono a
quelli sospesi nel cielo, rendendo lo spettacolo ancor pi inquietante.
 un miracolo! grid qualcuno alle spalle di Jarod. Il comandante vol-
se lo sguardo dietro di s e scopr che migliaia di soldati stavano osservan-
do quello spettacolo. Molti continuavano a osservare il cielo, ma un certo
numero di altri fissavano Jarod come se lui fosse l'unico responsabile
dell'incredibile esito degli eventi.
I ranghi dei demoni vennero spazzati via da Kalimdor una linea dopo
l'altra finch i difensori non videro altro che una landa deserta di fronte a
s. Non rimase alcun demone. In effetti, non rimase nemmeno un fram-
mento di demone.
Parecchi elfi della notte caddero in ginocchio. Tuttavia, nonostante
quanto fosse accaduto, Jarod aveva la strana sensazione che la battaglia
non fosse ancora finita. Non poteva essere cos facile...
In piedi, tutti quanti! tuon. Con la mano indenne, afferr uno scon-
volto messaggero e gli ordin: Suona il corno! Voglio che venga ristabili-
to un ordine nella spedizione! Dobbiamo prepararci a effettuare uno spo-
stamento!.
Una sacerdotessa di Elune giunse al suo fianco per esaminare la ferita
sul braccio. Mentre faceva ci, Jarod continu a riflettere.
Riprendiamo l'inseguimento? grid un nobile con un'aria che parve
troppo trepidante agli occhi di Jarod.
No! rispose secco il comandante senza prestare attenzione alla diffe-
renza di casta fra loro. Aspettiamo di ricevere notizie dal mago Krasus o
da uno degli altri che  insieme a lui! Ci sposteremo soltanto dopo essere
stati contattati da loro... se ci sar per avanzare verso Zin-Azshari o per
fuggire per la sopravvivenza, dovremo essere in grado di agire pi rapidi
del vento!
Non appena il nobile obbed, Jarod, dopo essersi concesso il tempo ne-
cessario per le medicazioni della sacerdotessa, volse nuovamente lo sguar-
do in direzione del punto in cui i demoni erano scomparsi, ossia verso la
capitale e il Pozzo.
No, non poteva finire cos facilmente...
Tuttavia, in tutta Kalimdor, la Legione Infuocata venne prelevata da ter-
ra e scagliata senza via di scampo verso il Pozzo dell'Eternit. Il loro di-
menarsi contro la forza del vento non aveva alcun effetto e mentre Krasus
e tutti gli altri osservavano la scena, i demoni si ammassarono sopra le ac-
que come un enorme sciame di api, prima di precipitare nel vortice.
Tutto qui?  finita? grid Rhonin.
Forse... e forse no! Rivolto ad Alexstrasza, Krasus disse: Andiamo
da Malfurion!.
Il drago rosso assent, e vir in direzione del druido e Ysera. Rhonin e la
sua cavalcatura li seguirono dappresso.
Malfurion e il drago verde vagavano sospesi sul vortice, e l'elfo era
completamente illuminato dall'aura dorata dell'Anima dei Demoni. La sua
pelle, solitamente scura, sembrava quasi pallida quanto quella di Krasus. Il
druido volse uno sguardo carico di preoccupazione in direzione del mago
incappucciato.
Sta ancora cercando di giungere fra noi! Il volto del druido era invec-
chiato, pieno di rughe, e con gli occhi leggermente incavati. Non so se il
mio incantesimo riuscir a fermarlo!
Krasus volse lo sguardo in basso, in modo da vedere nei recessi pi pro-
fondi del Pozzo grazie alla sua acuta sensibilit.
Fin dentro il portale...
Cos, si ritrov a contemplare l'immagine di Sargeras, il signore della
Legione.
Un'armatura liquida avvolgeva il corpo del Titano dal collo ai piedi, e le
sue fiamme nere erano talmente intense che il mago sent le pupille brucia-
re anche solo a guardarlo. Cercando di domare il proprio dolore, Krasus
os fissare quell'effigie del male, che era una mostruosa distorsione della
perfezione. Un tempo, il Titano doveva esser stato una creatura dall'aspetto
meraviglioso, un essere appartenente alla razza che aveva creato il mondo,
come Krasus sapeva. Tuttavia, ormai quella bellezza era stata contaminata.
Nella carne era impresso il marchio della morte, mentre gli occhi riflette-
vano l'infuocata vacuit della distruzione totale. I denti di Sargeras erano
ormai delle zanne. Alle sue spalle, aveva una lunga e spessa coda munita
di scaglie aguzze che sporgevano dalla punta. Le mani presentavano degli
artigli ricurvi e letali e in una delle mani brandiva una spada mastodontica
scheggiata per met, ma con una punta aguzza ancora capace di produrre
catastrofi.
Krasus reag con un respiro soffocato di fronte a ci che scopr in segui-
to. All'estremit dell'arma mostruosa, era impalato un piccolissimo corpo
dalla pelle verde.
Brox.
In preda all'eccitazione della battaglia, il mago si era completamente di-
menticato dell'orco. In quel momento, tuttavia, Krasus si rese conto del
perch il suo gruppo fosse riuscito a guadagnare alcuni secondi preziosi.
L'orco si era sacrificato per ritardare la venuta della Legione.
Sargeras era sulla soglia del portale. Nonostante le incredibili forze che
stavano ricacciando indietro la sua orda nel regno degli inferi, il signore
della Legione continuava ad avanzare. Lentamente, senza dubbio, sarebbe
riuscito ad attraversare il portale...
Ma non appena Sargeras si avvicin, Krasus not un fatto sorprendente.
Il Titano era ferito, sebbene superficialmente. Una piccola ferita ornava la
sua gamba destra, e Krasus riconobbe il tratto distintivo di un colpo lascia-
to da un'ascia.
L'ascia di Brox. Per quanto sembrasse impossibile, l'arma magica era ri-
uscita a scalfire Sargeras. Non abbastanza da provocargli un danno decisi-
vo, in effetti, ma il fatto che presentasse una ferita costituiva un'occasione
unica.
Rhonin! Alexstrasza! Dobbiamo agire all'unisono! Malfurion! Tienti
pronto! Hai la possibilit di distruggere il portale, per quanto piccola essa
sia!
Gli altri seguirono le sue istruzioni. Krasus percep che la sua regina e il
suo allievo di un tempo gli concedevano di guidare i loro poteri. L'esem-
plare maschio di drago aggiunse al gruppo le sue energie, e Ysera fece al-
trettanto. Ci lasci Malfurion libero di sferrare un attacco, ma se quell'ul-
timo sforzo fosse fallito, nessuno di loro poteva sperare di sopravvivere.
Con sguardo intensificato dai propri poteri magici, Krasus fece confluire
le energie congiunte del gruppo all'altezza dell'apertura del portale. Il ma-
go confidava nel fatto che l'intensa concentrazione del signore dei demoni
permettesse agli incantatori di approntare il loro disperato tentativo.
In confronto a Sargeras, Archimonde e Mannoroth erano dei piccoli mo-
scerini. Il potere di centinaia di draghi non sarebbero valso a nulla contro
di lui. Se Krasus avesse tentato di colpire il Titano direttamente, il risultato
sarebbe stato irrisorio. Che Brox fosse riuscito a colpirlo la diceva lunga
sul potere racchiuso nell'arma creata dal druido e dal suo shan'do.
E fu proprio per questo che il mago decise di far confluire tutti i poteri
donatigli dagli altri nella piccola e insignificante ferita prodotta dall'ascia
di Brox, anch'essa parte della magia di Kalimdor, sul corpo del titano.
Poi il miracolo accadde. Krasus percep la concentrazione di Sargeras
per un attimo affievolirsi. Non per via del dolore, cosa che sarebbe stata fin
troppo ottimistica da sperare, ma, piuttosto, per via di un banale stupore.
Ed era tutto ci che Krasus intendeva ottenere. Malfarion, adesso!
Malfurion serr forte l'Anima dei Demoni, e la punt dritta contro il por-
tale.
Krasus aveva ipotizzato che la ferita prodotta dalla magia avrebbe reagi-
to in maniera sufficientemente sensibile da ottenere l'attenzione momenta-
nea del demone, se colpita ancora una volta. Tutto quel che i loro poteri
uniti avevano ottenuto fu di suscitare una leggera irritazione nel Titano, in
modo da distrarlo per un attimo dal portale.
Il centro della tempesta trem, per poi perdere compattezza. Un'esplo-
sione di energia zampill dai recessi del vortice.
Il portale cominci a sfaldarsi.
Un lato alla volta, il bordo infuocato che lo circondava croll su se stes-
so. Sargeras cerc di ricostruirlo, ma ormai si era modificato ben oltre le
sue capacit. Un prezioso secondo aveva sottratto la vittoria al Titano.
Poi accadde un fatto che Krasus non avrebbe mai sognato potesse realiz-
zarsi. Sargeras, rifiutando di credere alla propria sconfitta, avanz all'inter-
no del portale in disfacimento, cercando nel contempo di ricostruirlo e at-
traversarlo. Mentre il portale implodeva, il signore dei demoni si ritrov
intrappolato fra le macerie. Non poteva fuggire, n ritrarsi indietro. Lasci
cadere la spada e prese a lottare contro il portale stesso prendendolo a pu-
gni, ma senza alcun esito. Il passaggio fra i due mondi si rimpicciol rapi-
damente, serrandosi addosso al suo corpo. Sargeras emise un ruggito e la
sua voce risuon nelle menti di tutti.
"Non permetter che mi fermiate! No!"
Ma il passaggio continuava a sciogliersi e Sargeras sembrava liquefarsi
insieme ad esso. Lott per tentare di mantenere l'accesso aperto, e l'interno
del portale era in preda alle fiamme per via dei suoi sforzi giganteschi.
Poi, mentre il signore dei demoni ancora urlava la sua rabbia battendo
contro le mura... il portale cess di esistere.
E anche Sargeras cess di esistere.
Ce l'abbiamo fatta! Malfurion disse quasi senza fiato. ...
Ma la sua voce svan e, nonostante la scomparsa dell'apertura, la tempe-
sta posta nel centro del Pozzo continuava a vorticare furiosamente. Cosa
ben peggiore, sembrava gonfiarsi e aumentare di dimensioni. Perfino men-
tre il druido osservava la scena, le estremit del vortice travolsero le rive
del Pozzo.
L'elfo della notte volse lo sguardo verso Krasus. Che sta succedendo?
Krasus fece un cenno con la mano per evitare ogni spiegazione. Dob-
biamo andarcene da qui! Dobbiamo far s che tutti si allontanino il pi
possibile dalla citt!
Alexstrasza e gli altri cambiarono rapidamente direzione, dirigendosi
verso terra. Energia pura ribolliva all'interno e attorno alle acque scure.
L'intera Zin-Azshari trem e, mentre i draghi ne solcavano i cieli, il mago
lanci un'occhiata furtiva in direzione delle spaccature che si erano aperte
oltre i confini della capitale del regno degli elfi.
Ha avuto inizio... Krasus sussurr fra s e s. Che i creatori possano
proteggerci... ha avuto inizio e non possiamo far nulla per fermarla...
Una nuova tempesta travolse il gruppo, e sparpagli i draghi in aria no-
nostante la loro imponenza. Dopo essersi adattati a quest'ultima tempesta, i
leviatani alati si raggrupparono... tutti tranne uno.
Ysera, e con lei Malfurion e il disco, mancavano all'appello.
Krasus scrut rapidamente il cielo, ma non v'era alcuna traccia dell'A-
spetto. Non finch il suo sguardo non si spost verso il basso, e scopr cos
dove Colei che Rappresentava il Sogno si era spostata.
Era tornata verso il Pozzo dell'Eternit.
No! Perfino Ysera non comprendeva quale destino attendeva quella
zona di Kalimdor. Cosa ben peggiore, non si poteva prevedere cosa sareb-
be accaduto all'assetto temporale se, invece di esser trasportata lontano da
l, l'Anima dei Demoni fosse andata perduta nei recessi del Pozzo. Dob-
biamo tornare indietro! Dobbiamo fermarli!
Alexstrasza vir immediatamente. La cavalcatura di Rhonin e il drago
bronzeo senza passeggero fecero per seguirla, ma Krasus fece loro cenno
di proseguire. Poi si concentr, e riusc ad entrare nei pensieri di Rhonin
nonostante le numerose forze magiche che interferivano.
"Dovete raggiungere il corpo di spedizione! Devi avvertire Jarod che tut-
ti devono fuggire il pi lontano possibile dal Pozzo! Fuggite verso il Mon-
te Hyjal!"
Non c'era bisogno di dare ulteriori spiegazioni poich, fra tutti loro, l'u-
mano era quello che poteva comprendere meglio le sue parole. In quanto
creatura del futuro, Rhonin sapeva cosa sarebbe accaduto, tanto quanto lo
sapeva il suo maestro di un tempo. Il mago si chin in avanti per parlare
con la sua cavalcatura e, alcuni attimi dopo, il drago rosso si volt. Il bron-
zeo esit, poi anche lui fece lo stesso.
Krasus osserv il paesaggio mentre Alexstrasza proseguiva nella ricerca
di Ysera. Nei pressi di quelli che un tempo erano stati i cancelli della citt
v'era ormai un enorme crepaccio, grande tanto quanto un'ala della sua re-
gina. Alcune delle strutture rimaste in piedi, nonostante lo scempio iniziale
compiuto dai demoni, in quel momento tremarono con violenza e diversi
elementi crollarono mentre i due solcavano il cielo sopra di essi.
"Ormai  imminente..." Il mago fiss lo sguardo davanti a s, sperando
di cogliere una visione di Ysera e del druido. "L'Abisso  giunto presso
Kalimdor..."
Un lampadario s'infranse sul pavimento in marmo, e le migliaia di
frammenti di cristallo da cui era composto si sparpagliarono qua e l. Nu-
merose schegge volarono via con la rapidit di missili affilati. Una delle
ancelle di Azshara cadde a terra, con un frammento conficcato in fronte.
La regina, che si era aggrappata a una colonna per non cadere, fiss il
cadavere insanguinato piena di frustrazione. Aveva gi troppi pensieri per
poter permettere alle sue serve di infangare in tal modo la sua persona.
Tuttavia, era palese che nessuno avesse la forza di allontanare il corpo e
ripulire il pavimento. Tutte le altre ancelle, compresa Vashj, corsero via in
preda al panico vedendo le mura tremare e il pavimento riempirsi di crepe.
Evidentemente Vashj aveva dimenticato l'ordine di non toccare mai la
regina senza il suo permesso, poich la afferr per il braccio e disse: Luce
fra le Luci! Dev'essere successo qualcosa di terribile! Nessuno dei guerrie-
ri del Grande Abissale  rimasto fra noi e gli incantatori sono scappati dal-
la torre! Uno che ho fermato personalmente riteneva che un vento impetu-
oso avesse sradicato Lord Mannoroth dal suolo e lo avesse trasportato ver-
so il Pozzo!.
Azshara si era gi accorta dell'assenza dei guerrieri della Legione Infuo-
cata, poich le sue guardie del corpo erano state strappate dalla loro posi-
zione proprio davanti ai suoi occhi, risucchiate attraverso il muro delle sue
stanze. Nonostante il tremendo spettacolo, per, la regina si rifiutava di
credere che Sargeras non sarebbe giunto da lei e intendeva in tutti i modi
essere pronta non appena quel glorioso momento si fosse verificato.
Vashj ancora premeva sul suo braccio. La pazienza infinita di Azshara
aveva un limite. All'improvviso diede uno schiaffo alla sua assistente.
Le altre rimasero immobili dove si trovavano, dimenticando completa-
mente che lo spazio circostante stava crollando. Si attendevano da un mo-
mento all'altro che la loro regina avrebbe ucciso Vashj davanti ai loro oc-
chi.
Invece, con voce regale Azshara ordin: Rimanete ai vostri posti! Mi
attendo da voi che obbediate agli ordini che vi ho impartito! Continueremo
a prepararci per la venuta del grande Sargeras....
Per ribadire il suo intento, la regina si diresse verso una delle sue sedie.
La prima scossa l'aveva rovesciata a terra, ma Vashj la risistem rapida-
mente, poi rimosse la polvere dal sedile con il bordo del suo vestito.
Con un cenno di approvazione, Azshara si sedette. Le sue ancelle imme-
diatamente si accomodarono alle loro postazioni e Vashj vers una coppa
di vino alla regina, riuscendo in qualche modo a evitare di rovesciarlo no-
nostante il palazzo stesse continuando a tremare.
Grazie, Lady Vashj la regina degli elfi disse con estrema grazia. Sor-
seggi un po' di vino, poi si mise in attesa. Quando sarebbe arrivato, sa-
rebbe stata pronta per lui. Sarebbe giunto davanti a lei rimanendo sconvol-
to dalla sua perfezione, come tutti gli altri.
Dopotutto, lei era Azshara.
Non appena Ysera osserv la riva, Malfurion, con l'Anima dei Demoni
premuta contro il petto, scrut l'imponente capitale degli elfi in preda
all'orrore. In sintonia con le forze naturali di Kalimdor, riconobbe imme-
diatamente il disastro imminente. Lo riconobbe e si rese conto di dover a-
gire rapidamente.
Mio fratello e Tyrande! Sono ancora a Zin-Azshari! Ti prego! Non
posso lasciarli laggi!
Sai dove si trovano?
S!
L'enorme drago verde assent. Guidami, ma sii rapido!
Si avviarono senza avvertire gli altri. Malfurion scrut la riva del Pozzo.
Ysera si era librata in aria cos rapidamente che erano stati costretti a ritor-
nare sui propri passi per un certo tratto, ma il druido percep che erano or-
mai vicini ai due elfi.
Ysera atterr. Come sempre, l'Aspetto si guard attorno con gli occhi
chiusi; ma Malfurion ormai sapeva che, nonostante le apparenze, riusciva a
vedere meglio della maggior parte delle creature.
Il druido balz dalla sella. Tyrande gli and incontro, e lo abbracci con
tale intensit che per un attimo lui non riusc a pensare ad altro che a ri-
cambiare il suo abbraccio. Soltanto quando il drago si schiar la gola i due
si separarono, seppur con riluttanza.
Malfurion... la sacerdotessa prese a dire.
Lui le pose un dito sulle labbra. Calmati, Tyrande. Dov' Illidan?
Lei spalanc per un attimo gli occhi e volse lo sguardo alle proprie spal-
le. Sull'orlo del Pozzo.
Il druido imprec e cominci a correre. Senza dubbio, Illidan doveva sa-
pere che la terra stava per rovesciarsi addosso a lui. Come poteva agire in
maniera cos folle?
Mentre si arrampicava sulla torre in rovina, Malfurion fu quasi sul punto
di scontrarsi con il suo gemello. Illidan riusc in qualche modo a scrutarlo
nonostante la benda che gli copriva le cavit oculari.
Fratello... il tuo ritorno  tempestivo...
Illidan! Il Pozzo  ormai fuori controllo...
L'incantatore assent. S!  stato devastato dai troppi incantesimi! Il ca-
os creato a causa dell'Anima dei Demoni si  rivelato fatale! Lo stesso in-
cantesimo che ha spazzato via la Legione Infuocata ricacciandola nel suo
regno infernale adesso sta agendo sul Pozzo! Sta divorando se stesso e nel
contempo fagocita tutto quel che gli  attorno! Si volt in direzione della
massa scura dell'acqua. Affascinante, non trovi?
Non certo se vi rimaniamo invischiati! Perch non sei scappato?
Illidan si pul la mano. Solo in quel momento Malfurion not il leggero
alone di energia che la avvolgeva. E not anche come fosse umida.
Cosa hai fatto alla tua mano vicino al Pozzo, Illidan?
In quel momento, un tremore terribile li fece cadere entrambi in ginoc-
chio. Illidan grid: Se conosci un modo per farci andar via da qui, sar
meglio che lo utilizzi! Ho cercato di spedire me e Tyrande lontano, ma il
Pozzo  ormai troppo instabile!.
Da questa parte! Malfurion afferr il fratello per un braccio e lo tra-
scin nel punto in cui si trovavano gli altri. Tyrande si era gi accomodata
in sella a Ysera. La sacerdotessa aiut Illidan a salire, poi fece altrettanto
con Malfurion.
In quel momento, un'enorme sagoma si libr sopra di loro. Istintivamen-
te, il druido pens di trovarsi di fronte un guerriero demoniaco, poi vide
che non si trattava di altri che Krasus e Alexstrasza.
L'Anima dei Demoni! grid il mago. Ce l'hai ancora con te?
L'elfo della notte tocc una delle sacche che aveva all'altezza della cinto-
la. Vi aveva nascosto il disco poco prima che Ysera atterrasse.
Krasus assent in segno di sollievo. Sbrigati, allora! Dobbiamo volare
lontano e con rapidit! Perfino l'aria non sar stabile come sempre!
Ben consapevole ormai del fatto che il mago sapesse pi di quanto non
avesse ancora rivelato, Malfurion si tenne stretto a Ysera. Il drago verde si
libr dalle macerie proprio mentre l'ennesimo crepaccio si formava sotto le
sue zampe.
Zin-Azshari scomparir... grid il mago incappucciato ed  solo l'ini-
zio!
I due draghi sbatterono le ali pi forte che poterono, ciononostante si
muovevano come invischiati in mezzo al catrame. Malfurion si guard in-
dietro e vide che nemmeno il cielo al di sopra del Pozzo esisteva pi. U-
n'enorme nuvola a forma di vortice ricopriva ogni cosa. Illidan aveva detto
la verit, a quanto pareva. Fra gli incantesimi dei demoni, quegli degli Dei
dell'Antichit e gli sforzi dei difensori, il Pozzo dell'Eternit era stato tra-
volto fin troppe volte.
Il druido e i suoi amici avevano salvato il mondo, unicamente per veder-
lo distrutto?
Quel che sembrava un tuono assordante fece tremare il druido. Si ripar
le orecchie con le mani, in attesa che si placasse.
Guarda! grid Tyrande. Le sue labbra erano abbastanza vicine a lui
perch la sentisse. La citt!
Guardarono... guardarono il terreno disposto oltre Zin-Azshari spaccarsi.
Un'immensa spaccatura profonda diverse centinaia di metri si apr nel ter-
reno e l'intera capitale cominci a scivolare verso il Pozzo.
Il vortice... si sta facendo... pi intenso! rugg Ysera.
Il Pozzo stava trascinando le zone circostanti verso di s, divorando let-
teralmente Kalimdor. Zin-Azshari ormai fluttuava nelle acque scure, ridot-
ta a un'isola sballottata qua e l. Ironicamente, il palazzo era ancora in gran
parte intatto, sebbene la torre in cui gli Eletti si erano spostati dopo la di-
struzione del loro precedente rifugio pendesse in maniera precaria.
Dei tremendi dardi di energia avvolgevano la citt mentre si avvicinava
verso il centro della tempesta. Diversamente da tutto il resto degli elementi
di Kalimdor trascinati via dal Pozzo, Zin-Azshari si diresse direttamente
verso la bocca del vortice. Malfurion avvert la presa di Tyrande sul suo
braccio farsi pi intensa fino a provocargli dolore.
Sta svanendo... sussurrava l'elfa. Sta svanendo...
Attorno a s, Azshara sentiva le proprie ancelle gridare. Vashj era ag-
grappata alle sue gambe. La regina tenne stretto il calice vuoto, rifiutandosi
di accettare quel che stava accadendo al palazzo. Lei era Azshara, la Luce
fra le Luci, suprema reggente del suo popolo! Non avrebbe permesso un
simile evento!
Sargeras non sarebbe venuto. Azshara ormai l'aveva capito, sebbene non
l'avesse comunicato alle sue assistenti. Non sarebbe valso a nulla dir loro
che si era resa conto di aver commesso un errore. In qualche oscuro modo,
la plebaglia gli aveva impedito di giungere fino a Kalimdor... e fino a lei.
Il rumore dei tuoni si fece pi intenso. Un'oscurit che non permetteva
neanche agli elfi di distinguere lo spazio circostante avvolse all'improvviso
il palazzo. L'unica fonte di illuminazione proveniva dalle forze indomite
del Pozzo. L'acqua scura prese a riversarsi dentro il palazzo, spazzando via
due ancelle. Le loro urla si persero rapidamente.
"Io sono Azshara!" ribad a se stessa in silenzio, con espressione immu-
tata. Con disinvoltura, la regina cre uno scudo protettivo attorno a s e al-
le ancelle rimaste. "La mia volont non conosce limiti!"
Il suo potere tenne a bada l'acqua, ma lo sforzo per mantenere intatto lo
scudo divent presto insostenibile. Azshara inarc le sopracciglia e alcune
gocce di sudore, mai apparse prima sul suo viso, ornarono improvvisamen-
te la sua fronte.
Poi... alcune voci presero a sussurrare dalle tenebre, voci che la chiama-
vano promettendole una via di fuga.
"Esiste un modo... esiste un modo... diventerai pi potente di quanto non
lo sia mai stata... pi di quanto non lo sia mai stata... possiamo aiutarti...
possiamo aiutarti..."
La regina non era una stupida. Sapeva che lo scudo protettivo non a-
vrebbe resistito ancora a lungo. Poi il Pozzo si sarebbe impossessato di lei
e delle sue ancelle e la gloria che le era propria sarebbe scomparsa dal
mondo.
Cos, l'elfa dai capelli argentei assent.
Il calice le cadde dalla mano. Il suo corpo era contratto da uno spasimo
di dolore. Sent le gambe contorcersi, avvitarsi su se stesse. La spina dor-
sale divenne come liquida, come se gran parte di essa si fosse disciolta al-
l'istante...
"Sarai pi di quanto tu non sia mai stata... promettevano le voci. E quan-
do giunger il momento, per quel che ti concederemo... ci donerai i tuoi
servigi..."
Le ultime tracce dello scudo protettivo svanirono. Azshara grid mentre
le acque la travolgevano. Sullo sfondo, sent gli altri gridare a loro volta...
le ancelle, le guardie, e i pochi Eletti ancora al suo fianco.
Il Pozzo le riemp i polmoni...
Eppure... la regina non anneg.
Anche Krasus si mise a osservare l'immensa citt, simbolo della civilt
elfica, risucchiata interamente nella bocca del vortice. Il mago trem, non
solo a causa della distruzione dispiegata davanti ai suoi occhi, ma anche
per la conoscenza che aveva riguardo agli avvenimenti futuri. Il mago ave-
va fino all'ultimo sperato di vedere Zin-Azshari distrutta prima che affon-
dasse, ma quella parte della storia era rimasta intatta. La citt sarebbe spro-
fondata nei recessi pi estremi del Pozzo... e, nei secoli a venire, avrebbe
covato la nascita di un nuovo orrore.
Ma in quel momento Krasus non poteva far nulla contro il futuro. Ri-
trasse lo sguardo dal Pozzo e dalla devastazione che si diffondeva rapida-
mente in ogni direzione. Enormi porzioni di Kalimdor continuavano a es-
sere trascinate verso il Pozzo senza che l'orrore in corso accennasse a pla-
carsi. Gi diversi chilometri di terra oltre Zin-Azshari erano scomparsi.
L'unico aspetto positivo di ci era che la Legione Infuocata aveva gi da
tempo spazzato via ogni forma di vita rimasta. Fino a quel momento, sol-
tanto il terreno brullo e le ossa dei cadaveri caddero preda della tempesta...
ma se la catastrofe non si fosse placata in fretta, Krasus si sarebbe meravi-
gliato se qualsiasi forma di vita fosse rimasta indenne.
"Dovr fermarsi, per!" ribad il mago tra s. "La storia dice che sar co-
s!"
Eppure, sapeva fin troppo bene che il Tempo si era gi fin troppo ingar-
bugliato... e che lui era in gran parte responsabile di questa situazione.
Non poteva far altro che pregare...
Capitolo ventuno
Rhonin ringrazi il cielo di non avergli fatto incontrare nessuno lungo il
tragitto verso il corpo di spedizione. Sarebbe stato impossibile per due
draghi e un mago ormai cos stanchi trarre in salvo chiunque si trovasse
cos vicino al Pozzo. Le uniche creature che aveva incontrato erano un
gruppo di Eletti decisi a sopravvivere per raggiungere la spedizione. For-
tunatamente, erano quasi riusciti nella loro impresa quando lui e i draghi li
avevano raggiunti.
Dopo esser sceso rapidamente da sella per conversare con loro, Rhonin
apprese la sorprendente verit. Il capo del gruppo, un elfo di nome Da-
th'Remar Sunstrider, gli raccont della fuga assieme a Tyrande. Il rimpian-
to di Dath'Remar per aver perso le tracce della sacerdotessa era palese e
Rhonin, che aveva avvertito il collegamento tra Malfurion e Tyrande, in-
form l'incantatore che la Madre Badessa era sopravvissuta alla fuga. Non
poteva garantire che fosse ancora viva, ma era certo che Malfurion avesse
fatto tutto il possibile per assicurarle l'impunit.
Rhonin e i draghi guidarono il gruppo di Eletti verso la spedizione, im-
pedendo l'insorgere di eventuali liti fra le due fazioni. Con il drago bron-
zeo incaricato di vegliare sugli Eletti, in modo da garantire la loro soprav-
vivenza, l'umano e la sua cavalcatura si misero alla ricerca di Jarod.
Trovarono il comandante gi in sella alla pantera della notte e in attesa
di notizie. Rhonin sorrise con sollievo non appena si rese conto che gli elfi
e i loro alleati si erano gi pronti a muoversi e a lasciare quel luogo.
Ancora in sella al drago rosso, salut rapidamente Jarod e gli disse:
Dobbiamo far spostare la spedizione! Dobbiamo dirigerci verso il Monte
Hyjal! Il portale  stato distrutto, ma tutti gli incantesimi che gravitavano
attorno al Pozzo hanno generato il caos! Il Pozzo sta fagocitando se stesso
e trascina con s tutto quel che ha attorno!.
Per gli dei... Ma Jarod riusc a domare rapidamente il proprio sgomen-
to, poich il suo innato senso di responsabilit prese il sopravvento. Con-
voc un messaggero che, Rhonin si rese conto, aveva tenuto a disposizione
nelle vicinanze proprio per occasioni di emergenza come quella. Da' il
segnale di cambiare direzione! E aggiunse dopo essersi rivolto ad altri
due cavalleggeri: Comunicate i nuovi ordini ai nobili e agli ufficiali! Ci
sposteremo il pi velocemente possibile verso il Monte Hyjal! Non ci sa-
ranno soste! Coloro che avranno bisogno di assistenza la riceveranno, ma
che nessuno esiti n rimanga indietro! Andate!.
Controlleremo la situazione dall'alto disse il mago.
Che ne sar... che ne sar di coloro che potrebbero trovarsi in altri luo-
ghi?
Rhonin assunse un'espressione greve. La Legione Infuocata ci ha spia-
nato la strada laggi. Oserei dire che gli eventuali sopravvissuti dovrebbe-
ro trovarsi il pi lontano possibile dal Pozzo. Dopotutto, il nostro gruppo
costituiva la resistenza maggiore alla loro invasione.
Non possiamo che sperare il meglio per loro, allora.
E al contempo pregare per la nostra sopravvivenza.
Quasi per ribadire il concetto, un tuono in lontananza cattur l'attenzione
di entrambi. Sia il mago sia il soldato volsero lo sguardo in quella direzio-
ne... e videro l'oscurit pi totale ferma all'orizzonte.
Ordina loro di partire, Jarod! Fa' presto!
La spedizione cominci a spostarsi verso il Monte Hyjal pochi minuti
dopo, ma non abbastanza velocemente secondo Rhonin. Ogni volta che
volgeva lo sguardo alle proprie spalle, l'oscurit sembrava essersi fatta pi
intensa. L'umano deglut, consapevole di ci che stava accadendo e chie-
dendosi se la catastrofe avesse gi travolto Krasus e tutti gli altri.
Poco dopo essersi incamminati, gli elfi della notte e gli altri cominciaro-
no a rendersi conto del pericolo imminente. Sarebbe stato impossibile te-
nerli all'oscuro e n Rhonin n Jarod intendevano farlo. Ci che importava
era mantenere un certo ordine e Jarod Shadowsong si dimostr abile in
questo. Anche i draghi diedero il proprio apporto, scendendo verso la spe-
dizione e riportando coloro che si erano persi, ormai in preda al panico, nel
gruppo principale.
Rhonin continuava a guardarsi indietro, nella speranza di avvistare Kra-
sus e gli altri, ma senza alcun esito. L'oscurit continuava ad avanzare a
una velocit vertiginosa e il terribile tuono si faceva sempre pi stridente.
"Ci sta raggiungendo!" Il mago volse lo sguardo avanti. Il Monte Hyjal
appariva all'orizzonte, ingannevolmente vicino eppure ancora lontano.
Raggiungerlo sarebbe davvero bastato? Krasus riteneva che ci fosse ve-
ro, e il ricordo che Rhonin aveva della storia si accordava con quell'idea...
eppure, troppi elementi erano stati alterati ormai.
"Vereesa... ho fatto tutto il possibile..."
L'oscurit si fece pi vicina. Il tuono, che travolse la terra distante diver-
si chilometri all'interno del Pozzo, risuon nella sua testa. Nello spazio sot-
tostante, molti presero a correre e a urlare...
E ancora non v'era traccia di Krasus e degli altri.
Le colline vennero spazzate via. Intere montagne semplicemente si sgre-
tolarono all'interno del vortice, svanendo rapidamente al suo centro. In al-
to, Krasus osserv interi insediamenti, fortunatamente da tempo spopolati
dalla guerra, svanire nel giro di pochi secondi. Nulla poteva resistere alla
furia del Pozzo. La carneficina causata dalla Legione Infuocata impallidiva
al confronto... no... non poteva nemmeno paragonarsi a quel che stava ac-
cadendo in quel momento.
Dal cielo, il mago riusc a distinguere la disperata massa di corpi che a-
vanzava verso il Monte Hyjal. Ammesso che non si fosse sbagliato, sareb-
bero riusciti a salvarsi appena in tempo.
Se pure vi fossero stati dei sopravvissuti alla guerra in altre direzioni,
Krasus non poteva far nulla per loro. Poteva unicamente ringraziare ancora
una volta le stelle del cielo che fossero rimasti in pochi nelle aree in cui i
demoni erano giunti in precedenza.
Sperava ancora che la distruzione sarebbe cessata al pi presto, e che in
quel frangente, almeno, le cose si verificassero come previsto dalla storia.
Avevano l'Anima dei Demoni in loro possesso, fattore importante in quelle
circostanze, e...
All'improvviso ebbe una premonizione sul pericolo imminente. Si guar-
d rapidamente alle spalle.
Un viticcio mostruoso e nero emerse dal gigantesco Pozzo... un viticcio
che sfrecci in direzione della distratta Ysera e del trio che le era in sella.
"Gli Dei dell'Antichit! Avrei dovuto prevederlo!"
Torna indietro! Gli Dei dell'Antichit stanno cercando di riappropriarsi
dell'Anima dei Demoni per utilizzarla a loro piacimento! Questa  la loro
ultima possibilit prima di essere ricacciati definitivamente indietro!
Alexstrasza vir. Ysera not la loro azione improvvisa, ma proprio in
quel momento il viticcio la raggiunse... e prelev il druido dalla sella.
Malfurion! grid Tyrande. La sacerdotessa cerc di afferrarlo, ma or-
mai era molto lontano da lui.
Illidan assunse un'espressione accigliata e allung anche lui una mano
verso Malfurion. Dalle sue dita, si form immediatamente un artiglio di
energia color cremisi che cerc di catturare il druido all'altezza del braccio.
Sfortunatamente, l'artiglio riusc a giungere a met strada prima di svanire
del tutto, poich l'irruenza del Pozzo sfald l'incantesimo dell'elfo.
Malfurion rimase a bocca aperta in preda all'orrore mentre il viticcio lo
attirava rapidamente a s. Alexstrasza sbatt forte le ali. Krasus si concen-
tr, nel tentativo di focalizzare l'attenzione su Malfurion e sul disco. Come
minimo, sapeva di dover recuperare il disco. Non era una decisione da
prendersi a sangue freddo. La perdita del druido sarebbe stata atroce... ma
lasciare l'Anima dei Demoni nelle mani degli dei antichi sarebbe stato di-
sastroso.
Delle forze magiche violente e senza freni colpirono ripetutamente Kra-
sus e la sua regina. Gli incantesimi che cercava di lanciare non ebbero l'e-
sito sperato. Il lugubre viticcio port Malfurion all'altezza della bocca del
Pozzo.
Poi... ci che Krasus sperava accadesse ma che, arrivati a quel punto,
temeva non si sarebbe verificato, trasse in salvo il druido. Finalmente, il
Pozzo dell'Eternit giunse alla fine del suo dibattersi. Ormai, non divorava
pi Kalimdor, ma unicamente se stesso. Con una rapidit contro cui perfi-
no le entit oscure non potevano gareggiare, Krasus osserv l'immensa
massa scura dell'acqua crollare su se stessa. Perfino la tempesta che la cir-
condava vi affond. Alexstrasza sbatt furiosamente le ali, a malapena ca-
pace di non lasciarsi trascinare dentro quel turbine.
Le acque scure presero a ritirarsi, riversandosi nel centro del vortice. Il
viticcio cerc di reagire rapidamente, ma prima ancora che fosse in grado
di farlo... l'ultima traccia del Pozzo dell'Eternit affond nella sua stessa
bocca.
Il viticcio scomparve simile a un anello di fumo. Krasus percep la pre-
senza malefica degli Dei dell'Antichit scomparire con esso.
Il druido agit convulsamente le braccia e si ritrov all'improvviso indi-
feso di fronte a una nuova minaccia. In basso, pronti a riempire il vuoto
improvviso creato dalla voracit apocalittica del Pozzo, giunsero i mari di
Kalimdor. Grandi onde alte svariati metri si scontrarono le une con le altre,
e centinaia di tonnellate d'acqua si riversavano in ogni istante in quella che
un tempo era stata la parte centrale del continente.
Krasus osserv sconvolto l'Abisso che cessava di esistere e il Grande
Mare che cominciava a formarsi.
Tuttavia, sebbene fosse rimasto colpito dalla vista di quell'avvenimento,
non dimentic Malfurion e l'Anima dei Demoni. Insieme al Pozzo, erano
scomparse anche le ultime tracce delle sue energie incontrollate e turbolen-
te. Ormai, Krasus poteva avere pieno possesso dei propri poteri...
Ma prima che li potesse utilizzare, un magnifico gigante color bronzo si
materializz dal nulla, un enorme esemplare maschio di drago che brillava
nonostante i resti della tempesta aleggiassero ancora nell'aria.
Nozdormu! riusc a dire il mago.
L'Aspetto del Tempo vir verso il basso e riusc a raccogliere sia il drui-
do sia il disco. Poi si libr rapidamente in direzione di Alexstrasza e Ysera,
ma il suo sguardo dorato non vide altri che Krasus.
Appena in tempo... fu tutto ci che il gigante tuon. Poi, li super, e si
diresse verso il Monte Hyjal con Malfurion e il disco ancora serrati in una
zampa.
Gli altri Aspetti sterzarono a loro volta e lo seguirono immediatamente.
Krasus osserv Nozdormu proseguire il suo volo come se nulla fosse mai
accaduto all'assetto del mondo.
Il mago scosse la testa e, per la prima volta da quando era finito nel pas-
sato, prese a respirare con pi tranquillit.
I superstiti della spedizione, invece, non respiravano con tranquillit,
non ancora, poich sebbene avessero cominciato ad avvertire la fine di o-
gni pericolo, sapevano altres che il loro mondo sarebbe stato alterato per
sempre. Molti si limitavano semplicemente a fissare con sguardo vacuo il
mare appena apparso. Le acque si erano gi stabilizzate e le onde presero a
lambire con dolcezza la riva.
In troppi avevano perso i propri cari. Le conseguenze si sarebbero avver-
tite soltanto con il passare delle settimane e dei mesi, forse anche degli an-
ni. Uno fra quelli che comprendeva meglio questo fatto era Jarod Shado-
wsong. Nonostante si sentisse scosso fin nel profondo della sua anima,
manteneva uno sguardo risoluto per poter sostenere la sua gente. Perfino i
nobili in molti casi si rivolgevano a lui quando avevano bisogno di confor-
to. Coloro che sembravano pi determinati, come Blackforest, erano stati
designati comandanti con l'incarico di occuparsi delle necessit della spe-
dizione.
Il Monte Hyjal divent un punto di adunanza, poich era rimasto inden-
ne dal passaggio della guerra e dal disastro che ne era seguito. Jarod ordin
che venissero realizzati degli stendardi con la raffigurazione della monta-
gna al loro centro, come nuova bandiera per un nuovo inizio.
I tauren e gli altri, meno colpiti dalla rovina di Kalimdor, giunsero in a-
iuto degli elfi della notte. Tutti avevano patito delle sofferenze, ma la casa
di nessuno di loro era andata distrutta come invece era accaduto per la stir-
pe a cui Jarod apparteneva. Il comandante accett con grande entusiasmo
l'aiuto della stirpe di Huln. Quanto ci fosse durato sarebbe dipeso dal fu-
turo dei profughi. Non disponevano pi delle loro eleganti e straordinarie
citt, fornite di enormi case sugli alberi e di paesaggi scolpiti grazie alla
magia, destinati unicamente a loro e dai quali potevano osservare con di-
sprezzo il mondo circostante. In effetti, la maggior parte degli elfi non di-
sponeva pi di nessun rifugio poich v'era carenza di tende. Jarod aveva
donato la propria tenda ai profughi pi giovani, resi orfani dalle prove pati-
te.
Sfortunatamente, non ci volle molto perch si verificasse la prima mi-
naccia alla stabilit della spedizione. Con il Pozzo ormai svanito, gli altri
elfi non nutrivano pi alcun timore nei confronti degli Eletti come un tem-
po. Fra i profughi si diffuse il malcontento, che si intensific a mano a ma-
no che gli Eletti si mostrarono nel gruppo.
Avrai un'altra guerra da gestire lo avvis Krasus. Devi placare gli a-
nimi, adesso.
Alcuni non riusciranno mai a dimenticare gli orrori causati dalle loro
azioni. Jarod spost lo sguardo sulle acque da poco apparse. In basso v'e-
rano le rovine della sua Suramar, ormai distrutta. Mai.
La pallida figura gli si par davanti. Devi accantonare ogni rancore, Ja-
rod, se vuoi che il tuo popolo sopravviva!
Jarod si arm di coraggio e convoc i nobili e altri membri altolocati
della spedizione. Chiam anche Dath'Remar Sunstrider e il pi anziano fra
gli Eletti. Le due fazioni giunsero presso di lui radunandosi sotto lo sten-
dardo di Lord Ravencrest, che Jarod utilizzava finch non se ne fossero
creati di nuovi. Era stato Krasus a suggerirglielo, poich entrambi erano
consapevoli del fatto che il valore del nobile era riconosciuto sia dall'ari-
stocrazia sia dai membri del palazzo.
Siamo qui nonostante le nostre perplessit brontol Blackforest scru-
tando le figure dotate di abiti lunghi. La sua mano guantata era salda sul
pomo della spada. E non accetteremo a lungo la presenza di siffatta com-
pagnia...
Dath'Remar sbuff con aria sdegnosa, ma non disse nulla. La sua opi-
nione sui nobili era abbastanza evidente.
Non avete davvero imparato nulla da quanto  accaduto? chiese di
scatto Jarod, poi indic il mare. Questo scenario non vi  sufficiente per
porre fine a ogni diverbio? Intendete forse portare a termine ci a cui i de-
moni avevano dato inizio?
E a cui costoro hanno volontariamente partecipato! precis un altro
nobile.
Non vi sono scuse per quel che abbiamo fatto rispose Dath'Remar in
segno di sfida. Ma abbiamo cercato di porre riparo alla situazione. Vi sie-
te mai chiesti perch ci sia voluto tutto quel tempo perch il portale si for-
masse? Abbiamo rischiato le nostre vite per impedire che ci avvenisse e
sotto lo sguardo attento del comandante dei demoni! Abbiamo cercato di
trarre in salvo la Madre Badessa e molti di noi sono periti in battaglia con-
tro la Legione Infuocata!
Non  abbastanza!
Potrei intervenire?
Un gruppo di adepte di Elune si un alla disputa, con Tyrande e Maiev in
prima fila. La sorella di Jarod sembrava insolitamente pacata, per via della
presenza della Madre Badessa, e Jarod non se ne meravigli. V'era qualco-
sa in Tyrande che all'istante plac anche la sua apprensione.
Tutti si posero in ginocchio, ma Tyrande, aggrottando le sopracciglia in
segno di imbarazzo, fece loro cenno di alzarsi. Jarod si inchin leggermen-
te, poi disse: Ma certamente, la voce di Elune pu parlare in qualsiasi
momento lo desideri.
Tyrande assent in segno di gratitudine, poi si rivolse al gruppo di astanti
dicendo: Il nostro mondo non sar pi lo stesso. Noi non saremo pi gli
stessi. La sua espressione si fece solenne. Siamo in una fase di transi-
zione. Non so ancora che genere di creature diventeremo, ma  molto pro-
babile che si tratter di qualcosa di completamente diverso da quel che un
tempo eravamo.
Un mormorio di disagio si lev fra i nobili e fra gli Eletti. Le parole del-
la Madre Badessa non potevano essere prese alla leggera.
Siamo sopravvissuti a questa guerra ma, se non formeremo un gruppo
compatto, non sopravviveremo all'evoluzione della nostra specie. Riflettete
su questo prima di lasciar nuovamente insorgere antiche inimicizie...
Ci detto, Tyrande si volt. Maiev guard il fratello con uno sguardo
che lui scopr pieno di fiducia.
Mentre la sorella procedeva al seguito di Tyrande, Jarod not che Shan-
dris Feathermoon le era accanto. La novizia, ormai anche lei a seguito del
gruppo che si congedava, concesse a Jarod un sorriso imperturbabile che lo
mise ancor pi a disagio per via della presenza dei nobili e degli incantato-
ri, ma al contempo infuse ulteriore serenit nel suo cuore.
Blackforest si schiar la gola. Jarod torn rapidamente a occuparsi delle
faccende pi urgenti. Avete sentito la voce di Madre Luna e non posso
che essere d'accordo con le sue parole. Cosa avete da dire?
Blackforest fece per aprire la bocca, ma Dath'Remar riusc a rispondere
prima che l'aristocratico munito di armatura potesse pronunciare alcun
suono. Nutriamo un profondo rispetto per le parole della Madre Badessa
e faremo tutto il possibile per porre rimedio ai nostri errori passati... se i
nostri maestosi compagni ce lo concederanno.
Il capo dei nobili si lasci sfuggire uno sbuffo. Noi non saremo da me-
no. Se gli Eletti hanno a modo loro assistito agli orrori causati dalla guerra,
accetteremo il loro ritorno nelle nostre fila e accoglieremo i loro sforzi nel
comune intento di ricostruire la nostra terra.
Entrambe le risposte celavano un'insistente animosit, ma al momento
Jarod non poteva sperare di meglio. Vi sarebbero stati altri scontri in futu-
ro, ma forse nessuno di essi avrebbe causato l'estinzione del suo popolo.
Vi ringrazio tutti per essere venuti e per esservi riappacificati gli uni
con gli altri. Adesso procediamo nello scegliere il modo migliore per trarre
vantaggio dal miracolo sopraggiunto, che ci ha permesso di sopravvivere.
Diverse voci provenienti da entrambe le fazioni cominciarono a parlare
all'unisono, e ciascuna intendeva proporre delle idee migliori di quelle de-
gli altri. Jarod fece una smorfia, poi inizi a interpellare coloro che aveva-
no espresso le proposte migliori.
Una in particolare cattur la sua attenzione. Acqua! scand ad alta vo-
ce. Un fatto riferitogli da un soldato andato in ricognizione gli torn in
mente in quel momento. In cima al Monte Hyjal si era formato un lago.
Valeva la pena indagare meglio su quel fatto. Decise di farlo di persona,
tuttavia, anche solo per concedersi una tregua da ogni altra responsabilit.
Lord Blackforest! Avrei bisogno di tre volontari dai vostri ranghi! Ho in-
tenzione di effettuare una breve ricognizione... Rivolto a Dath'Remar, ag-
giunse: E vorrei qualcuno anche dal vostro gruppo....
Mentre sceglievano rispettivamente chi inviare dal proprio gruppo, Jarod
si congratul con se stesso. La missione sarebbe stata anche una buona op-
portunit per costringere le due fazioni a lavorare in comune. Era un even-
to tranquillo e privo di complicazioni ma che, vista l'importanza della pre-
senza dell'acqua, si sarebbe rivelato decisivo per il suo popolo. Se i nobili
e gli incantatori avessero riportato le loro scoperte in maniera congiunta,
tutti gli altri si sarebbero resi conto che la cooperazione era possibile.
Jarod trattenne un sorriso. Forse dopotutto stava davvero imparando
qualcosa sulla strategia di comando.
Malfurion...
Il druido stacc lo sguardo dal mare appena formatosi. Maestro Kra-
sus.
Il mago fece una piccola smorfia. Fra pari non v'era bisogno di utilizzare
titoli. Ti prego, per l'ultima volta, chiamami semplicemente Krasus.
Ci prover. Inconsciamente, Malfurion si scost dall'amico. Volevi
dirmi qualcosa?
No... ma loro s.
Un forte battito di ali travolse l'udito dell'elfo. La polvere si sollev at-
torno a lui e all'improvviso tre forme mastodontiche apparvero alle spalle
della figura incappucciata.
Alexstrasza. Ysera. Nozdormu.
Sai bene perch siamo venuti disse il drago rosso con dolcezza.
Malfurion fece scivolare delicatamente la mano nella sacca. Volete
prenderla. Volete l'Anima.
L'Anima dei Demoni lo corresse Krasus. Hai dimenticato di conse-
gnarla agli Aspetti dopo che siamo atterrati. Senza dubbio, la cosa  dovuta
all'emozione del momento.
S... s... Il druido inser la mano nella sacca. Le sue dita circondarono
il disco accarezzandolo. Perch doveva abbandonarlo? Non l'aveva forse
utilizzato senza alcun aiuto per eliminare non una, ma ben due minacce da
Kalimdor?
Malfurion...
Se ritenevano di meritarlo pi di lui, perch non poteva far s che pro-
vassero a sottrarglielo? Grazie alle sue abilit unite al potere del disco stes-
so, sarebbe sicuramente stato capace di ucciderli tutti...
Poi fu travolto da un improvviso disgusto. Estrasse rapidamente il disco
maledetto dal suo nascondiglio e lo don al mago.
Krasus assent. Sapevo che avresti preso la decisione giusta. Tuttavia,
non accett direttamente l'Anima dei Demoni, indicando piuttosto un pun-
to del terreno. Ti prego, posizionala l.
Malfurion inarc il sopracciglio in segno di curiosit, poi obbed. Nel
momento in cui il disco scivol dalla sua presa, sent un peso tremendo
svanire dalle sue spalle.
Allontanati, per favore.
Non appena l'elfo fu abbastanza distante, Krasus si volt verso i tre A-
spetti. I vostri poteri saranno sufficienti?
Dovranno esserlo per forza rispose Nozdormu.
I tre draghi abbassarono il collo, e le loro teste giunsero a pochi centime-
tri dall'Anima dei Demoni.
Non potremo neutralizzarla del tutto disse Alexstrasza. Ci non ci 
possibile nonostante la forza congiunta di tutti e tre. Ma possiamo fare in
modo che Neltharion non possa utilizzarlo meglio di quanto non potremo
fare noi.
Saggia strategia, come ho gi detto rispose Krasus. Tuttavia, Malfu-
rion cap ancora una volta che la figura incappucciata, il drago in sembian-
ze mortali, celasse delle informazioni importanti perfino alla sua regina, da
lui venerata al di l di ogni dubbio. Di cosa di trattasse, l'elfo non poteva
neanche supporlo, ma v'era una tristezza celata negli occhi immortali di
Krasus che svan rapidamente non appena i tre colossi volsero lo sguardo
su di lui.
I draghi fissarono il piccolo oggetto, il semplice disco dorato che aveva
causato danni inimmaginabili. Fissarono il disco... e l'Anima dei Demoni
venne all'improvviso travolta da un tripudio di energie. I colori dominanti
erano il rosso, il verde e il bronzeo scintillante di Nozdormu. L'Anima dei
Demoni si sollev di diversi centimetri dal terreno, fluttuando di fronte ai
tre Aspetti. Le forze magiche sprigionate dai draghi circolavano attorno al
talismano, che roteava su se stesso.
Poi... una alla volta, le energie magiche affondarono dentro la mostruosa
creazione di Neltharion. Il rosso, poi il verde e infine il bronzeo seguirono
le miriadi di colori che accompagnavano ogni flusso di energia.
L'incantesimo cess. L'Anima dei Demoni cadde a terra con un rumore
sordo. Il suo aspetto sembrava immutato, intatto.
Ha funzionato? chiese il druido.
S. Krasus pos gli occhi sui suoi. Malfurion, devo chiederti di rac-
coglierlo.
Per quanto fosse disgustato all'idea di toccare di nuovo il disco, l'elfo
obbed. Stranamente, Malfurion scopr di non avere pi alcun desiderio di
tenere per s l'amuleto. Forse i draghi erano riusciti a trasformare l'oggetto,
oppure la sua volont si era fatta pi risoluta.
Il mago volse lo sguardo sugli Aspetti, che assentirono all'unisono. Poi
disse con tono pieno di rispetto a Malfurion: Conosciamo un luogo dove
celarlo. Un luogo di cui il drago nero  all'oscuro. Con il tuo permesso, te
lo mostreremo attraverso i pensieri... poi dovr chiederti di raccogliere tut-
ti i tuoi poteri per spedire questo malefico oggetto laggi.
Sebbene pensasse di essere capace di fare quel che Krasus chiedeva,
Malfurion assunse un'espressione accigliata: Non potresti farlo tu?.
In precedenza, soltanto io ero in grado di trasportare il disco, seppur
con difficolt. Gli altri non potevano per via della magia creata da Dea-
thwing. Ora questo nuovo incantesimo ha reso impossibile toccare l'Anima
dei Demoni per il drago nero e per qualsiasi altro drago, e men che meno
usarla.  per questo che abbiamo bisogno di te.
Il druido assent. Mostratemi il luogo in questione.
Krasus e gli Aspetti lo fissarono intensamente. Per un attimo Malfurion
trem nel sentirli entrare nei suoi pensieri.
L'immagine che visualizzarono era talmente vivida che quasi gli sembr
di aver visitato quel luogo di persona. Deciso a sbarazzarsi dell'Anima dei
Demoni, il druido si affrett a dire: Ci sono.
E con grande sollievo, sped il disco dorato laggi.
Krasus gett un sospiro di sollievo. Ti ringrazio.
Gli Aspetti annuirono con la testa in segno di gratitudine. Poi, Alexstra-
sza volse lo sguardo al cielo. Le nuvole... cominciano a scomparire...
E a dire il vero, per la prima volta dall'avvento della Legione Infuocata,
il cielo cominci a farsi limpido. All'inizio si tratt unicamente di piccoli
squarci luminosi qua e l, poi le ampie e grosse nubi si dissolsero in cumu-
li pi piccoli e sottili. Questi ultimi, a loro volta, mutarono in soffici ciuffi
sospinti dalla brezza.
Malfurion si sent invadere da una nuova speranza, un senso di vita rin-
novata... e si rese conto che non si trattava soltanto della sua, ma della vita
di tutta la terra. Kalimdor sarebbe sopravvissuta, ne era certo.
Un improvviso calore avvolse le sue tempie, una sensazione piacevole.
Sollev la mano e si rese conto che le corna erano ulteriormente cresciute.
Ormai delle piccole diramazioni erano apparse dai rami principali.
Ysera, a palpebre chiuse ma con occhi che si muovevano a scatti rapidi,
si dispieg in tutta la sua maestosit e si volt verso gli altri Aspetti.
Il mondo guarir, ma ci sar altro lavoro da compiere. Dovremo ricon-
giungerci agli altri...
Nozdormu assent. Sono d'accordo.
Malfurion cerc di trovare le parole per ringraziare i draghi per tutto
quel che avevano fatto... poi esit: un senso di disagio lo travolse. Si guar-
d attorno all'improvviso, come fosse alla ricerca di qualcuno. Solo dopo
aver compiuto tale gesto il druido si rese infine conto di chi stesse cercan-
do cos disperatamente, sebbene ancora non ne conoscesse il motivo.
Dov'era Illidan?
Rhonin scrut il mare e ripens a tutte le morti a cui aveva assistito, sia
nella sua epoca sia l nel passato, per mano della Legione Infuocata. Molti
fra questi l'avevano segnato profondamente poich, sebbene non si fosse
trattato di amici, avevano in ogni caso fatto parte della sua vita.
Sapeva che Krasus provava le sue stesse emozioni, forse anche pi in-
tensamente, poich il mago viveva da cos tanto tempo da aver perduto in-
tere generazioni di amici e compagni. L'umano conosceva il suo maestro
abbastanza da rendersi conto che i secoli non l'avevano reso immune al do-
lore. Il mago incappucciato soffriva profondamente per ogni nuova morte
sopraggiunta, sebbene a volte celasse le proprie emozioni.
E adesso, v'era un'ennesima perdita da aggiungere alle precedenti. Rho-
nin non avrebbe mai creduto di soffrire per la morte di un orco, ma era co-
s. Brox si era rivelato un compagno nobile e valoroso. L'umano si era ac-
corto troppo tardi del sacrificio dell'orco. Brox si era lasciato cadere al di
l del portale ben sapendo che una fine orribile lo attendeva laggi, ciono-
nostante non aveva avuto alcuna esitazione. Sapeva che Malfurion aveva
bisogno di tempo e dunque gliel'aveva concesso.
Rhonin si inginocchi sul bordo del mare, la cui formazione poteva esse-
re considerava una sorta di tributo al gesto di Brox. Senza l'azione compiu-
ta dall'orco, quel mare non sarebbe esistito. Se Sargeras non fosse stato
fermato, probabilmente sarebbe entrato a Kalimdor attraverso il portale per
poi uccidere tutti.
"Brox ha forse riportato la storia al suo momento pi autentico o forse
ne faceva parte fin dall'inizio?" si chiese l'umano. Forse Nozdormu poteva
saperlo, ma l'Aspetto del Tempo non l'avrebbe mai detto a nessuno. Non
aveva neanche menzionato le sue sofferenze, se non per il fatto che avesse-
ro a che fare con gli Dei dell'Antichit. Ormai, distrutto il portale, anche
quella minaccia era stata cancellata.
Il mago si rialz e fiss il cumulo di macerie che ancora fluttuava verso
riva. La marea aveva riportato a galla una grande variet di oggetti, come
frammenti di piante, per lo pi, ma anche resti di alcuni elementi della vita
quotidiana degli elfi. Stralci di tessuto, pezzi di mobilio e parecchi cadave-
ri. Non molti, fortunatamente, e nessuno di quell'insediamento.
Un oggetto poi avanz in direzione del mago, sballottato su e gi prima
di riaffondare in profondit. Rhonin l'avrebbe ignorato, ma vi avvert qual-
cosa di inusuale. L'oggetto recava in s qualcosa di magico.
Il mago entr nell'acqua e allung il braccio sotto la superficie.
E la sua presa incontr l'ascia di Brox.
Non poteva essersi sbagliato. Aveva visto a sufficienza la sorprendente
arma in azione per riconoscerla. Nonostante le sue grosse dimensioni, l'a-
scia bipenne aderiva perfettamente alla sua presa ed era leggerissima. Non
sembrava nemmeno bagnata.
Non  possibile mormor fra s scrutando il mare con sospetto.
Ma non emerse alcuno spirito dai recessi del mare per fornire una spie-
gazione alla sua straordinaria scoperta. Il mago abbass lo sguardo sull'a-
scia, poi al mare, e quindi di nuovo sull'ascia.
Infine, Rhonin volse lo sguardo in direzione del luogo in cui si trovava il
portale ormai distrutto. E l'immagine di Brox, in cima a un mucchio di
demoni morti che sfidava gli altri a farsi avanti, travolse i suoi pensieri.
Il mago all'improvviso sollev l'ascia in alto in quel che ricordava fosse
un saluto tipico fra orchi rivolto agli eroi caduti. Rhonin ripet il gesto tre
volte, poi riabbass l'ascia con la punta rivolta verso il basso.
Intoneranno canzoni per te sussurr, ricordando il desiderio espresso
da Brox a lui e a Krasus. E verranno trasmesse alle generazioni future.
Faremo in modo che sia cos.
Poi si fiss l'ascia sulle spalle e part alla ricerca di Krasus.
Capitolo ventidue
Illidan smont di sella. I suoi occhi bendati presero a scrutare la folta fo-
resta alla ricerca di eventuali minacce. Naturalmente, se ve ne fosse stata
una, non aveva alcun dubbio sul fatto che sarebbe riuscito a sbarazzarsene.
Il Pozzo poteva anche essere scomparso, ma aveva imparato abbastanza da
Rhonin e dalla Legione Infuocata per sopperire a una simile perdita. Inol-
tre, entro pochi minuti, anche quella considerazione non avrebbe pi avuto
alcuna rilevanza.
L'incantatore leg la cavalcatura a un albero. Jarod Shadowsong e gli al-
tri al comando della spedizione erano troppo impegnati a discutere di fac-
cende ridicole come trovare cibo o riparo. Illidan era pi che contento di
lasciare simili questioni agli altri. Era giunto fin l per una ragione ben pi
importante, che riteneva facesse impallidire tutte le altre.
Era sua intenzione trarre in salvo la linfa vitale degli elfi della notte.
Erano tutti degli ingenui, cos aveva decretato, visto che non credevano
che i demoni un giorno sarebbero tornati. Avendo pregustato le bellezze di
Kalimdor una volta, i demoni avrebbero sicuramente tentato di averne un
nuovo assaggio in futuro. Ma la volta successiva, il loro attacco si sarebbe
dimostrato molto pi potente, di questo era sicuro.
E cos, Illidan era intenzionato a premunirsi per la successiva invasione.
Il lago nascosto in cima al picco pi alto del Monte Hyjal era sopravvis-
suto incontaminato alla carneficina, senza essere notato n dai difensori n
dai demoni. Al suo centro, v'era un'isola verde e idillica. Illidan interpret
come un segno del destino il fatto che fosse stato lui a scoprire per primo
quella distesa d'acqua. La cosa si adattava perfettamente alle sue intenzio-
ni.
Port la mano alla sacca che aveva appesa alla cintola. Il prezioso conte-
nuto lo attirava con un'ipnotica melodia, e ci convinse l'incantatore di a-
ver fatto la scelta giusta. Il suo popolo si sarebbe prostrato pieno di grati-
tudine e lui si sarebbe distinto come uno degli eroi principali, forse anche
pi importante di Malfurion.
Malfurion... il suo gemello riceveva tutti gli onori come se fosse stato
l'unico a salvare il mondo. Tutti mostravano a malapena di accorgersi della
presenza di Illidan, e molti avevano male interpretato quel che lui aveva
tentato di fare. Si era fatta strada la voce che si fosse recato dai demoni per
unirsi davvero ai loro ranghi e che fosse stato unicamente suo fratello a
salvarlo dalla dannazione eterna. Cos, nessuno aveva apprezzato gli sforzi
compiuti da Illidan. I suoi occhi, i suoi occhi gloriosi, erano considerati da
tutti gli altri come il marchio di un presunto patto stipulato con il signore
della Legione.
Il suo fratello cos perfetto aveva usato parole gentili nei suoi confronti
in pubblico, ma ci non aveva fatto altro che rendere il druido magnanimo
agli occhi di tutti. Perfino le corna che gli spuntavano dalla fronte non di-
sgustavano gli schizzinosi elfi. Anzi, le avevano accettate come un segno
divino, come se Malfurion fosse diventato uno dei semidei... quegli stessi
semidei che erano periti cos facilmente in battaglia mentre Illidan era an-
cora vivo e vegeto.
"Tutto questo per cambier" disse fra s e s, e non per la prima volta.
"Si accorgeranno di quel che ho fatto... e non smetteranno di ringraziarmi."
Con un senso di trepidazione sempre pi diffuso sul volto, l'incantatore
apr la sacca e ne estrasse un'ampolla identica a quella che Tyrande gli a-
veva visto utilizzare in precedenza. In effetti, non soltanto l'ampolla era la
stessa di prima, ma anche il contenuto era il medesimo.
Il Pozzo dell'Eternit poteva anche essere scomparso, ma Illidan Stor-
mrage ne aveva tratta in salvo una piccola porzione.
"Funzioner! So che funzioner!" Aveva avvertito di persona le straor-
dinarie capacit del Pozzo. Perfino una quantit cos esigua si sarebbe di-
mostrata potente.
Il tappo che riproduceva l'effigie di Azshara danz ancora una volta da-
vanti ai suoi occhi prima di saltar fuori dall'ampolla. Illidan lo lasci cade-
re sull'erba e rovesci l'ampolla nell'acqua.
Il lago, originariamente di un blu placido, all'improvviso si fece pi lu-
minoso laddove le gocce ne toccavano la superficie. Il cambiamento si dif-
fuse rapidamente, e nel giro di pochi secondi, l'intero lago assunse una
sfumatura azzurra intensa che nessuno poteva non intuire avesse origini
magiche.
Per i sensi particolarmente acuti di Illidan, quello spettacolo era ancora
pi straordinario. Pensava di trovarsi di fronte una riproduzione del Pozzo,
e ci che aveva davanti era davvero affascinante.
E tuttavia... poteva diventare ancora pi potente.
Port la mano all'altezza della sacca e ne estrasse un'altra ampolla.
Questa volta, l'incantatore si sbarazz direttamente del tappo e la gett
nel lago. Delle ramificazioni di pura energia presero a susseguirsi in super-
ficie e Illidan percep una meravigliosa aura mai pi vista dalla scomparsa
del Pozzo.
Dischiuse le labbra. Avrebbe voluto tuffarsi nell'acqua, ma riusc a trat-
tenersi. La mano scivol nuovamente all'altezza della sacca.
Cosa avrebbe ottenuto versando una terza ampolla?
Tolse il tappo e cominci a versarne il contenuto nel lago.
Per Madre Luna, cosa state facendo?
Illidan si era talmente concentrato sui propri sforzi da non notare affatto
l'avvicinarsi di altre creature. Si volt con l'ultima ampolla ancora in mano,
e vide un gruppo di figure in sella, con a capo Jarod Shadowsong.
Capitano... prese a dire l'incantatore.
Uno degli Eletti volse lo sguardo oltre Illidan. Ha fatto qualcosa al la-
go! ... e l'espressione dell'incantatore appena intervenuto si fece timoro-
sa. Sembra che abbia ricreato il Pozzo...
Che Elune ci salvi! tuon un nobile accanto a Jarod. Lo sta riportan-
do in vita!
Il comandante smont dalla sella. Illidan Stormrage! Smettetela imme-
diatamente! Se non fosse per vostro fratello, io...
Mio fratello... Una furia violenta travolse Illidan, grazie alla vicinanza
del lago magico. Ancora una volta, l'energia prese a scorrere dentro di lui.
Sarebbe stato capace di compiere qualsiasi cosa... Si parla sempre del mio
prezioso fratello...
Gli altri smontarono a loro volta dalla sella, e seguirono Jarod. Le loro
espressioni circospette causarono una certa tensione in Illidan. Volevano
allontanarlo dall'energia del lago! Scrut gli Eletti, sicuro che avrebbero
tentato di sottrargli quel potere per appropriarsene...
No...
Uno dei nobili esit. Per Elune! Che razza di occhi sono quelli che ve-
do brillare sotto la vostra benda?
Illidan fiss gli Eletti.
Il loro capo sollev una mano in un gesto di difesa. Fate attenzione...
Alcune fiamme eruppero attorno agli altri incantatori che presero a urla-
re.
Jarod e i nobili partirono alla carica contro Illidan, e lui lanci un ghigno
di derisione a quella minaccia irrisoria e fece un gesto con la mano.
La terra sotto di loro esplose. Jarod venne scagliato all'indietro. Il capo
dei nobili, Blackforest, fu scagliato alto nell'aria, e infine and a sbattere
contro un albero con un tonfo sonoro.
Stupidi che non siete altro! Voi...
Ma i suoi piedi affondarono improvvisamente nel terreno. Non appena
volse lo sguardo in basso, tre rami si attorcigliarono al suo corpo unendo le
gambe fra loro e le braccia al torace. Illidan fece per parlare, ma la bocca si
riemp di foglie che aderirono alla lingua. L'incantatore non riusc nemme-
no a concentrarsi, poich un mormorio costante risuonava nelle sue orec-
chie, come se vi fossero entrati migliaia di insetti.
Illidan ansim e cadde in ginocchio. Nonostante il mormorio continuo,
riusc a percepire vagamente l'avvicinarsi di un'altra presenza. L'incantato-
re cap senza ombra di dubbio di chi si trattasse...
Oh, Illidan... La voce di Malfurion riusc senza alcuno sforzo a pene-
trare attraverso il rumore. Illidan... perch?
Il druido fiss il lago e la tinta blu luminosa, chiaro segno della sua con-
taminazione. Ormai nessuno avrebbe potuto abbeverarsi l. Come il Pozzo
dell'Eternit suo predecessore, era una fonte di potere, non di vita.
Oh, Illidan... ripet fermando gli occhi sul suo gemello.
Dath'Remar  ancora vivo rifer Tyrande inginocchiandosi accanto al
capo degli Eletti. Anche un altro  vivo, ma gli altri sono tutti morti. La
sacerdotessa trem. La loro carne  carbonizzata...
Malfurion aveva pensato di recarsi l per conto proprio, con i draghi e
Krasus al seguito, ma anche Tyrande aveva intuito che Illidan avesse esco-
gitato qualcosa di strano. Seguita da molte sacerdotesse, Tyrande era parti-
ta sulla scia dei draghi, ma era arrivata troppo tardi.
Come Malfurion.
Lord Blackforest  morto. Gli altri, credo che possano essere tratti in
salvo dichiar un'altra sacerdotessa.
Mio... mio fratello  vivo riusc a dire Maiev. Lei e Shandris si misero
entrambe a curare Jarod, ancora privo di conoscenza. Il suo volto era pieno
di ferite e l'armatura presentava profonde ammaccature. Del sangue rap-
preso era coagulato attorno a diverse ferite, gi sul punto di rimarginarsi
grazie alle preghiere delle sacerdotesse.
La sorella di Jarod si alz, con un'espressione atroce in volto. Fece per
andare verso Illidan, e nel contempo estrasse la spada.
No, Maiev! le ordin Tyrande.
Ha quasi ucciso mio fratello!
La Madre Badessa le and incontro. Ma non ci  riuscito. Non spetta a
te decidere del suo destino. Sar Jarod a farlo. E volse lo sguardo verso
Malfurion. Non  vero?
Il druido annu con tristezza. Ne ha pieno diritto e non contester la sua
decisione. Poi scosse la testa. Dunque  per questo che si trovava cos
vicino alle rive del Pozzo.
Non sapevo che ne avesse raccolto dell'altro aggiunse Tyrande in se-
gno di scusa.
Con un'improvvisa intuizione, Malfurion si inginocchi accanto al fra-
tello. Il respiro di Illidan si era fatto regolare, ma si irrigid non appena vi-
de il fratello avvicinarsi. Il druido frug nella sua sacca.
Ci sono almeno altre quattro ampolle... avrebbe trasformato il lago in
un altro Pozzo.
Non si pu far nulla per farlo tornare come prima?
Krasus era rimasto in disparte per osservare lo svolgersi degli eventi. In
quel momento, tuttavia, il mago incappucciato mormor: No... non pos-
siamo far nulla. Ci che  stato fatto non pu essere disfatto.
Tuttavia, Alexstrasza aggiunse: Possiamo per fare in modo che l'in-
tensit del suo potere sia diversa, in modo che non risulti pericolosa come
quella del Pozzo.
Il mago spalanc per un attimo gli occhi. Certo!
Malfurion si costrinse ad allontanarsi dal fratello. E come si potrebbe
realizzare?
I tre draghi si guardarono fra loro e si scambiarono un segno di accordo.
Alexstrasza si volse nuovamente agli elfi della notte. Pianteremo un albe-
ro.
Un albero? Il druido guard Krasus per ottenere un eventuale chiari-
mento.
Ma il mago, con espressione velata, rispose semplicemente: Non un al-
bero, ma l'Albero.
L'evento si trasform rapidamente in una cerimonia. Illidan era stato al-
lontanato in modo che non causasse ulteriori problemi e la sorella di Jarod
si era offerta volontaria per fargli da guardia finch non fosse stato deciso
quale punizione riservargli. Jarod, guarito da Shandris e Maiev, aveva ri-
badito che, una volta giunto il momento opportuno, sarebbe stato Malfu-
rion a decidere, non lui.
Oltre a Krasus, Rhonin e ai draghi, al raduno erano presenti unicamente
gli elfi della notte. Quel che gli Aspetti intendevano fare era necessario per
il bene della loro razza, che aveva patito molto e aveva affrontato pericoli
che avevano messo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza. I nobili, gli
Eletti e i rappresentanti di quelle che un tempo erano le caste inferiori si
riunirono fra loro. Il resto dei sopravvissuti si raggrupp come meglio po-
teva ai piedi del monte, impossibilitati ad assistere allo spettacolo, ma con-
sapevoli del fatto che avrebbe condizionato per sempre il corso della loro
esistenza.
Malfurion e tutti gli altri invitati giunsero sull'isola posta al centro del
lago. Nonostante la forte altitudine del Monte Hyjal, la cima del picco pi
alto presentava un certo tepore, forse ancor pi intenso ora che il lago era
permeato dalla magia.
 bellissima sussurr Tyrande.
Sarebbe bello se fosse davvero cos rispose Malfurion ripensando a Il-
lidan. Aveva gi valutato alcune ipotesi sul castigo da infliggere all'incan-
tatore e metterle in pratica gli causava dolore. Tuttavia, era evidente che
non ci si poteva pi fidare di Illidan. Aveva ucciso altri elfi in preda alla
follia. L'idea che gli elfi avessero bisogno di un nuovo Pozzo per proteg-
gersi da un possibile attacco futuro della Legione Infuocata non era motivo
sufficiente per giustificare le sue azioni criminose.
Gli elfi erano ancora delle creature della notte, ma visto che si erano abi-
tuati a combattere sotto il sole, Jarod aveva concordato con i draghi di sta-
bilire la riunione a mezzogiorno. Alexstrasza aveva spiegato che la presen-
za del sole allo zenit era fondamentale per la realizzazione del piano, e il
comandante non aveva certo intenzione di discutere con i draghi.
Nonostante le dimensioni ragguardevoli dell'isola, essa era interamente
ricoperta di erba. Il gruppo si mise al suo centro, come richiesto da Ale-
xstrasza. I draghi si posizionarono accanto a quello che avevano dichiarato
fosse il centro esatto, lasciando un intervallo fra loro.
L'Aspetto della Vita diede avvio alla cerimonia. Kalimdor ha sofferto
tanto tuon. Dopo che gli astanti ebbero approvato le sue parole, il drago
prosegu: Gli elfi hanno sofferto pi di ogni altro popolo. La vostra razza
non  del tutto innocente in questo, ma le prove e le tribolazioni da voi pa-
tite fanno impallidire le colpe di cui vi siete macchiati.
Vi furono alcuni sguardi inquieti rivolti in direzione degli Eletti, ma nes-
suno os ribattere nulla.
Il drago rosso abbass il palmo. In esso, cullato come un cucciolo, era
posato un unico seme all'apparenza simile a una ghianda. Malfurion avver-
t una sorta di prurito nell'osservarlo.
L'abbiamo preso a G'Hanir, la Madre Albero spieg il drago.
Il druido riconobbe in quel nome la dimora della semidea ormai decedu-
ta, Aviana.
G'Hanir non esiste pi, essendo morta insieme alla sua padrona, ma
questo seme  sopravvissuto. Da esso, faremo crescere un nuovo albero.
Nozdormu sbatt una zampa sul terreno e, con un unico colpo, cre u-
n'apertura sferica perfetta in cui piantare il seme. Alexstrasza lo posizion
con delicatezza, poi Ysera ricopr l'apertura di terra.
L'Aspetto della Vita volse lo sguardo al sole. Poi, lei e gli altri due dra-
ghi chinarono le loro teste sul seme ormai sepolto.
Dono Forza e Vita rigogliosa agli elfi della notte, finch quest'albero
rimarr in vita sentenzi Alexstrasza.
Ci detto, un'aura rossa prese a scorrere dal suo palmo al monticello di
terra. Nel frattempo, la luce del sole posta sopra il cumulo di terra si fece
pi intensa e si diffuse sulla superficie del lago. Alcuni elfi si mossero, ma
rimasero tutti in silenzio.
Malfurion si sent pervadere da un calore meraviglioso, e istintivamente
prese Tyrande per mano. Lei non ritrasse la sua, ma piuttosto serr forte la
presa di lui.
Dal cumulo di terra, qualcosa cominci a muoversi. Come se una picco-
la creatura scavasse per giungere in superficie, della terra prese a spostarsi
verso l'alto e ai lati.
E dal seme spunt un piccolo alberello.
Crebbe fino all'altezza di novanta centimetri, con piccole diramazioni.
Delle foglie rigogliose e verdi spuntarono dai rami creando una corona de-
licata.
Non appena Alexstrasza si ritrasse leggermente, Nozdormu prese la pa-
rola con un lieve sibilo nella voce. Il Tempo assister nuovamente gli elfi,
poich io conceder loro continua Immortalit, in modo che abbiano l'op-
portunit di imparare, finch l'albero rimarr al sssuo posssto...
E da lui si diffuse una luce bronzea che si un alla luce del sole come in
precedenza aveva fatto quella rossa. Dopo aver avvolto l'alberello, affond
nel cumulo di terra.
L'albero riprese a ingrandirsi. Gli astanti rimasero sbigottiti di fronte ai
cambiamenti in atto, l'albero crebbe pi di due volte le dimensioni di un el-
fo della notte. Il suo fogliame si fece denso, verde e pieno di promesse. I
rami si fecero pi robusti, mostrando la forza e la solidit dell'albero. Le
radici presero ad emergere dal terreno e in un attimo vennero ricoperte da
un folto strato di muschio.
Nozdormu assent con la testa, poi, come la sua amica prima di lui, in-
dietreggi. Rimaneva soltanto Ysera.
Ad occhi chiusi, il gigante verde esamin l'albero. Nonostante la sua ra-
pida crescita, era ancora piccolissimo a confronto dei draghi.
Agli elfi della notte, che hanno perso tutte le loro speranze, doner la
capacit di ricominciare a sognare. Sognare, e immaginare, poich in que-
sto risiede la speranza pi autentica per ricostruire, riprendersi e cresce-
re... Sembrava pronta ad agire come i suoi predecessori, ma si ferm.
Volse lo sguardo in direzione di Malfurion. E a colui che seguir il cam-
mino di una creatura a me cara, e a me vicina, conceder, e con lui ai suoi
seguaci, di giungere nel Sogno di Smeraldo in cui, perfino nel sonno pi
profondo, saranno in grado di attraversare il mondo, e apprendere da esso,
e attingere dalla sua forza... per guidare al meglio Kalimdor verso la pro-
sperit e la sicurezza nel futuro.
Malfurion deglut, incapace di rispondere in altro modo. Sent gli occhi
di tutti su di s ma, soprattutto, avvert il tocco fiero di Tyrande nella sua
mano.
Ysera pos ancora lo sguardo sull'albero... e vi trasmise il suo riverbero
verde. Come i suoi predecessori, un il suo dono alla luce del sole ed esso
penetr nell'albero.
Non appena fu svanito del tutto nel terreno, gli astanti l radunati senti-
rono la terra tremare. Malfurion condusse Tyrande un po' indietro e, quasi
fosse una sorta di suggerimento, gli altri fecero altrettanto. Perfino i draghi
indietreggiarono, sebbene non cos tanto come le piccole creature.
E l'albero infine crebbe. Si estese sempre pi in alto nel cielo, finch il
druido non fu sicuro che coloro che si trovavano sotto il picco della mon-
tagna non riuscissero a vederne l'enorme e folta chioma. Il fogliame rigo-
glioso era talmente vasto che l'intera regione avrebbe dovuto essere inon-
data dalla sua ombra, ma in qualche modo la luce del sole continuava ad
avvolgere la zona, e anche il lago.
Quando poi la crescita si ferm, perfino i draghi sembravano poco pi
grandi di uccelli appollaiati su uno dei rami e nascosti tra le fronde.
Di fronte a voi c' Nordrassil. L'Albero del Mondo  finalmente nato!
proclam l'Aspetto della Vita. Fin quando rimarr in vita e fin quando
verr rispettato, gli elfi della notte vivranno in prosperit! Potrete seguire
dei percorsi differenti o allontanarvi da esso, ma cos facendo non sarete
mai parte integrante di Kalimdor...
Krasus all'improvviso avanz alle spalle di Malfurion. Con un sussurro,
aggiunse nelle orecchie del druido: E l'Albero, grazie alle sue radici pro-
fonde, manterr il lago com'. Il sole sar sempre parte di questa zona e le
acque scure non arriveranno fin qui.
Malfurion accolse la notizia con un senso di sollievo. Abbass lo sguar-
do su Tyrande, che lo ricambi con un'espressione che fece colorire le sue
guance. Prima ancora che Malfurion si rendesse conto di quel che stava
accadendo, lei lo baci.
Qualsiasi cosa riservi questo lungo futuro promesso alla nostra gente
mormor la sua amica d'infanzia voglio assistervi stando accanto a te.
Malfurion sent che il sangue gli affluiva alle guance. E io intendo fare
lo stesso con te, Tyrande.
Malfurion ricambi il suo bacio, ma poi un altro volto si intromise nei
suoi pensieri. Avrebbero avuto tutto il tempo per vivere allegramente in-
sieme, e diffondere la notizia del dono ricevuto dagli Aspetti, ma per Mal-
furion quegli eventi all'improvviso non costituirono alcuna rilevanza. Do-
veva ancora occuparsi di Illidan.
Tyrande si ritrasse, contraendo le labbra in una smorfia. So cosa ti ha
riempito all'improvviso di tristezza. Malfurion, faremo quel che sar ne-
cessario fare, ma non lasciare che i suoi crimini ti avvelenino il cuore.
Il druido prese coraggio dalle sue parole. No. Ti prometto che non lo
far.
Dietro di s, Malfurion not Krasus e Rhonin ritrarsi silenziosamente dal
gruppo. Spost lo sguardo sui draghi e vide che anche Nozdormu era as-
sente. Come se niente fosse, l'Aspetto era semplicemente scomparso senza
che nessuno se ne accorgesse.
Le due cose dovevano essere collegate fra loro.
Malfurion, che succede adesso?
Tyrande, vieni con me, ora che nessuno ci guarda.
La sacerdotessa non protest. Cos, i due elfi seguirono Krasus e l'uma-
no.
La voce risuon nella mente di Krasus. "Abbiamo ritardato la cosssa per
troppo tempo. Ora deve esssere portata a termine."
Era la voce di Nozdormu.
Rhonin...
L'umano assent. S, l'ho sentita anch'io.
Sgattaiolarono via mentre gli elfi della notte assistevano ancora stupefat-
ti all'apparizione dell'albero. Krasus avrebbe gradito parlare ancora una
volta con Malfurion, ma il mago fremeva all'idea di tornare a casa.
Vedendolo solo, prima della cerimonia Nozdormu gli si era avvicinato.
Siamo in debito con te, Korialstrasz.
Con "siamo" Nozdormu si riferiva agli altri Aspetti oltre che a se stesso.
E si riferiva inoltre anche alle varie versioni di s disseminate lungo l'asse
del Tempo. La sua infatti era una natura unica.
Ho fatto solo quel che c'era da fare. Rhonin e Brox hanno agito allo
stesso modo.
In quesssto ssstesso momento sto parlando anche con il mago umano
l'Aspetto aveva dichiarato in modo brusco. Per lui era una bazzecola essere
simultaneamente in due luoghi, se lo desiderava. Gli sto dicendo, come lo
sssto dicendo a te, che far in modo che voi ritorniate a casssa.
Krasus si era sentito davvero grato per questo. Aveva provato un pro-
fondo dolore nel trovarsi nelle vicinanze di una Alexstrasza che non cono-
sceva il destino che si sarebbe abbattuto su di lei e su tutti gli altri draghi.
Io sono... ti ringrazio.
Il gigante bronzeo gli aveva rivolto uno sguardo solenne. So quali in-
formazioni hai nascosssto a lei, e a noi.  insieme il mio dessstino e la mia
maledizione quello di conoscere simili eventi ed esssere incapace di impe-
dirli. Sappiate che in questo momento vi chiedo perdono per tutte le ingiu-
stizie che vi caussser in futuro, ma devo compiere ci che sssono desssti-
nato a compiere... come Malygos.
Malygos! aveva esclamato Krasus ripensando alle uova che aveva
tratto in salvo.
So cosa hai fatto. Donale a me e io le doner a mia volta ad Alexstra-
sza. Non appena Malygos si riprender, gli mostreremo i piccoli cuccioli.
In confronto a tutto ci che  accaduto, rappresssenta un piccolo cambia-
mento nella linea temporale ed  un cambiamento che trova la mia appro-
vazione. I draghi blu solcheranno nuovamente i cieli, sssebbene in numero
esssiguo rispetto a quello che avevano avuto a disposssizione negli ultimi
diecimila anni. Ma meglio alcuni, che nesssuno.
Krasus avrebbe inoltre voluto rivedere ancora una volta la sua amata re-
gina, ma aveva intuito che cos facendo si sarebbe lasciato sfuggire delle
informazioni di cui perfino lei non doveva venire a conoscenza. Tuttavia,
nel momento in cui lui e Rhonin erano fermi in attesa della nuova appari-
zione del drago bronzeo, il mago rimpianse di non aver cercato di vederla
per un'ultima volta.
Rhonin lo esamin con lo sguardo. Fai ancora in tempo a tornare da lei.
Se lo facessi, io capirei il tuo gesto.
L'esile figura scosse la testa. Abbiamo compromesso il futuro fin trop-
po. Sar quel che sar.
Sei pi forte di me.
No, Rhonin mormor Krasus scuotendo la testa. Per niente.
Siete pronti? Nozdormu chiese all'improvviso.
Si voltarono e videro l'Aspetto in attesa impaziente.
Da quant' che sei l? chiese bruscamente il mago incappucciato.
Fin da quando l'ho ritenuto necesssario. Precedendo ogni eventuale ri-
sposta, Nozdormu dispieg le ali. Salite in sella. Vi riporter nella vostra
epoca.
Rhonin si mostr incredulo. Cos facilmente?
Quando l'ultimo tratto del Pozzo ha divorato ssse ssstesso, gli Dei
dell'Antichit sono stati nuovamente ricacciati indietro, e anche il loro ap-
prosssimarsi al fiume del Tempo  svanito. Le lacerazioni presenti nelle
maglie della realt si sssono rimarginate. La via verso il futuro ormai 
quasssi del tutto sgombra... almeno per me.
Rhonin sollev l'ascia di Brox da terra.
Quella cosssa ci fa qui? chiese l'Aspetto.
Entrambi i maghi assunsero un'espressione di sfida. Verr con noi ri-
bad Krasus. Altrimenti rimaniamo ancora qui e ingarbugliamo ulterior-
mente le cose.
Quand' cos, portatela pure con voi.
Montarono rapidamente in sella, ma mentre saliva, Krasus not due fi-
gure nascoste fra i boschi. Cap subito di chi si trattava.
Nozdormu...
Sss, sss, il druido e la sacerdotessa. Lo sapevo fin dall'inizio. Va pure
e sssalutali, allora! Dobbiamo andarcene!
Sebbene l'Aspetto non avesse battuto ciglio all'apparizione dei due elfi,
la cosa non plac affatto il disagio avvertito da Krasus. Avete sentito...
Abbiamo udito tutto intervenne Malfurion. Ma ci non significa che
ne abbiamo compreso ogni punto.
Il mago assent. Potremmo rivelarvi qualcosa ma non possiamo ag-
giungere altro. Sappiate semplicemente questo. Ci incontreremo di nuo-
vo.
La nostra gente sopravviver? chiese Tyrande.
Il mago soppes le parole prima di parlare. S, e il mondo ne trarr gio-
vamento. Con questo, vi saluto.
Rhonin sollev l'ascia di Brox, come a echeggiare l'addio di Krasus.
Nozdormu dispieg le ali ancora una volta. Gli elfi della notte si ritrasse-
ro subito e sollevarono le mani verso la coppia di amici che andava via.
Ma prima ancora che potessero salutarli... sia il drago sia i due passegge-
ri semplicemente svanirono.
Capitolo ventitr
Rhonin si svegli, ritrovandosi disteso su un prato. Al principio, temeva
che qualcosa fosse andato storto, ma poi, non appena si mise a sedere, una
visione familiare e a lui molto gradita gli apparve davanti agli occhi.
Una casa. La sua casa.
Era tornato nella sua epoca.
Cosa pi importante, vide Jalia, la donna di citt che si prendeva cura di
Vereesa durante la gravidanza. Sembrava in ottime condizioni, premurosa
ma allegra. Rhonin cerc senza alcun esito di stabilire quanto tempo fosse
passato dalla sua scomparsa. Si chiese quanti anni avessero i piccoli.
Con grande orrore, ud Vereesa gridare: Jalia! Vieni qui!.
Senza alcuna esitazione, Rhonin balz in piedi e segu la donna. Si af-
frett verso l'ingresso, e nel frattempo Vereesa la chiam un'altra volta.
Il mago si precipit oltre la porta alcuni attimi dopo, con la mano gi
sollevata per difendere la moglie e i figli. Si guard attorno, come se si a-
spettasse di vedere la casa saccheggiata o bruciata, ma trov tutto in perfet-
to ordine.
Vereesa? Vereesa?
Rhonin! Sia lodato il Pozzo di Luce! Rhonin, vieni qui!
Il mago corse verso la camera da letto, nel timore di trovare qualcosa di
brutto. Un lamento gli fece drizzare i peli sul collo.
Rhonin entr con irruenza. I gemelli! Sono...
Sono quasi arrivati!
Lui la fiss sbalordito. La moglie giaceva distesa sul letto, in avanzato
stato di gravidanza... vicina ormai al parto.
Come... prese a dire, ma Jalia lo scost da un lato.
Se non sapete in che modo aiutarla, fareste meglio a ritrarvi e lasciarmi
fare, Maestro Rhonin!
Il mago ritenne fosse meglio non discutere. Si ritrasse contro il muro,
pronto a fornire tutto l'aiuto necessario se ve ne fosse stato bisogno, ma si
accorse rapidamente del fatto che Vereesa e Jalia avevano la situazione
sotto controllo.
Il primo sta arrivando annunci Vereesa.
Mentre osservava e attendeva, Rhonin ripens a tutti gli incredibili even-
ti a cui aveva partecipato di recente. Aveva attraversato il tempo, era so-
pravvissuto alla prima venuta della Legione Infuocata e aveva donato il
suo apporto per salvare il mondo e il futuro.
Ma si rese conto che nessuna di quelle cose era altrettanto miracolosa di
quella a cui stava assistendo in quel momento... e per questo fu lieto del
fatto che lui e gli altri fossero riusciti nel loro intento.
E in quell'epoca ormai cos lontana, Jarod Shadowsong presidiava un ra-
duno molto pi amaro di quello precedentemente avvenuto sull'isola. Colo-
ro che rappresentavano i capofila della spedizione, insieme ai loro alleati,
attendevano la sentenza.
I soldati fecero avanzare colui che era sottoposto a giudizio. Aveva la
bocca imbavagliata da un pezzo di stoffa ma le braccia erano legate da ca-
tene di metallo in modo da tenerle ferme dietro la schiena e impedire alle
mani di compiere alcun movimento. Degli incantesimi invisibili lanciati da
Malfurion e da altri assicuravano che l'imputato non commettesse atti simi-
li a quelli accaduti al lago.
Non appena giunse nel centro del circolo formato dai suoi accusatori, Il-
lidan, con i mostruosi occhi bendati, fiss con arroganza la figura che gli
era di fronte. Una delle guardie tolse con circospezione il bavaglio.
Illidan Stormrage prese a dire Jarod, in tutto simile al capitano del
corpo di guardia che un tempo era stato. Hai combattuto valorosamente
contro il male abbattutosi sul nostro mondo, ma, purtroppo, ti sei dimostra-
to fin troppe volte pericoloso per la sopravvivenza della nostra razza!
Pericoloso? Sono l'unico a vedere le cose correttamente! Stavo agendo
per preservare il nostro futuro! Per salvare la nostra razza! Io...
Hai attaccato chi non era d'accordo con te e ne hai uccisi molti, ridando
vita a qualcosa che sarebbe stato meglio dimenticare per sempre!
Illidan inve contro di lui. Mi implorerete tutti come fossi un dio quan-
do i demoni torneranno fra noi! Io conosco il loro modo di pensare e di a-
gire! La prossima volta, non verranno ricacciati indietro! Dovrete combat-
terli nel modo in cui loro stessi combattono gli avversari! Solo io ho questa
consapevolezza...
Una simile consapevolezza, possiamo risparmiarcela volentieri. Jarod
si guard attorno, come fosse alla ricerca di qualcuno. Quando fu evidente
che non l'aveva individuato, il comandante degli elfi della notte sospir e
prosegu dicendo: Illidan Stormrage, poich spetta a me prendere una de-
cisione, posso pensare unicamente a una risoluzione per quel che ti riguar-
da! Mi addolora fortemente, ma mi vedo costretto a dichiarare che tu ven-
ga condannato a morte....
Che originalit... lo derise l'incantatore.
Condannato a morte in un modo...
Jarod... perdonami per il ritardo lo interruppe una figura alle spalle di
Illidan. Posso ancora parlare?
L'elfo dotato di armatura assent quasi con gratitudine. Spetta a te tanto
quanto a me decidere la sua sorte.
Malfurion super il fratello. Illidan lo segu con lo sguardo mentre si
ferm a met strada fra lui e il soldato. Mi dispiace, Illidan.
Ah!
Cosa vorreste dire, Maestro Malfurion? lo incit Jarod.
Le parole di mio fratello sulla Legione Infuocata contengono verit, Ja-
rod. Potrebbero ritornare.
E vorresti di conseguenza che noi tutti dimenticassimo i suoi crimini e
il pericolo che lui rappresenta?
Il druido scosse la testa munita di corna. No. Volse lo sguardo sul suo
gemello, la sua met, poi brevemente pos gli occhi su Tyrande, al lato e-
sterno del circolo insieme a Maiev e Shandris. L'elfa gli era rimasta accan-
to durante tutte le sofferenze patite per quel che doveva essere fatto. La
Madre Badessa supportava la sua decisione, anche se ci non placava il
dolore da lui provato.
No, Jarod ribad facendosi coraggio no. Voglio che tu lo imprigio-
ni... anche se ci volesse dire tenerlo in cella per diecimila anni... se lo ri-
terrai necessario...
Mentre il resto dell'assemblea irruppe in un sorpreso mormorio, Malfu-
rion chiuse gli occhi e cerc di ritrovare la calma. Nutriva alcuni sospetti
circa il futuro, avendo carpito delle informazioni da Krasus e Rhonin. Pre-
g solo di aver preso la giusta decisione.
Ma soltanto il futuro l'avrebbe stabilito...
Thrall non aveva pi avuto notizie dai due emissari da lui inviati nelle
montagne per indagare sulla visione avuta dallo sciamano. Forse stavano
ancora cercando, ma il capo degli orchi nutriva il sospetto che la verit
fosse ben peggiore. Nessun comandante abile, nemmeno della sua razza,
gradiva il fatto di dover inviare due valorosi guerrieri dritti verso la morte
senza ottenerne nulla in cambio.
La notte era ormai giunta da tempo e molti dei suoi sudditi erano caduti
nel sonno pi profondo. Erano ancora svegli soltanto lui e le guardie all'e-
sterno. Thrall avrebbe dovuto dormire, ma le sue preoccupazioni riguar-
danti quella ricerca incerta si erano fatte pi intense dal giorno della par-
tenza di Brox e Gaskal.
Le torce tremolarono, creando delle ombre che si muovevano come fos-
sero creature viventi. Thrall non prest loro alcuna attenzione, finch
all'improvviso non not che una di esse, posta all'altezza della porta, era
formata da una creatura solida.
L'orco balz immediatamente in piedi dal suo trono in pietra. Chi osa
entrare qui?
Ma, invece di un guerriero o di un assassino, avanz a fatica un orco
pieno di rughe, con addosso una pelle di lupo e con uno stendardo su cui
era raffigurata la testa di un drago.
Ti saluto, Thrall! disse la figura anziana con voce stranamente intensa.
Ti saluto, salvatore degli orchi!
Chi sei? Di certo non Kalthar! brontol Thrall, riferendosi al suo
sciamano.
Sono qui in qualit di messaggero... ti porto notizie riguardanti un guer-
riero valoroso, Broxigar.
Brox? Che gli  accaduto? Parla!
 morto... ma ha spedito all'inferno molti nemici prima di perire lui
stesso! Ha combattuto contro la Legione Infuocata e ha abbattuto talmente
tanti demoni che occorrerebbe un mese intero per elencarli uno per uno!
La Legione? I timori pi ancestrali del comandante degli orchi si era-
no tramutati in realt. Dove? Dimmelo, in modo che io possa radunare i
miei guerrieri e combattere contro i nemici!
Il Venerabile scosse la testa, poi riserv un ghigno privo di denti in dire-
zione di Thrall. Non vi sono pi demoni! Broxigar e coloro che combat-
tevano al suo fianco hanno sconfitto la Legione ed  stato il tuo guerriero a
porsi ancora una volta lungo il passaggio, e ha persino affrontato in batta-
glia il loro padrone! La figura poi chin il capo in segno di rispetto.
Thrall, crea delle canzoni in suo onore, poich lui  stato fra coloro che
hanno salvato il mondo per voi...
Per una volta, l'orco pi giovane rimase in silenzio, poi chiese: Ci che
hai detto  vero? Nella sua interezza?.
S... e sono giunto qui anche per lasciarti questa, che  quel che rimane
di lui, per poter onorare il tuo eroe. Lo sciamano porse a Thrall un'enor-
me ascia bipenne.
Non ho mai visto nulla del genere.
 un'arma intagliata dal primo druido esistente al mondo, e forgiata
dalla magia di uno spirito della foresta.  stata creata appositamente per la
presa di Brox.
Avr un posto d'onore riservato per lei sussurr Thrall prendendo con
delicatezza l'oggetto dalle mani della figura ricurva. Lo scrut pieno di
ammirazione. Leggero come una piuma e, dall'aspetto, in legno dall'impu-
gnatura fino alla punta, lame comprese. Chiaramente, si trattava di un'ascia
potente. Come avete fatto a...
Ma lo sciamano non rispose... perch non si trovava pi l.
Thrall emise un grugnito e si affrett verso l'ingresso. Brand istintiva-
mente l'ascia, all'improvviso preoccupato che quello non fosse altro che un
sotterfugio complicato per eliminarlo.
Si imbatt nelle guardie all'esterno della sala del trono. Dov'? Dov'
finito il Venerabile?
Non c' nessuno! rispose rapido il capo delle guardie.
Con un brontolio di frustrazione, Thrall avanz oltre le guardie. Si pre-
cipit fuori. La luna piena illuminava completamente lo spazio circostante,
ma il signore della guerra non vide comunque nulla.
O almeno, non finch non volse lo sguardo proprio verso la luna. E den-
tro di essa, sul punto di attraversare la notte, vide un'enorme forma alata.
La forma di un drago.
Korialstrasz vir in direzione del rifugio del suo stormo. Rhonin ormai
era con Vereesa e, grazie all'intervento del drago, l'ascia di Brox era stata
consegnata al popolo degli orchi.
Ora era giunto il suo turno di ritornare finalmente a casa... per vedere
cosa avesse in serbo per lui il futuro.
...
.
...
FINE.